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DOSSIER 30 Agosto Ago 2015 1500 30 agosto 2015

Inquinati e deviati: l'agonia dei fiumi italiani

Sarno zeppo di sporcizia. Sacco in attesa di bonifiche. Tirino senza giustizia. Discariche, abusivismo e condoni. Galletti: «Un disastro, ci vorranno anni».

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Il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti.

L’agonia dei fiumi italiani.
Tra inchieste giudiziarie, dossier sui corsi d’acqua che condannano le politiche ambientali italiane e la natura che si ribella a inquinamento e dissesto idrogeologico.
E nelle stesse ore in cui un nubifragio metteva in ginocchio Pisa, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, a Rimini per il Meeting di Comunione e liberazione, è intervenuto dichiarando la necessità di uno «stop definitivo ai condoni edilizi» e di una «maggiore cultura del territorio».
UN LAVORO LUNGO ANNI. «Non bastano le opere contro il dissesto per evitare che certi eventi non provochino disastri». Ci vorranno anni per risolvere una situazione disastrosa.
«Se si costruisce nell'alveo dei fiumi, non ci sono opere che tengano», ha dichiarato Galletti. «Abbiamo incominciato un lavoro che durerà anni».
DANNI E INQUINAMENTO. Da Nord a Sud lo scenario è allarmante.
L’ultimo dossier di Legambiente “Cattive acque” scatta una fotografia dello stato dei fiumi italiani.
Dalla valle del fiume Sacco agli scarichi civili che stanno arrecando gravi danni al canale Navile di Bologna.
Sono poi segnalati inquinamenti delle falde da idrocarburi (il caso Tamoil a Cremona, l’acqua di Augusta, Priolo e Melilli in Sicilia). Ed è solo la punta dell’iceberg.

In Campania 10 Comuni sotto inchiesta

Il Sarno, fiume della Campania, è il più inquinato d'Italia.

L’ultimo fascicolo d’inchiesta è stato aperto a Torre Annunziata e riguarda tutto il Golfo di Napoli e il fiume più inquinato d’Europa, il Sarno.
Sotto accusa i ritardi accumulati nella realizzazione e nel collegamento delle reti fognarie cittadine.
Nell’indagine sono coinvolti 10 uffici tecnici di altrettanti Comuni campani: Torre del Greco, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, Portici, Scafati, Pompei, Trecase, Boscoreale, Boscotrecase, Gragnano.
COINVOLTE 750 MILA PERSONE. La vicenda riguarda da vicino una popolazione che oscilla tra i 750 mila e il milione di abitanti.
Anche il Sarno rientra nei casi analizzati da Legambiente, insieme con le falde di Solofra, Comune della provincia di Avellino noto per essere uno dei principali poli italiani per la lavorazione delle pelli.
SI PUÒ ANCORA RECUPERARE. «Inquinamento e dissesto idrogeologico sono legati tra loro soprattutto per quanto riguarda i fiumi», spiega a Lettera43.it Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente Campania, «perché i corsi d’acqua sono molto dinamici e, quindi, si possono recuperare».
In Italia sta accadendo.
Sono le esperienze nate in Lombardia, sul Lambro e l’Olona, gli interventi di riqualificazione fluviale sul Cherio, in provincia di Bergamo, il caso della Val Bormida al confine tra Piemonte e Liguria, dove il fiume dopo anni di sversamenti ricomincia a vivere.
PROBLEMA DELL'ABUSIVISMO. «Si può fare», continua Chiavazzo, «a meno che, ed è questo il problema di molti fiumi italiani, tra cui il Sarno, non si compromettano attraverso costruzioni abusive e manomissioni. Il futuro dei nostri fiumi dipende non solo dalle principali cause di inquinamento, ma anche dall’ambiente che viene distrutto lungo il corso d’acqua».
LONTANI DAGLI OBIETTIVI. E pensare che la Commissione europea ha approvato un investimento di oltre 150 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale per ripristinare il bacino del Sarno.
Il 2015 doveva essere l’anno della svolta per quanto riguarda l’inquinamento dei fiumi e dei laghi italiani, invece il Paese è ben lontano dagli obiettivi previsti dalla direttiva 2000/60.
«La percentuale dei corpi idrici superficiali che riesce a soddisfare tutti i requisiti qualitativi tocca appena il 10%», emerge dal dossier “Cattive Acque”.

Il caso del fiume Sacco: chi si fa carico della bonifica?

Il Sacco, un fiume del Lazio.

Ma quali sono in Italia i fiume da salvare con più urgenza?
Difficile stilare una classifica.
Legambiente, però, ha provato a raccontare delle storie di inquinamento e di abbandono.
Come quella del fiume Sacco e della sua Valle.
TRA REGIONE E MINISTERO. Nel gennaio 2013 il ministero ha deciso il declassamento del sito dalle competenze nazionali a quelle regionali.
Una recente sentenza del Tar, su un ricorso presentato dalla Regione Lazio, ha riportato il sito sotto la competenza del ministero dell’Ambiente, classificandolo nuovamente 'Sin'.
Ma questo passaggio ha di fatto bloccato tutte le attività negli ultimi due anni.
GRAVE DANNO AMBIENTALE. Un paio di settimane fa il ministro Galletti ha firmato un’ordinanza in cui obbliga le società interessate a bonificare il sito, colpito «da un grave danno ambientale per l’inquinamento prodotto dal gruppo Snia-Caffaro».
Ordinanza diretta, quindi, a tutti i soggetti giuridici che derivano dalla società originariamente responsabile.
RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ. Oggi il sito non fa più parte del Programma nazionale di bonifica, non perché il problema sia stato risolto, ma perché restituito alle competenze regionali con il decreto ministeriale dell’11 gennaio 2013.
La falda è in attesa dell’approvazione dei progetti di bonifica e non è chiaro chi debba farsene carico.
TIRINO, DISCARICA RECORD. L’area presso il polo chimico di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, sviluppata sulle sponde dell’omonimo fiume, viene definita come la più grande discarica di rifiuti chimici di tutta Europa.
Inserita nel 2008 tra i Siti di interesse nazionale da bonificare, comprende le aree del complesso industriale (appartenute a diverse società, tra le quali la Montedison fino al 2002 e da qualche anno di proprietà Solvay) e di quattro discariche (due delle quali abusive), per un totale di 234 ettari.
Il processo nato da questa vicenda, che coinvolse i vertici della Montedison, si è concluso a dicembre 2014 con una sentenza che ha visto assolti tutti i 19 imputati.

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