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RAPPORTO 12 Agosto Ago 2015 1307 12 agosto 2015

Twitter, boom di controlli dei governi sul social

Aumentano del 52% le richieste dei dati sugli utenti di Twitter. Usa in testa.
Poi Giappone e Turchia. Il controllo dei social diventa maniacale.

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I numeri parlano chiaro: il Grande fratello nell'era del web 2.0 abita negli Stati Uniti, mentre i suoi cugini si trovano in Giappone e Turchia.
Stavolta non sono rivelazioni segrete a far luce sul lato oscuro dell'amministrazione Obama (come nello scandalo Datagate) ma il Transparency report di Twitter, secondo cui gli Usa dominano la classifica dei Paesi che hanno chiesto al servizio di microblogging più informazioni sugli utenti: sintomo che il controllo dei social network diventa sempre più maniacale per tutti i governi, da Washington ad Ankara.

In blu scuro gli Stati Uniti, al top per richieste di dati degli utenti su Twitter.


Domande aumentate del 52% rispetto al semestre precedente

Nei primi sei mesi del 2015 le domande poste da 62 Paesi a Twitter sono state in totale 4.363, con un incremento del 52% rispetto al semestre precedente (2.871), il più alto mai registrato da quando la compagnia ha iniziato a pubblicare il suo report sulla trasparenza nel 2012.
USA, GIAPPONE E TURCHIA SUL 'PODIO'. La maggior parte di queste domande è arrivata dagli Stati Uniti: ben 2.486 (esaudite nell'80% dei casi) pari al 56% del totale, con un +92% di account coinvolti.
Al secondo posto, ma staccatissimo nelle cifre, c'è il Giappone con 425 richieste (42% esaudite), seguito dalla Turchia con 412, nessuna delle quali esaudita.
L'Italia ha invece avanzato 43 domande di informazioni sugli account, ottenendo risposta nel 16% dei casi.
CHIESTE LE MAIL E GLI INDIRIZZI IP. Ciò che viene chiesto dai governi sono le mail degli utenti e i loro indirizzi Ip, ovvero la posta elettronica e il server da cui twittano. Le richieste vengono avanzate soprattutto in relazione a indagini criminali, mentre quelle relative a situazioni di emergenza sono in percentuale minore.

Le richieste di rimozione di contenuti sono aumentate del 26% nell'ultimo semestre.


Ankara domina le richieste di rimozione dei contenuti

Il rapporto testimonia l’attenzione crescente dei governi nei confronti degli utenti di Twitter anche attraverso le richieste di rimozione di contenuti ritenuti diffamatori o comunque sgraditi in determinati Paesi: +26% rispetto al semestre precedente.
In questo caso a farla da padrone è la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che in passato ha già bloccato diverse volte l'accesso ai social network. Ankara in particolare ha avanzato 718 richieste di rimozione di contenuti (accolte per un terzo), una cifra oltre 10 volte superiore a quella della Russia di Vladimir Putin (68), seconda in questa speciale classifica davanti alla Corea del Sud (40).
VIOLAZIONI DI COPYRIGHT. Il report diffonde anche i dati sulle richieste di rimozione dei contenuti per ragioni di copyright, aumentate dell'11% nel semestre gennaio-giugno 2015. Su Twitter sono state quasi 15 mila, 2.400 su Vine e 1.391 tra aprile e giugno su Periscope, la app che consente di trasmettere video in diretta. La società ha accolto le richieste rispettivamente nel 67%, nel 68% e nel 71% dei casi.

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