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SCIENZA 28 Settembre Set 2015 1425 28 settembre 2015

«Su Marte scorre acqua salata», la scoperta di un satellite Usa

Le foto scattate dalla sonda Mro testimonierebbero la presenza di rivoli con tracce di sali sul Pianeta rosso.

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Su Marte scorre acqua ed è salata: si sospettava da tempo, ma la prima conferma arriva dai dati raccolti dal satellite Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) della Nasa, in orbita attorno al pianeta rosso, e pubblicati sulla rivista Nature Geoscience.
Non si tratta di mari o fiumi, nè tantomeno dei canali ipotizzati alla fine dell'800 dall'astronomo Giovanni Schiaparelli. L'acqua su Marte scorre invece in minuscoli ruscelli di acqua salata che compaiono periodicamente, lasciando come unica traccia delle striature scure la cui origine era da tempo un mistero.
Lo dimostrano le analisi condotte nell'Istituto di Tecnologia delle Georgia, dal gruppo di Lujendra Ojha. «È la prima prova che dimostra l'esistenza di un ciclo dell'acqua sulla superficie di Marte», ha detto Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell'Agenzia spaziale italiana (Asi).
ACQUA CHE COMPARE SOLO IN ALCUNE STAGIONI. L'acqua compare solo in alcune stagioni, sotto forma di gocce che si condensano all'interno di stretti canali larghi poche decine di centimetri e considerati a lungo un mistero sin dalla prima scoperta, avvenuta negli Anni 70. Da allora vengono indicati con la sigla Rsl (dall'inglese Recurring slope lineae) e da subito è nato il sospetto che i minuscoli canali fossero disegnati dallo scorrimento di piccole quantità di acqua salata, che si condensa durante i mesi più caldi. Dopo 40 anni di ricerche, la conferma è arrivata soltanto adesso, grazie ai dati dello strumento Crism (Compact reconnaissance imaging spectrometer for Mars), 'l'occhio' del satellite Mro specializzato nell'analizzare la composizione dei minuscoli canali. In questo modo è stato possibile individuare particolari sali che si formano solo in presenza di acqua.
L'INDIZIO: SCIE DI SALI IDRATI. In proposito Flamini rileva che si tratta comunque di una prova indiretta: «Bisogna specificare», ha rilevato, «che i dati mostrano la presenza di questi minerali, non di acqua. Tuttavia la presenza stagionale dei sali indica il depositarsi di acqua». Finora le immagini satellitari avevano osservato la formazione di linee scure, lunghe fino a 5 metri, lungo i pendii marziani, a latitudini e quote molto differenti. Queste linee scure hanno la caratteristica di comparire e allungarsi sempre più durante le stagioni calde per poi svanire in quelle più fredde. La capacità degli strumenti non permetteva però di definire con certezza se i canali potessero essere provocati dall'acqua oppure da qualche altro fenomeno ancora non compreso.
La presenza di sali idrati negli stessi momenti in cui le linee si formano è adesso, per i ricercatori, la prova attesa da tempo dell'esistenza su Marte di acqua allo stato liquido, seppur in piccole tracce.

  • La diretta streaming della conferenza stampa Nasa (@Nasa).

LO SCOPRITORE: «ANCORA MOLTI MISTERI». Nella conferenza stampa indetta dalla Nasa sul tema presso il James Webb all'Auditorium a Washington.
Lo stesso autore dello studio che sarà pubblicato sulla rivista scientifica Nature Geoscience, Lujendra Ojha del Georgia Institute of Technology, ha però invitato alla prudenza: «Non stiamo dicendo che abbiamo trovato tracce di acqua. Abbiamo trovato sali idrati». E commenta così l'annuncio della Nasa che recita «Risolto il mistero di Marte»: «Mi sembra un po' esagerato. Ci sono ancora molti misteri che circondano le RSL».
Alla voce di Lujendra Ojha si è aggiunta quella di Alfred McEwen, scienziato specializzato in planetologia della Arizona State University: «La scoperta conferma che l'acqua ha un ruolo nella comparsa di queste tracce ma non sappiamo se questa arrivi da sotto la superficie del pianeta. Potrebbe arrivare dall'atmosfera».
Qualunque sia la fonte, la prospettiva di acqua liquida stagionale apre all'ipotesi che Marte, considerato un pianeta freddo e morto, potrebbe ospitare la vita. Il rover della Nasa, Curiosity ha trovato prove che in passato Marte possedeva tutte le caratteristiche e habitat adatti a ospitare vita microbica. Gli scienziati stanno cercando di capire come il Pianeta Rosso possa essere passato dall'essere caldo, umido e simile alla Terra al freddo e secco deserto di oggi.

  • Animazione tridimensionale dei rivoli stagionali su un cratere marziano (@Nasa).

L'ACQUA SU MARTE 'INSEGUITA' PER 40 ANNI. Immaginata da oltre un secolo e inseguita da oltre 40 anni, l'acqua su Marte finora sembrava appartenere solo al passato del pianeta, quando un vastissimo oceano occupava gran parte della superficie e scorrevano fiumi.
Finora si sapeva con certezza che l'acqua su Marte esiste esclusivamente nelle calotte di ghiaccio che si trovano ai poli, nel sottosuolo e in piccolissime quantità sotto forma di vapore nella sottile atmosfera del pianeta. Nessuna traccia di acqua allo stato liquido sulla superficie. Come in un puzzle complicato, a raccontare la storia dell'acqua marziana è stato un insieme di tessere, diventate sempre più numerose negli ultimi anni. A dare nuovo impulso alla 'caccia' all'acqua marziana sono stati soprattutto i satelliti europei e americani in orbita attorno al pianeta rosso, insieme ai rover che esplorano la superficie. Un contributo importante si deve ai radar Marsis e Sharad, a bordo rispettivamente del satellite europeo Mars Express e dell'americano Mro (Mars Reconnaissance Orbiter): hanno fornito i primi elementi precisi sulla presenza di ghiaccio d'acqua ed entrambi parlano italiano.
LA SVOLTA COI GHIACCIAI SCOPERTI NEL 2008. Nel 2008 apparve chiaro che molte delle formazioni che si osservano su Marte sono state modellate da grandi masse d'acqua paragonabili al Mississippi, fuoriuscite velocemente dal sottosuolo. Dello stesso anno è la scoperta, basata sui dati del satellite Mro, che antichissimi ghiacciai hanno scavato lunghi canali sul pianeta. Ancora Mro (lo stesso satellite che ha permesso di scoprire che l'acqua scorre ancora su Marte) ha scoperto che l'acqua su Marte è scomparsa soltanto due miliardi di anni fa, ossia un miliardo di anni più tardi di quanto si pensasse, modellandone la superficie e aumentando la possibilità della comparsa di forme di vita. Un'altra sonda americana, Mars Odissey, ha fornito le prove dell'esistenza di un grande oceano poco profondo che occupava per due terzi la superficie del pianeta.
Accanto ad esso esisteva un secondo oceano, molto più piccolo e giovane. Una scoperta confermata nel 2010, quando nuovi dati hanno ricostruito l'antico aspetto di Marte: un pianeta blu, con un grande oceano nell'emisfero Nord e la terraferma costellata di laghi e solcata da almeno 40 mila fiumi. Un quadro arricchito, nel 2010, dalla scoperta che Marte è un pianeta molto più attivo di quanto si credesse, e nel 2012 dalla scoperta di rocce scavate dallo scorrere dell'acqua: il letto di un antico fiume marziano.

Mars mystery solved? @NASA is set to announce a major science finding about the red planet: http://t.co/sRiYi1zAa3 pic.twitter.com/pFv8CU8K8F

— USA TODAY (@USATODAY) 28 Settembre 2015

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