IRA DIGITALE 15 Luglio Lug 2015 1652 15 luglio 2015

Da Giovanardi a Ruggeri, le vittime dell'intolleranza 2.0

Giovanardi cacciato da Cortina. Ruggeri lapidato per lo spot dei salumi. E ancora Adinolfi, Bennato e Pansa nel mirino: le forche caudine fuori e dentro i social.

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Edoardo Bennato.

Prima o poi doveva succedere, ed è successo: il senatore del Nuovo centrodestra Carlo Giovanardi allontanato da Cortina: «persona non grata», non può presentare un libro.
Fantozzi aveva già previsto tutto con 40 anni d'anticipo, “Poteve Opevaio a Covtina d'Ampezzo”.
RUGGERI NEL MIRINO. Nelle stesse ore, lo showman Fiorello prende le difese di Enrico Ruggeri, giustiziato dalla Rete per una pubblicità degli insaccati; in buona compagnia, del resto, del collega Edoardo Bennato il quale avendo prestato la sua un tempo sulfurea Sei come un juke-box a una pomata antidolorifica, non può più vivere, anzi della pomata ha bisogno lui per primo visti i lividi virtuali della lapidazione online.
PROFESSIONE CANNIBALE. È curioso che, nell'epoca della tolleranza come dogma del politicamente corretto, si moltiplichino le sindromi intolleranti.
E il glutine per una volta non c'entra, è tutta roba cannibalesca, uomo mangia uomo o almeno lo sputtana. Intolleranze evitabilissime, che non dovrebbero alterare il metabolismo di chi neppure le assume.
PER INSULTARE BASTA UN CLIC. Invece sono la nostra dieta, facilitata e indotta dalla banalità del clic, comunque eternamente fiorente sulla mala pianta dell'umanità: intollerate, intollerate, qualcosa resterà.

La Rete veicola l'odio e amplifica la lapidazione

Enrico Ruggeri.

La sociologia più o meno ultrà ha elaborato nel tempo raffinate teorie per spiegare quello che ritiene un bisogno primario dell'uomo (da contrastare con una terapia Ludovico a base di buone leggi e buoni sentimenti): l'evoluzione, la selezione naturale, il bisogno di informarsi, di far circolare i miti, la critica come trasmissione orale di metavalori, la necessità di esprimersi, fino alla metafisica esorcistica del male in noi.
LA FIONDA È DIGITALE. Sta di fatto che è così facile, leggero, deresponsabilizzante nascondersi dietro una identità da cartoon (ma anche no: oramai, se non emergi come preclaro tuttologo rompiscatole non esisti) e raggiungere il malcapitato più o meno famoso con la fionda, preferibilmente, ma non sempre, digitale.
IL WEB TI FA A PEZZI. Non solo vip, comunque: nel recente “Dataclisma”, l'analista Christian Rudder racconta allucinanti vicende di vite qualunque fatte a pezzi sul web: una frase sfuggita, uno scherzo malinteso o male espresso, ed è finita: li aspettano perfino all'aeroporto, il tempo di un volo per capire che la tua vita non c'è più.
NESSUNO CHIEDE SCUSA. Milioni e milioni di messaggi sempre più estremi, secondo la legge dello sciacallo e della jena, e la tua immagine, identità, decenza, lavoro, famiglia, evaporano. E nessuno, nessuno chiede scusa.

Giovanardi esaspera, ma non impedisce le tue opinioni

Carlo Giovanardi.

Intollerenza genera intolleranza, più ce n'è e meglio è.
Dove sei finito Tenero Giacomo, amico dei giorni più lieti, che ti bastava un lettino e una mela per essere in pace col mondo.
E dire che stavi sul primo giornale interattivo a memoria d'uomo, la Settimana Enigmistica, ma nessuno l'ha mai usata per scannarsi.
DIRITTO DI PAROLA? C'è chi il delirio lo chiama diritto di esprimersi, democrazia direttissima, perfino legge del taglione, ma sono alibi, neanche tanto freschi.
Giovanardi è a sua volta intollerante. O meglio: ha opinioni che spesso esasperano, però almeno non impedisce le tue e si espone impavido al pernacchio.
CORTINA NO GLOBAL. Impedirgli la presentazione di un libro, in quella fucina di no global che bivaccano a Cortina, assume 50 sfumature di grottesco che lo stesso Paolo Villaggio non avrebbe potuto immaginare.

Pansa e le forche caudine ai suoi libri

Giampaolo Pansa.

Giampaolo Pansa racconta le forche caudine ai suoi libri “revisionisti”: c'era sempre la polizia a schermarlo dalle vestali dell'ortodossia che non ammettono voce contraria, e siamo alla caricatura degli anni peggiori, quelli del piombo e del sangue.
FURORE POLITICO. Ma qui almeno si può scomodare, per quanto in modo pretestuoso, il furore politico; insultare a sangue chi baratta una canzone con un salame, invece, è solo di miriadi che hanno troppo tempo vuoto e purtroppo nessun altro modo per riempirlo.
«La gente sta male, ma male forte» è un mantra che svolazza gioiosamente in Rete, e più svolazza e più la gente s'ammala.
MINACCE DEMENZIALI. Perché qui il messaggio non è per niente “medium”, è scatenato, delirante: non ti rivolgi a qualcuno per dirgli, beh, ma che hai combinato?, ma per rovesciargli addosso l'Apocalisse, minacce anche demenziali, da romanzo criminale: «Ti sciolgo nell'acido, ti polverizzo».
A gente che non incontrerà mai.

Adinolfi, Bel Ami e altri provocatori a gettone

Mario Adinolfi.

C'è chi è costretto a difendere i suoi spazi virtuali, abbondando in rimozioni e “bannate”, che sarebbe chiudere fuori i molesti i quali hanno come ragione di vita l'invasione e se non ottengono reazione insistono finché non ti vedono (o si vedono) sanguinare.
C'è chi si rassegna all'intolleranza per non passare da intollerante.
LITIGO QUINDI SONO. Siamo nell'epoca delle tolleranze, delle condivisioni, il gender s'affaccia su Facebook e nei semafori, ma si impongono intolleranti pesanti come Mario Adinolfi, pokerista moralista, o come certi Bel Ami che costruiscono carriere sui litigi televisivi, le provocazioni a gettone.
Con qualche nemesi, vivaddio, come l'ex senatore Udeur Tommaso Barbato che guappescamente sputava in faccia ai colleghi e adesso lo tirano in ballo per una storiaccia di camorra.
MAI STATI COSÌ DIVISI. Ma la verità è che non siamo mai stati così divisi, rissosi, irascibili e per niente carissimi.
Dicono sia colpa della Rete, della banalità del male cliccato, ma forse la Rete è più che altro specchio, proiezione, dilatazione di ciò che si è sempre fatto, che da sempre abbiamo dentro: lo “sparliu” come lo chiamano in Sicilia, la calunnia, il venticello che, messo nel ventilatore, diventa merda e poi colata lavica che travolge, che incenerisce.
TROPPO FACILE TRASCENDERE. Sarà il logorio della vita moderna, ma ci mancano i carciofoni per calmarci un attimo, tutti come il Nanni Moretti di Caro Diario che dice «sono nervoso, adesso esco e litigo col primo che capita: così mi faccio riempire di botte».
Ma Moretti è un provocatore mite, intelligente, che non trascende.
MA CHE VITA È QUESTA? Invece nella società dissociata va sempre peggio, per un parcheggio una strage, per un salame un'ordalia.
Ma è vita questa, a difendersi dalla follia degli sconosciuti, a non poter portare un libro in una località di vacanzieri milionari e possibilmente evasori?

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