Obama 141121065605
AMBIENTE 3 Agosto Ago 2015 1512 03 agosto 2015

Clean Power Plan, la sfida di Obama sul clima

Il presidente americano presenta un piano per tagliare le emissioni di gas serra: -32% entro il 2030. Hillary ci crede. I repubblicani promettono battaglia. Ma la Cina continua ad andare a carbone.

  • ...

Barack Obama.

Dopo aver posto con forza il tema del gun control sfidando la lobby delle armi, Barack Obama si lancia a testa bassa in una nuova sfida, quella del Clean Power Plan.
Un piano anti-inquinamento per riuscire a ridurre le emissioni di gas serra del 32% entro il 2030. Un video pubblicato sul profilo Facebook del presidente avverte: «Non possiamo consegnare ai nostri figli un pianeta diventato incurabile, è giunto il momento di agire sul clima». Ma forse qualcosa poteva essere fatto anche prima. Basti pensare che proprio gli Stati Uniti, assieme alla Cina, non hanno aderito al Protocollo di Kyoto. I dati e le immagini della Terra che compaiono nel filmato mostrano chiaramente le dimensioni del problema. Meno chiare sono però le possibili soluzioni, in attesa che lunedì 3 agosto vengano rivelati tutti i dettagli del piano.

BREAKING: On Monday, President Obama will release the final version of America's Clean Power Plan—the biggest, most important step we've ever taken to combat climate change. If you agree that we can't condemn our kids and grandkids to a planet that's beyond fixing, share this video with your friends and family. It's time to #ActOnClimate.

Posted by The White House on Saturday, August 1, 2015

DIECI ANNI DOPO KYOTO: EMISSIONI RIDOTTE DEL 22,6%. Il Protocollo di Kyoto ha compiuto 10 anni a febbraio e gli unici ad aver messo in atto le sue disposizioni sono gli Stati europei. Che negli ultimi tempi hanno visto però crescere i consumi di carbone in Polonia e Gran Bretagna. L’Onu non ha ancora terminato le valutazioni sui risultati della prima fase di applicazione del Protocollo (dovrebbe farlo entro la fine del 2015). I dati preliminari sembrano comunque abbastanza positivi, e indicano una riduzione del 22,6% delle emissioni. Nonostante la mancata partecipazione dei due principali 'inquinatori globali': Stati Uniti e Cina, per l'appunto, responsabili del 45% di tutte le emissioni prodotte al mondo. Adesso Washington sembra finalmente aver rotto gli indugi. Ma sul futuro del piano pesano alcune incognite.
RISCALDAMENTO GLOBALE (DELLA CAMPAGNA ELETTORALE). La prima riguarda il fatto che la presidenza Obama volge al termine.
Non a caso Hillary Clinton, candidata di punta dei democratici alle elezioni del 2016, ha subito piantato la sua bandierina sul Clean Power Plan, trascinando l'argomento nella corsa alla Casa Bianca. «È un buon piano, e se diventerò presidente lo difenderò», ha assicurato Hillary. Opposto il giudizio arrivato dai repubblicani, che con il senatore Marco Rubio hanno previsto un aumento «catastrofico» della bolletta elettrica, mentre Jeb Bush ha parlato di un piano «irresponsabile».
PECHINO CONTINUA A IMPORTARE CARBONE. La seconda incognita riguarda il fatto che se gli Stati Uniti sono il secondo Paese al mondo per quantità di emissioni di anidride carbonica, preceduti soltanto dalla Cina, il riscaldamento globale resta comunque un problema globale.
In altre parole, la battaglia ambientalista del presidente Obama non può fare a meno di guardare anche alla prossima conferenza internazionale sul clima di Parigi, fissata a dicembre 2015. Convincere in quella sede Cina, India, Brasile e Indonesia a ridurre le proprie emissioni di gas serra non sarà affatto semplice. Cina e Usa sono allo stesso tempo i primi due Paesi produttori di carbone al mondo e i primi due consumatori. Alla Cina, che produce il 47,4% del carbone estratto nel mondo, ne serve così tanto da essere costretta a ricorrere alle importazioni. In terza e quarta posizione tra i Paesi produttori ci sono l'Australia (6,9%) e l'Indonesia (6,7%), le cui economie sono fortemente dipendenti dalle esportazioni di carbone. Tutti fattori che rendono difficile e costoso abbandonarne definitivamente la produzione a livello globale.
LE PROMESSE DI XI JINPING. A novembre 2014, per la verità, la Cina sembra aver fatto un piccolo passo avanti. Il presidente Xi Jinping si è infatti impegnato a cominciare a ridurre significativamente le emissioni di C02 dopo aver raggiunto il picco nel 2030. Ciò significa, tuttavia, che per altri 15 anni Pechino continuerà ad andare a carbone. Mentre gli Stati Uniti dovrebbero sterzare decisamente verso le fonti rinnovabili.

I contenuti del Clean Power Plan: emissioni ridotte del 32%

Il Clean Power Plan prevede che entro il 2030 le emissioni di anidride carbonica delle centrali che producono energia elettrica negli Stati Uniti vengano ridotte del 32% rispetto ai livelli stabiliti nel 2005. Ciascuno Stato dovrà provvedere ai tagli necessari, e per raggiungere l'obiettivo potrà scegliere tra diverse opzioni. Ad esempio, potrà aumentare la percentuale di energia elettrica proveniente dalle fonti rinnovabili, come sole e vento. Oppure migliorare l'efficienza delle centrali già esistenti, in modo da generare più elettricità con minori emissioni. Oppure ancora potrà riconvertire gli impianti, con un passaggio dal carbone al gas naturale.
PIANI PRELIMINARI ENTRO IL 2016. La maggior parte di questi cambiamenti, ha fatto notare il Washington Post, sta già avvenendo negli Stati Uniti. Il piano agirebbe quindi su una tendenza in atto nel settore energetico, puntando ad accelerarla: gli Stati dovranno presentare i loro piani preliminari entro il 2016, quelli finali entro il 2018.
INCENTIVI PER LE RINNOVABILI. Un'altra novità riguarda il fatto che il piano dovrebbe puntare di più sulla transizione alle fonti rinnovabili rispetto alla sostituzione del carbone con il metano. Secondo la scheda sintetica diffusa dall'amministrazione Obama, conterrà un programma chiamato Clean Energy Incentive, che promuoverà la «diffusione tempestiva delle energie rinnovabili e l'efficienza energetica». Di conseguenza, abbandonare il carbone per passare al gas metano dovrebbe risultare meno conveniente.Del resto, se produrre energia elettrica bruciando gas naturale emette circa la metà dell'anidride carbonica liberata nell'atmosfera dalla combustione del carbone, pannelli solari e turbine eoliche azzerano le emissioni. Nell'ambito di un'analisi costi-benefici, quindi, incentivare maggiormente le fonti rinnovabili è una scelta razionale sul lungo periodo. Il problema, come al solito, è l'impatto a breve termine.
QUANTO COSTA IL PIANO OBAMA? Su questo punto si registrano opinioni divergenti. L'amministrazione Obama afferma che il piano «farà risparmiare alle famiglie americane in media 85 dollari all'anno sulla bolletta elettrica entro il 2030», e che ci saranno enormi benefici per la salute pubblica e per la qualità dell'aria, che a loro volta provocheranno «un calo dell'88% delle morti premature». I critici sostengono il contrario e prevedono un aumento delle tariffe. Dal momento che la versione finale del piano sarà diversa da quella su cui erano state effettuate le precedenti stime, per sapere quale sarà l'impatto del Clean Power Plan sulle tasche degli americani occorre che gli economisti riprendano in mano le calcolatrici. Nel frattempo, però, c'è già una certezza: la sfida di Obama sul clima è destinata a diventare uno dei temi più caldi della campagna elettorale americana.

Correlati

Potresti esserti perso