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BUON ESEMPIO 9 Settembre Set 2015 1007 09 settembre 2015

Montechiarugolo, se l'energia pulita è fonte di guadagno

Il Comune del Parmense sfrutta la rivoluzione verde. E diventa un modello nazionale.

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Una veduta aerea di Montechiarugolo.

Può un Comune di 10 mila abitanti, con i vincoli imposti agli enti locali, produrre in proprio energia pulita, raggiungendo la piena autonomia energetica e anzi, guadagnando?
Per Montechiarugolo, Comune in provincia di Parma, dove il saldo energetico è positivo, la risposta è sì.
Qui non solo si coprono interamente i consumi locali ma l'eccesso viene venduto così da far entrare nelle casse comunali quasi 1 milione di euro l'anno.
La “rivoluzione verde” è opera di Maurizio Olivieri, assessore all'Ambiente dal 2009 al 2014.
Professore di greco nel Liceo del paese, Olivieri è partito dalla mappatura dei consumi del territorio per arrivare a definire un modello perfettamente replicabile altrove: «Abbiamo scoperto di consumare 279 milioni di KWh l'anno. Ogni nostro cittadino consumava quasi 2,5 tonnellate di petrolio all’anno a testa, pari a 5,4 tonnellate di CO2».
BUON ESEMPIO DALL'AMMINISTRAZIONE PUBBLICA. Olivieri era conscio che, sebbene non fossero le istituzioni le colpevoli dei maggiori consumi elettrici bensì i privati, il buon esempio doveva arrivare in primis dall'amministrazione pubblica: «Se vogliamo arrivare al 20, al 50 e infine all’80% della diminuzione dei consumi è chiaro che bisogna coinvolgere cittadini e imprese».
Per questo il Paes (Piano di azione per l'energia sostenibile) viene approvato solo dopo un percorso partecipativo, che informa la cittadinanza sugli aspetti più critici (come l'illuminazione pubblica che incideva dell'80% sulle spese per l'energia) sui quali intervenire e accoglie suggerimenti e proposte.
L'IMPORTANZA DEL FOTOVOLTAICO. Prima iniziativa verso l'indipendenza è stato il parco fotovoltaico Helios.
Ma come ha fatto questo piccolo Comune, contando che ci si trova in un periodo in cui i trasferimenti da parte dello Stato sfiorano lo zero, a realizzare un progetto da 7 milioni di euro? «Abbiamo cercato una procedura che ci lasciasse la possibilità di decidere cosa fare, di farlo come Comune direttamente, coinvolgendo i privati senza lasciare loro il progetto», spiega Olivieri, «abbiamo scelto un bando di leasing in costruendo. Quindi sì che a bilancio ogni anno registravamo le passività delle rate, ma la vendita dell'energia prodotta ha fatto sì che il saldo fosse positivo».

Introiti di 1,35 milioni di euro

Il Comune guadagna grazie all'energia pulita.

Con questo meccanismo nel 2013 le passività delle rate ammontavano a 650 mila euro ma gli introiti erano di 1,35 milioni, lasciando nelle casse circa 700 mila euro, cifra in grado di coprire tutta la spesa elettrica del Comune e permettere un ulteriore utile di circa 300 mila euro. «Così la vendita dell'energia solare prodotta ha in gran parte sostituito i tagli governativi».
I Comuni spendono meno di elettricità per scuole, palazzetti, impianti sportivi e uffici messi assieme che per illuminare le strade.
Così l'allora assessore all'ambiente punta tutto sulla riduzione di tale spreco. «Si è deciso di procedere all’installazione di led su tutti i lampioni della nostra rete formato da 2550 punti luce dopo averne riscattati 400 dati in concessione a una ditta privata. La spesa della sostituzione ammontava a 1,7 milioni di euro».
Dove trovare i soldi? «Il Comune li aveva già, anzi li stava già spendendo: erano quelli sprecati in energia a perdere».
ENERGIA, DA SPESA A FONTE DI GUADAGNO. Attraverso un Contratto di messa in disponibilità (Cmd, poco usato in Italia, tanto che quello di Montechiarugolo è il primo bando di gara di questo tipo, cioè dedicato all'illuminazione, e senza consulenti esterni), il Comune ha installato nuovi led ad alte prestazioni - di fabbricazione italiana - e affidato la parte software (trasmissione radio punto-punto) a una giovane azienda di Benevento. I costi di manutenzione sono diminuiti del 95% e quelli elettrici sono passati da 330 mila a 85 mila euro (senza parlare della diminuzione di inquinamento luminoso).
«Nel 2008 l’energia rappresentava solo una spesa», riprende l'ex assessore, «ma ora il saldo positivo è di circa 900 mila euro all’anno. Sono circa 90 euro a cittadino, ancora per 15-20 anni. Significa che sarà possibile diminuire la pressione fiscale, ovvero mantenere gli standard di servizi attivi in un momento in cui calano le risorse di altro tipo».
L'IMPATTO POSITIVO SUL PIL. Nel nostro Paese, secondo il rapporto del Politecnico di Milano “Stato e prospettive dell’efficienza energetica in Italia”, ci sono 10 milioni di lampioni il cui efficientamento potrebbe portare alla crescita del Pil del 2-4%.
«La rete d'illuminazione pubblica è un asset strategico», conclude Olivieri. «Per questo è importante non cederla in concessione, come siamo stati più o meno costretti a fare in passato con le altre reti, quali acqua e gas. Meglio tenercela stretta: la cessione di fette del patrimonio pubblico è un saccheggio progressivo fatto ai danni degli enti locali, a cui bisogna opporsi».

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