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ESTERI 12 Agosto Ago 2015 0800 12 agosto 2015

Giappone, il ritorno all'atomo in 4 punti

Quattro anni dopo Fukushima, Tokyo riapre la centrale di Sendai e punta a riavviare un piano nucleare per il Paese nonostante le proteste. Motivi e rischi di una decisione storica.

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Il disastro di Fukushima è ormai un lontano ricordo per il Giappone, che a quattro anni di distanza ha deciso di tornare al nucleare.
Alle 10.30 locali dell'11 agosto (le 3.30 in Italia) è infatti ripartito il reattore n.1 della centrale di Sendai, nella prefettura meridionale di Kagoshima.
PROTESTE IGNORATE DAL GOVERNO. Pur rispettando le stringenti norme sulla sicurezza varate dopo l'incidente dell'11 marzo 2011, il Giappone torna così a tutti gli effetti a produrre energia atomica, ignorando le proteste degli attivisti antinucleari (tra cui l'ex premier Naoto Kan) che hanno manifestato a centinaia contro la riapertura della centrale di Sendai.
Ecco i motivi e i rischi di questa decisione storica.

La centrale nucleare di Sendai (Ansa).

1. Sicurezza: controlli più rigorosi e piani di emergenza più efficienti

Gli oltre 40 reattori utilizzabili, al netto dei tre destinati a essere smantellati, erano stati fermati in Giappone dopo il disastro di Fukushima. Ma a settembre 2014 l'impianto di Sendai è stato il primo a soddisfare i nuovi requisiti sulla sicurezza, che il governo di Tokyo ha definito come i «più severi al mondo». Così il Giappone, subito dopo le commemorazioni per i 70 anni di Hiroshima e Nagasaki, torna ufficialmente al nucleare.
CONTROLLO REMOTO PER LA CHIUSURA. Le nuove misure prevedono test più rigorosi sulla capacità delle centrali di resistere a terremoti e crolli, generatori di back-up più efficienti, sistemi di controllo remoto per chiudere i reattori in modo sicuro a distanza, piani di evacuazione e di emergenza più affidabili che coprono zone più ampie.

2. Rischi: vicinanza al mare e a due vulcani attivi

Secondo i critici, però, le centrali nucleari vicino al mare (come Sendai) dovrebbero avere mura più alte e migliori generatori di back-up, visto che a Fukushima nel 2011 l'impianto è stato travolto dallo tsunami, perdendo la capacità di raffreddare il reattore nucleare e portando a un accumulo esplosivo di calore e gas.
PAURA DI UN'ULTERIORE CONTAMINAZIONE. La riapertura della centrale di Sendai è inoltre considerata un forte rischio dagli esperti per la vicinanza di due vulcani attivi nel raggio di 50-60 chilometri.
Basti pensare che, nel capoluogo di provincia, Kagoshima, ogni cittadino ha speciali sacchetti gialli per la raccolta differenziata delle ceneri emesse di frequente dal vulcano Sakurajima.
I giapponesi temono poi che un altro disastro nucleare possa contaminare ulteriormente l'ambiente con un impatto negativo sulle popolazioni evacuate.

3. Economia: pressioni delle compagnie energetiche sul governo

La decisione di riavviare la centrale di Sendai è stata presa anche a causa delle pressioni delle compagnie energetiche giapponesi sul governo. Con la chiusura dei reattori dopo il disastro di Fukushima, le società hanno dovuto comprare i combustibili fossili per coprire questo deficit, pagando 28.9 miliardi di dollari in più ogni anno.
Parte di questi costi è stata 'trasferita' sui consumatori, con il conseguente aumento dei prezzi dell'elettricità di circa il 30%, ma le spese eccessive hanno spinto le compagnie a fare lobbying su Tokyo per tutelare i propri interessi.
NUCLEARE PIÙ 'AFFIDABILE' DELLE RINNOVABILI. I critici hanno chiesto una maggiore dipendenza del Paese dalle energie rinnovabili, ma per il governo giapponese l'energia eolica e quella solare sono meno costanti e 'affidabili' rispetto al nucleare. È previsto che il reattore di Sendai inizi a generare elettricità venerdì 14 agosto per entrare nel ciclo commerciale ai primi di settembre.

4. Politica: Abe scommette sull'atomo, ma i sondaggi lo bocciano

Il premier Abe punta sul ritorno all'atomo come uno dei pilastri della politica energetica nazionale. Secondo le linee-guida del governo, il nucleare dovrà rappresentare almeno il 20% della generazione energetica totale entro il 2030, contro l'oltre 30% prima dell'incidente di Fukushima e l'attuale zero.
Ma in Giappone, con una dozzina di richieste pendenti per le autorizzazioni a far ripartire altrettanti reattori, i sondaggi continuano a bocciare i piani di Abe: l'ultima ricerca della tivù pubblica Nhk ha stimato solo un 17% di cittadini favorevoli a questo piano, contro il 48% di contrari.
LA POPOLARITÀ DEL PREMIER È IN CALO. Il premier rischia così di veder scendere ulteriormente la sua popolarità dopo la promozione di controverse leggi sulla Difesa, che consentiranno al Giappone di agire anche all'estero in determinati casi, rinunciando al pacifismo assoluto del Dopoguerra.

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