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INTERVISTA 27 Agosto Ago 2015 2126 27 agosto 2015

Michele De Luca: «Sulle embrionali una legge ipocrita»

Strasburgo: legittimo il veto alla ricerca. Il ricercatore: «Cellule destinate a morire».

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Adelina Parrillo voleva un bambino. Per questo aveva avviato le procedure per la fecondazione artificiale. Ma quando il compagno, Stefano Rolla, è morto nell'attentato di Nassirya, ha cambiato idea. Di crescere un figlio senza di lui non ha intenzione, e vorrebbe donare alla scienza quegli embrioni conservati nell'azoto liquido, a 197 gradi sotto zero.
Non può farlo, la legge italiana glielo impedisce, e per la Corte di Strasburgo i suoi diritti non sono lesi da questo divieto. La sentenza emessa il 27 agosto 2015 è di quelle che fanno discutere.
LORENZIN SODDISFATTA. Da una parte la platea dei pro-life, che esulta, e il ministro Beatrice Lorenzin soddisfatta per il riconoscimento della ragionevolezza della legge 40 del 2004. Dall'altra le associazioni per la ricerca, che appoggiavano la battaglia di Adelina e avrebbero auspicato un esito diverso, ma non demordono.
D'altra parte, «la Corte non dà un giudizio di merito sulla ricerca sulle embrionali», ha spiegato a Lettera43.it Michele De Luca, direttore del centro di medicina rigenerativa dell'università di Modena e Reggio Emilia, «si limita a dire che è una scelta che spetta all'Italia». Lui non ha dubbi: poter studiare le embrionali è importante. Anzi, fondamentale. E il divieto ha diversi aspetti «ipocriti».

Michele De Luca, dir. del Centro di medicina rigenerativa dell'Università di Modena (©ImagoEconomica).

DOMANDA. Che importanza ha la ricerca sulle staminali embrionali?
RISPOSTA.
Sicuramente è importante e in alcuni Paesi, soprattutto quelli anglosassoni, ci sono già sperimentazioni cliniche su patologie come il Parkinson o la maculopatia degenerativa della retina. Siamo ancora in fase 1 e nulla si può ancora dire sull'efficacia. Ma se fermiamo la ricerca non sapremo mai quanto possano essere utili.
D. C'è chi sostiene che le cellule staminali adulte sono sufficienti.
R.
Questo deriva dall'equivoco scientifico del considerare le staminali tutte uguali tra di loro. Ma non è così. Ciascun tessuto ha le sue staminali. Ci sono tutta una serie di patologie che verosimilmente potrebbero essere curate con le staminali adulte e altre in cui saranno necessarie quelle pluripotenti.
D. Cosa significa pluripotenti?
R.
Significa che possono essere indirizzati a fare diversi tessuti. Per esempio, la staminale ematopoietica fa il sangue, quella della pelle fa la pelle, nient'altro. L'embrionale può essere indirizzata a fare tessuti diversi.
D. Ci sono anche le pluripotenti indotte.
R.
Esatto, anche dette Ips. Sono cellule adulte che sono state fatte regredire con manipolazione genetica a uno stato di pluripotenza.
D. E qualcuno ha già detto che non hanno lo stesso identico potenziale delle embrionali.
R.
Io sono abbastanza convinto che il potenziale sia lo stesso. Diciamo che non abbiamo ancora il controllo completo di quello che succede durante la riprogrammazione, e di eventuali alterazioni.
D. È possibile che l'utilizzo delle Ips cancelli l'esigenza di lavorare sulle embrionali?
R.
Finché non potremo fare sperimentazione clinica su entrambe non potremo mai sapere se i risultati sono analoghi. Certo, se le Ips si dimostreranno assolutamente equivalenti, non ci sarà più motivo di usare le embrionali. Ma non sarà mai possibile studiare a fondo le Ips se non abbiamo come controllo le embrionali naturali, che sono quelle che ci danno lo standard della pluripotenza.
D. In Italia ci sono 3 mila embrioni abbandonati come quelli di Adelina Parrillo. Che fine fanno?
R. Sono destinati a estinguersi naturalmente nell'azoto liquido. E c'è anche un'altra cosa che voglio dire.
D. Cosa?
R.
Il termine embrione è una semplificazione, una drammatizzazione strumentale di quello di cui stiamo parlando: una blastocisti che contiene al suo interno questo ammasso di cellule staminali embrionali tutte uguali tra di loro che, in linguaggio scientifico formale, vengono chiamati embrioblasti.
D. E cosa sono?
R.
Sono cellule che faranno l'embrione. Ma l'embrione, come lo immaginiamo noi, viene a svilupparsi solo dopo l'impianto in utero e la gastrulazione.
D. E questo cosa significa?
R.
Che potremmo prendere le cellule staminali da un embrioblasto, levarne metà, e non danneggiare in alcun modo l'embrioblasto che poi potrebbe comunque essere impiantato. Questo vuol dire che non stiamo parlando di un individuo, come vogliono farci credere, ma di un gruppo di cellule tutte uguali tra di loro. Faranno un individuo solo se impiantante in utero.
D. E invece, in Italia, non si può fare ricerca sulle cellule embrionali.
R.
Non è del tutto vero. La possiamo fare, basta che siano importate dall'Australia, dall'Inghilterra, dalla Svezia. Questa per me è ipocrisia, è una sottile forma di razzismo. O forse no, non so proprio come definirlo. Diciamo che è una distinzione quantomeno singolare.

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