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RISORSE 30 Novembre Nov 2015 1100 30 novembre 2015

I capoluoghi italiani che sprecano più acqua

A Parigi inizia la Cop21. E Roma si impegna a stanziare fondi. Ma nel 2014 le reti idriche nazionali hanno perso un miliardo di metri cubi. I capoluoghi colabrodo.

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Undici paesi hanno annunciato in apertura della Cop21 un contributo di 248 milioni di dollari al Fondo per i Paesi meno sviluppati, per sostenere l'adattamento ai cambiamenti climatici degli stati più vulnerabili. L'Italia verserà 2 milioni entro la fine del 2015.

L'Italia, in apertura della conferenza sul clima Cop21, si è impegnata a versare 2 milioni di dollari entro la fine del 2015 per sostenere l'adattamento dei Paesi più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale. Sul territorio nazionale, però, non mancano gli esempi di cattiva gestione delle risorse ambientali, prima fra tutte l'acqua.
A Messina, rimasta a secco per 20 giorni, è dovuto intervenire l'esercito.
L'amministrazione comunale e la municipalizzata Amam sono state esautorate dalla Protezione civile, ancora al lavoro per mettere in sicurezza la frana che ha danneggiato l'acquedotto di Fiumefreddo a Calatabiano, in provincia di Catania.
L'acqua, tornata a scorrere grazie a un bypass, è stata dichiarata potabile martedì 17 novembre. Soltanto allora i militari hanno potuto concludere la loro missione di soccorso nei confronti della popolazione.
EMERGENZA SOTTO I RIFLETTORI. L'emergenza idrica ha acceso i riflettori dei social media, e poi dei media tout court, sulla città siciliana.
Sono arrivate le telecamere di Gazebo e de Le Iene.
Ma Messina, purtroppo, non è sola. Nel senso che l'acqua, in Italia, a causa degli sprechi e della governance inefficiente delle reti di distribuzione, versa in uno stato di emergenza permanente.

Otto comuni su 10 perdono più del 20% dell'acqua immessa nelle reti

Cittadini di Messina in fila per prendere l'acqua da un'autobotte, nel piazzale dell'ex gasometro.

Gli ultimi dati dell'Istat, pubblicati il 10 novembre 2015, parlano chiaro.
Nel 2014 sono 11 i capoluoghi di provincia che hanno dovuto razionare la distribuzione dell'acqua per uso civile.
Considerando tutti i comuni capoluogo, su 2,6 miliardi di metri cubi immessi nelle reti di distribuzione, l'acqua potabile erogata (cioè effettivamente consumata da cittadini e luoghi pubblici come scuole, ospedali, caserme e parchi) è stata pari a 1,6 miliardi di metri cubi.
Che fine ha fatto il miliardo di metri cubi che manca all'appello? Si è disperso nelle reti comunali.
SPRECATO IL 36,9% DELL'ACQUA POTABILE. Nel 2014 la quantità d'acqua potabile andata perduta nelle reti idriche dei capoluoghi corrisponde al 36,9% del totale. In più di otto comuni italiani su 10 l'acqua sprecata ha superato il 20%, sforando la quota di perdite considerata tecnicamente accettabile (pari appunto al 20%).
La tendenza allo spreco è purtroppo in crescita, ecco perché parlare di emergenza permanente non è un'esagerazione.
Tra il 2012 e il 2014, scrive l'Istat, la dispersione è aumentata di più di un punto percentuale annuo, con una significativa accelerazione tra il 2013 e il 2014.
DAL 2008 DISPERSIONI IN AUMENTO DI OLTRE IL 5%. Le dimensioni del problema si afferrano meglio se come punto di riferimento si assume il 2008.
Il confronto è impietoso. Secondo quanto risulta a Lettera43.it, infatti, dal 2008 al 2014 le dispersioni d'acqua potabile nelle reti dei capoluoghi sono aumentate in media di oltre cinque punti percentuali. Appare quindi decisamente fondato il giudizio dell'istituto di statistica, quando scrive che «le azioni volte a ridurre lo spreco della risorsa idrica» sono «ancora insufficienti».
CONSUMO IDRICO IN EUROPA: ITALIA AL QUARTO POSTO. Sulla base dei dati dell'ultimo Censimento delle acque per uso civile fatto sempre dall'Istat, pubblicato nel 2014 e riferito al 2012 (il prossimo sarà pubblicato nel 2016), l'Italia è ai primi posti in Europa per quantità d'acqua erogata, con 241 litri giornalieri per abitante. Nei soli capoluoghi, nel 2014, la cifra è ancora più alta e raggiunge i 245 litri.
LA MEDIA EUROPEA È DI 188 LITRI PER ABITANTE. Il nostro Paese si colloca al quarto posto nella classifica dei maggiori consumatori della risorsa idrica, subito dopo Cipro, Irlanda e Lettonia. Prendendo sempre come riferimento l'anno 2012, il consumo medio di acqua nei 28 Paesi membri dell'Unione europea è di 188 litri per abitante al giorno. Un valore che viene superato soltanto da nove Stati, tra cui l'Italia. Sono 16 invece i Paesi che 'bevono' di meno e che si attestano su valori inferiori. Lituania ed Estonia si segnalano per la loro particolare parsimonia rispetto a tutti gli altri, con una media di 100 litri d'acqua al giorno per abitante.

I due estremi: a Cosenza disperso il 77,3% dell'acqua, a Macerata solo il 6,9%

Acqua: Cosenza, Frosinone e Campobasso sono i tre capoluoghi di provincia italiani con la più alta percentuale di dispersione.

I dati che Lettera43.it ha consultato consentono di stilare una classifica delle reti migliori e delle reti peggiori per quanto riguarda le dispersioni d'acqua nei capoluoghi italiani, aggiornata al 2014. Ed è possibile anche rendersi conto di quali città, tra il 2012 e il 2014, abbiano migliorato oppure peggiorato il servizio. Al primo posto, con appena il 6,9% di dispersione, c'è Macerata, capoluogo dell'omonima provincia nelle Marche. Seguita da Piacenza (7,7%) e Udine (9,6).
In fondo alla classifica, invece, c'è Cosenza, dove l'acqua potabile sprecata (immessa nei tubi ma non erogata, perché non arriva a raggiungere il rubinetto) è pari addirittura al 77,3%. Poi ci sono Frosinone, con il 73,8% di dispersione, e Campobasso, che perde il 68,9%.
LECCE E TRANI PEGGIORANO. Passando dai valori assoluti alle tendenze, i capoluoghi protagonisti della geografia degli sprechi cambiano.
All'ultimo posto c'è Lecce, che dal 2012 al 2014 ha visto aumentare la dispersione di 18,1 punti percentuali. Seguita da Trani, con una dispersione in aumento di 15,8 punti, e da Pescara, con 15,6 punti percentuali in più.
All'opposto, i tre capoluoghi che nello stesso periodo hanno ridotto di più gli sprechi sono nell'ordine: Carbonia, dove la dispersione è diminuita di 19 punti percentuali, Padova (-15,2 punti) e Siracusa (-14,7 punti).
E Messina? Nel 2014 la dispersione nel capoluogo siciliano, colpito nel 2015 dall'emergenza idrica, risulta inferiore di circa due punti percentuali rispetto alla media nazionale, che corrisponde al 36,9%. Un risultato per certi versi sorprendente, specie se paragonato al senso comune originato dalle più recenti cronache sulla città dello Stretto.
A MILANO SPRECATO IL 15,8%. Spostando lo sguardo sui principali capoluoghi d'Italia, al primo posto per la minore dispersione c'è Milano, che fa molto meglio della media nazionale: l'acqua persa nelle reti del capoluogo lombardo è 'solo' il 15,8% di quella immessa.
La tendenza, però, è preoccupante, visto che negli ultimi due anni la dispersione è aumentata di oltre cinque punti percentuali.
Dopo Milano, la seconda grande città che perde meno acqua è Bologna, con il 26% di dispersione nel 2014. Seguita da Genova, che si colloca terza con il 27,9%.
I tre grandi capoluoghi che sprecano di più, invece, sono Napoli (42,9% di dispersione), Roma (42,5%) e la città del premier Matteo Renzi.
A Firenze, il 37,7% dell'acqua viene perduto nelle reti che dovrebbero portarla nelle case dei cittadini. Circa un punto percentuale in più sulla media nazionale.

Gestione delle reti: meglio l'acqua pubblica o privata?

Marcia per il clima a Roma, alla vigilia della Cop21 di Parigi.

Incrociando i dati sulla dispersione forniti dall'Istat con quelli che Lettera43.it ha raccolto dal Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua, è possibile sostenere che sia per i capoluoghi più virtuosi dal punto di vista dello stato delle reti idriche, sia per quelli che invece registrano le perdite più drammatiche, a prevalere è la gestione pubblica o prevalentemente pubblica.
A Macerata il servizio idrico è gestito dalla Apm (Azienda pluriservizi Macerata Spa), società interamente pubblica. A Piacenza c'è la Iren, Spa mista prevalentemente pubblica. Mentre a Udine opera Cafc Spa, società pubblica controllata da 83 Comuni e dalla Provincia di Udine.
DISPERSIONE SOTTO IL 10%. In tutti e tre i casi la dispersione si attesta sotto il 10%, molto meglio della media nazionale.
Anche a Cosenza, però, dove l'acqua dispersa nelle reti tocca il record negativo del 77,3%, il servizio idrico è in mano prevalentemente pubblica, con la gestione di Cosenza Acque Spa. A Frosinone, al contrario, dove le perdite ammontano al 73,8%, opera la società privata Acea. Mentre a Campobasso, che sconta una dispersione del 68,9%, la gestione è in carico a Molise Acque, azienda speciale di proprietà della Regione.

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