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AMBIENTE 27 Settembre Set 2015 1800 27 settembre 2015

Clima, gli effetti del riscaldamento globale

Nel 2015 caldo record dal 1880. In Antartide +3 gradi in 50 anni. Sulle Alpi superficie ritirata del 40%. E animali marini dimezzati. Il Wwf lancia l'allarme.

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Il caldo record fa sciogliere inesorabilmente i ghiacci.
Le specie animali spariscono una dopo l'altra.
E un giorno anche la nostra esistenza potrebbe essere minacciata dai cambiamenti climatici provocati da noi stessi.
WWF: «IL PIANETA SI SQUAGLIA». Gli ultimi dati sulla salute della Terra sono impietosi e condannano l'uomo alle sue responsabilità.
«La lettura del quadro d'insieme è impressionante», afferma il World wide fund for nature (Wwf). «Nelle mani dell'uomo il pianeta si squaglia».
VERTICE DI PARIGI A DICEMBRE. Dal surriscaldamento globale ai pesci a rischio estinzione, ecco i numeri del disastro e le sfide che i leader mondiali sono obbligati ad affrontare al vertice sul clima di Parigi previsto a dicembre 2015.

1. Il 2015 è l'anno record del caldo: superato il 2014

Quello appena trascorso è stato l'agosto più caldo mai registrato negli ultimi 136 anni.
E il 2015 è destinato a strappare al 2014 il titolo di anno più rovente dal 1880, da quando abbiamo disponibilità di dati.
A tenere sotto controllo il termometro mondiale è la National oceanic and atmospheric administration (Noaa), l'agenzia Usa per la meteorologia, secondo cui c'è il 97% di probabilità che quest'anno diventi il più caldo mai registrato.
EUROPA CON TARGET AMBIZIOSI. Questo argomento è sul tavolo della conferenza Onu di fine anno, a cui l'Europa ha intenzione di presentarsi compatta e con target precisi: un taglio della CO2 pari al 40% nel 2030 e al 50% nel 2050 rispetto al livello del 1990, e quasi zero emissioni entro il 2100.
PER GLI AMBIENTALISTI NON BASTA. Un obiettivo che, però, a detta degli ambientalisti è insufficiente a fermare la febbre del pianeta.
L'Europa, sostengono, può fare di più per accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili e dire addio ai combustibili fossili.


Ha fatto il giro del mondo l'immagine dell'orso polare denutrito scattata dalla fotografa Kerstin Langenberger nell'arcipelago norvegese delle Svalbard.

2. Animali marini dimezzati in 40 anni: tonno in declino del 74%

Secondo il report Living Blue Planet del Wwf, dal 1970 al 2012 le popolazioni mondiali di pesci e di mammiferi, uccelli e rettili marini si sono dimezzate a causa degli eccessi di pesca, della distruzione degli ecosistemi marini e del cambiamento climatico.
A pagare il prezzo maggiore sono stati i pesci, con specie come il tonno e sgombro in declino del 74%.
COLLASSO DEGLI ECOSISTEMI OCEANICI. Nell'arco di una sola generazione, osserva il direttore generale del Wwf International Marco Lambertini, «l'attività umana ha gravemente danneggiato l'oceano catturando pesci più velocemente di quanto questi possano riprodursi. Il collasso delgli ecosistemi oceanici potrebbe innescare un grave declino economico, e minare la nostra lotta contro la povertà e la malnutrizione».
AUMENTO DELLE TEMPERATURE DOPPIO NEL MEDITERRANEO. L'indagine pone l'accento sul Mediterraneo, particolarmente minacciato dal surriscaldamento perché, in quanto bacino semichiuso, registra un aumento delle temperature doppio rispetto ai più grandi oceani.
Per invertire il trend, evidenzia il Wwf, i leader mondiali devono assicurarsi che il recupero degli oceani e la salute degli habitat costieri siano inclusi seriamente negli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Onu.


Il ghiaccio è vitale per la sopravvivenza di numerose specie animali come i pinguini (Ansa).

3. Il ghiaccio si sta sciogliendo: sulle Alpi -40% in 50 anni

Nel rapporto Ghiaccio bollente, invece, il Wwf spiega che la superficie dei ghiacciai sulle Alpi si è ridotta del 40% in poco più di 50 anni.
Il dato fa parte di un fenomeno mondiale che dal Caucaso al Polo Nord, dall'Antartide al Kilimangiaro, vede il sistema di raffreddamento della Terra cedere sotto i colpi del riscaldamento globale.
I DUE POLI SI STANNO SCIOGLIENDO. Lo scioglimento interessa innanzitutto i due Poli, dove l'aumento delle temperature è doppio rispetto alle altre aree del globo.
L'estensione massima dei ghiacci raggiunta in Artico nel 2015 è la più bassa mai registrata dalle rilevazioni satellitari.
E non va meglio in Antartide, dove il termometro è salito di tre gradi negli ultimi 50 anni. Come conseguenza, l'87% dei suoi ghiacciai si è ritirato e nove piattaforme di ghiaccio sono collassate.
RIDUZIONE DEI GHIACCIAI FINO AL 75%. Oltre alle zone polari ci sono i ghiacciai cosiddetti 'alpini' (le nostre Alpi ma anche l'Himalaya, la Patagonia, l'Alaska e gli Urali) che sono serbatoio d'acqua dolce durante i mesi caldi, fondamentali per l'agricoltura, e che hanno subito una riduzione fino al 75%.
UOMINI E ANIMALI IN PERICOLO. Da ciò dipende anche la sicurezza dell'uomo: l'innalzamento dei mari minaccia infatti i 360 milioni di abitanti delle metropoli costiere, come Londra, Amsterdam, New York, Shanghai, Bangkok e Alessandria d'Egitto.
Il ghiaccio è poi vitale per la sopravvivenza di numerose specie animali: balene, pinguini, trichechi, pernici e fenicotteri, fino agli orsi polari, i due terzi dei quali, senza ghiaccio, potrebbero scomparire già nel 2050.


Papa Francesco ha elogiato il piano sul clima di Barack Obama (Ansa).

4. Il piano anti-crisi: tra Francesco e Obama sintonia sull'urgenza

Il 2015 è quindi un anno cruciale per le decisioni che la comunità internazionale è chiamata a prendere.
«Uscire dai combustibili fossili, a partire dal carbone, deve essere l'obiettivo ineludibile dell'intera umanità», sostiene il Wwf.
Sono state importanti in questo senso le parole di papa Francesco, che nel suo viaggio in America ha 'benedetto' l'iniziativa di Barack Obama per la riduzione dell'inquinamento dell'aria.
«Considerata l'urgenza, mi sembra chiaro che il cambiamento climatico sia un problema che non può più essere lasciato a una generazione futura», ha detto il pontefice.
DUBBI SULLA SFIDA DI BARACK. Obama ad agosto ha lanciato il Clean Power Plan per riuscire a ridurre le emissioni di gas serra del 32% entro il 2030 nelle centrali che producono energia elettrica in America.
Un piano ambizioso, ma restano molti dubbi sulla sua applicazione visto che al momento gli Usa (che non aderirono al Protocollo di Kyoto) sono al secondo posto dopo la Cina fra i Paesi che emettono più gas serra.
Seguono l'Europa e Paesi in rapido sviluppo come India, Indonesia, Brasile, Messico e Iran.
VERTICE DI PARIGI ULTIMA CHIAMATA. Nella lotta al cambiamento climatico le attese si concentrano dunque sul vertice Onu di fine 2015 a Parigi, che rappresenta l'ultima chiamata per invertire la rotta.
E tentare di salvare il nostro pianeta malato.

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