Rossi 140304171822
POLEMICA 16 Luglio Lug 2015 1100 16 luglio 2015

Il Trentino vuole abbattere gli orsi: cifre e dibattito

Uccidere gli esemplari irrequieti? Trento divisa. In Italia solo 2 uomini aggrediti nell'ultimo secolo. Ma crescono i danni alle greggi. I problemi del ripopolamento.

  • ...

Il presidente della Giunta del Trentino Alto Adige Ugo Rossi.

Trattati alla stregua di un pericolo pubblico.
Al punto che presto potrebbe essere consentito abbatterli.
Gli orsi del Trentino stanno diventando problema serio, tanto che il governatore Ugo Rossi ha chiesto al ministero dell'Ambiente una modifica delle regole che tutelano l'orso bruno delle Alpi.
PRONTI A SPARARE. La richiesta è quella di poter intervenire, con la cattura o addirittura l'uccisione, non solo quando gli animali sono un pericolo per le persone, ma anche nel caso in cui provochino danni ripetuti alle proprietà o agli allevamenti.
Una brusca sterzata da quando, fino a pochi anni fa, gli orsi venivano additati come una delle meraviglie della regione, simbolo di un territorio selvaggio e incontaminato.
DUE CASI RAVVICINATI. Le polemiche partono dalle due aggressioni avvenute nella zona negli ultimi due anni: quella del giugno 2015, nei confronti di un uomo che faceva jogging in un bosco vicino a Cadine, e quella ormai famosa dell'orsa Daniza a un cercatore di funghi.
In entrambi i casi le vittime sono finite in ospedale con ferite gravi.
E mentre per Daniza si era tentata una cattura finita tragicamente (l'orsa era morta a causa del sonnifero), sul secondo esemplare, ancora libero, pende un mandato di cattura in stile 'dead or alive'.
AGGRESSIONI RARISSIME. Due episodi che possono far paura, ma che statisticamente rappresentano un'anomalia: l'orso bruno non è di per sé particolarmente aggressivo - spiega l'apposita sezione del sito della Provincia autonoma di Trento - e i rarissimi attacchi sono di solito la reazione a una minaccia percepita, verso se stessi o i propri cuccioli.
Nell'ultimo secolo, in Italia, i feriti per l'attacco di un orso sono stati solo due: questi due.
Aggrediti però a pochi chilometri di distanza e nel giro di qualche mesi.

La specie è stata reintrodotta artificialmente dal 1999

Nell'ultimo secolo in Italia sono soltanto due le persone aggredite dagli orsi.

Ma come si è arrivati a questo punto?
La storia degli orsi trentini inizia dal progetto Life Ursus, partito nel 1999 e finanziato con fondi Ue: sul versante italiano la specie è stata reintrodotta artificialmente, prelevando alcuni esemplari dalla più popolata Slovenia.
SONO 60 SULLE DOLOMITI. Nonostante lo scarso coordinamento a livello europeo (tutelati in Italia, gli orsi perdevano ogni protezione oltreconfine, finendo a volte abbattuti), il ripopolamento ha dato i suoi frutti.
Anche troppi, a sentire oggi le autorità locali: solo l'area attorno alle Dolomiti del Brenta ne ospiterebbe una sessantina e i nuovi nati sarebbero almeno una dozzina.
NIENTE TETTO MASSIMO. «Il progetto non prevedeva un numero massimo», spiega Ugo Rossi.
«Noi stiamo chiedendo di definire modalità che vadano oltre a quelle che abbiamo, per cercare di modificare ciò che è possibile, compreso la riduzione del numero degli orsi».
ALL'ESTERO LI UCCIDONO. Modalità che potrebbero comprendere, come già succede in Germania, in Svizzera e nella stessa Slovenia, la possibilità di eliminare gli esemplari troppo 'irrequieti', anche se non direttamente classificabili come pericolosi.

Nel 2014 denunciati danni per 100 mila euro

L'orsa Daniza ritratta nei boschi del Trentino (foto di Claudio Groff, archivio servizio foreste e fauna della provincia autonoma di Trento).

A contribuire alla cattiva fama degli orsi tra la popolazione, più delle aggressioni sono gli assalti a greggi, alveari, meleti e vigne.
Il Servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento garantisce il risarcimento agli agricoltori colpiti, ma certo ritrovarsi parte del gregge sbranato non è cosa che fa simpatia, né contribuisce al senso di sicurezza generale.
Dal 2000 al 2014 i danni denunciati sono aumentati in modo più o meno costante, passando da una media di 60 mila euro all'anno fino a quasi 100 mila.
COLPI AL TURISMO. Senza contare i possibili contraccolpi sul turismo (le foto di mamma orsa con i suoi cuccioli sono spettacolari, ma anche una sola aggressione è un notevole danno di immagine), tanto che la Provincia ha chiesto anche la legalizzazione di uno spray anti-orso a uso degli escursionisti.
LA LAV CONTRO ROSSI. Durissima la Lav, che si dice certa che il ministero dell'Ambiente non concederà alcuna deroga alla normativa attuale e si scaglia contro «la campagna anti-orso del presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi, con la sua “chiamata alle armi” contro gli orsi, prima immessi sul territorio e ora definiti pericolosi».
La tutela della fauna, continua la Lav, «non può essere delegata a politiche improvvisate e da far west, contrarie alla tutela della biodiversità, dell’ambiente e all’interesse di tutti i cittadini».
MALCONTENTO DIFFUSO. Nel frattempo però il malcontento per la situazione dilaga: la Lega Nord locale ha chiesto apertamente la sospensione del progetto Life Ursus, spronando l'amministrazione a fare qualcosa «prima che ci scappi il morto».
Le fanno eco la pagina Facebook “Pro Referendum Life Ursus', che ha totalizzato oltre 2 mila contatti in poche ore, e addirittura una petizione su Change.org, che chiede a gran voce «un referendum sul progetto orso».
A scriverla è stato un agricoltore locale che preferisce rimanere anonimo.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso