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SPIN DOCTOR 15 Luglio Lug 2015 1248 15 luglio 2015

Periscope, il boom apre la strada a nuovi business

Un po' quintessenza del voyerismo, un po' evoluzione del videogiornalismo: l'app può diventare uno strumento di comunicazione professionale. Ma serviranno figure specializzate.

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Periscope è stata acquistata da Twitter per 100 milioni di dollari.

Alla prima settimana dall’uscita ha ottenuto numeri incredibili: nel weekend d’esordio sono state condivise oltre 100 mila dirette, con più di 1 milione di utenti registrati in 10 giorni.
Quest’applicazione, acquisita da Twitter ancor prima di debuttare, permette la trasmissione in streaming di qualsiasi cosa, ovunque e verso chiunque.
L’applicazione crea ogni giorno un flusso streaming, a cui i visitatori possono partecipare liberamente, commentare e lasciare apprezzamenti (like). Ognuno è in grado di trasmettere in tutto il mondo il proprio punto di vista, sia esso una lezione universitaria, un panorama mozzafiato o la nascita del proprio figlio.
UNO STRUMENTO VERSATILE. Come ha dichiarato Salvatore Ippolito, country manager di Twitter Italia: «Quello che si può notare, è che l’utenza è davvero molto eterogenea e creativa. Periscope in questo senso è simile a Twitter. È Twitter, in video: live, conversazionale e pubblico».
Si tratta di uno strumento innovativo, versatile e in linea con la necessità di avere un risvolto prettamente social, anche se non è ancora chiaro quali siano le sue potenzialità.
Soprattutto non è definito come questo social media potrà evolvere, se riuscirà ad avere sinergie commerciali con il master brand Twitter e un modello di business sostenibile.
RISULTATI DELUDENTI. In generale Twitter, e i nipoti Vine e Periscope, hanno fatto dell’immediatezza e della velocità il proprio cavallo di battaglia, diffondendosi a macchia di leopardo, ma senza riuscire a fare utili né a raccogliere una quantità significativa di pubblicità.
Sono di questi giorni infatti le dimissioni di Dick Costolo, quarto Ceo in pochi anni la cui testa è stata chiesta a gran voce dagli azionisti scontenti e spazientiti dai risultati deludenti dell’azienda californiana.
Ma al di là dei risultati di business c’è che in tutto il mondo gli utenti più disparati filmano online le proprie giornate: dai giovani a scuola, alle redazioni dei giornali, passando per i partiti politici (come Matteo Renzi durante la direzione del Pd), fino ad arrivare alle persone famose che si accompagnano ogni mattina con cellulare alla mano mostrando la loro vita.
«COME IL TELETRASPORTO». Le dinamiche di interazione sono le stesse degli altri social network: è possibile seguire le persone che ci interessano, scoprire le dirette, esprimere apprezzamenti e commenti che generano reazioni immediate da parte dei protagonisti.
Kayvon Beykpour e Joe Bernstein co-fondatori dell’applicazione, sul loro sito spiegano cosa li ha spinti a crearla: «Poco più di un anno fa siamo stati affascinati dall’idea di poter scoprire il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro. Come sarebbe osservarlo attraverso lo sguardo di chi protesta in Ucraina? O guardare l’alba da una mongolfiera in Cappadocia? Potrebbe sembrare folle, ma abbiamo voluto costruire qualcosa di molto vicino al teletrasporto».

Tra voyerismo e videogiornalismo: l'app è a un bivio

Kayvon Beykpour e Joe Bernstein, co-fondatori di Periscope.

Ma quali sono i possibili sbocchi di questa applicazione made in Usa?
Una nuova forma di comunicazione immediata e accessibile, naturale evoluzione del giornalismo di massa avviato da YouReporter, o un ulteriore strumento per esaudire i bisogni di esibizionismo dei visitatori digitali?
UN PUNTO DI VISTA DIVERSO. Non è ancora chiaro infatti se la nuova app lanciata dal colosso (senza utili) di San Francisco sarà la quintessenza del voyerismo digitale o riuscirà a rivoluzionare, in meglio, il sistema di reportage e giornalismo diffuso.
Pensiamo cosa sarebbe potuto succedere durante la primavera araba con Periscope a disposizione. Non solo avremmo avuto la possibilità di seguire passo passo la situazione grazie ai tweet dei manifestanti, ma anche vedere con i loro occhi la protesta che cresceva.
La direzione che prenderà nei prossimi mesi verrà decisa dagli utenti, e chiunque oggi affermi con certezza il futuro di Periscope compie un’operazione di pura vaticinazione.
FUTURO NELLE MANI DEGLI UTENTI. Come le biciclette ai loro inizi, pericolose e scomode a causa della grossa ruota anteriore, sono diventate un mezzo di trasporto di massa solo quando il pubblico si è allargato e la bicicletta si è evoluta verso uno strumento più comodo e alla portata di tutti.
Allo stesso modo l’evoluzione di Periscope dipenderà dagli utenti e dalla loro user experience. Un'applicazione come questa, se impiegata correttamente, può costituire un mezzo di informazione in grado di proiettare l'utente ovunque, in diretta e senza i filtri che spesso caratterizzano la diffusione di una notizia.
Dall’altro lato si corre il rischio che la depravazione possa insinuarsi tra le pieghe della libertà dello strumento e giovani inconsapevoli cadano vittime di molestatori.
VERSO UN NUOVO BUSINESS? Nel primo come nel secondo caso, saranno solo gli utenti e loro soltanto che potranno determinare il percorso futuro dello strumento rivelazione dell’anno.
Quello che appare certo è che se si vorrà fare di Periscope uno strumento di comunicazione professionale si dovranno utilizzare anche tecniche professionali: capacità di regia, di uso delle luci, di taglio dell’immagine, di linguaggio e di storytelling.
È chiaro che non basta accendere una telecamera per pensare di incollare al video spettatori abituati ai ritmi e alla qualità della televisione.
Non è escluso che nasca, dunque, un nuovo business: i produttori professionali di video Periscope per attori, sportivi e uomini politici.

* Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma
Twitter @gcomin

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