PROTESTA 30 Novembre Nov 2015 1619 30 novembre 2015

Parigi, guerrilla-art contro gli sponsor della Cop21

Un collettivo ha modificato centinaia di cartelloni pubblicitari. E svelato le contraddizioni delle aziende. Sotto gli occhi della polizia. Foto.

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La hostess di AirFrance guarda accattivante i passanti dal cartellone pubblicitario e con il dito laccato di smalto rosso sulle labbra invita al silenzio.
Accanto al suo viso cesellato si legge a caratteri cubitali: «Affrontare il cambiamento climatico? Certo che no, siamo una compagnia aerea».
E sotto: «Stiamo sponsorizzando la conferenza stampa sul clima così da apparire parte della soluzione e da fare in modo che i nostri profitti non ne risentano».
Firmato: «AirFrance, parte del problema».
600 MANIFESTI PER L'AMBIENTE. Il poster è solo uno dei 600 manifesti pubblicitari con cui il collettivo britannico Brandalism (crasi di brand e vandalismo) ha sostituito in tutta Parigi i cartelloni della società di pubblicità JCDecaux, sponsor della Cop21, la conferenza internazionale sul clima promossa dalle Nazioni Unite dal 30 novembre all'11 dicembre (foto).
Senza lanci di oggetti, senza scontri di piazza, ma con un blitz artistico, il collettivo ha cosparso la città di slogan contro il consumismo e di immagini create da 80 artisti di 19 Paesi. Parigini come Eube o stranieri come il collaboratore di Banksy, Paul Insect, o Barnbrook, l'attivista che ha creato i falsi poster delle multinazionali.

Così gli abitanti della città ferita, blindata per il vertice sull'ambiente e svuotata dalle manifestazioni a causa dello stato di emergenza, si sono ritrovati la protesta in mostra a ogni angolo.
Dal quartiere della Défense al Louvre fino a Montparnasse si possono leggere slogan contro la Total, la Volkswagen. Si possono rimirare le immagini che mettono alla berlina i grandi leader attesi all'evento, a partire da quelli occidentali, a capo dei Paesi che inquinano di più al mondo.
E le réclame contro gli sponsor della conferenza sul clima che, secondo gli attivisti, cercano attraverso il finanziamento del vertice di far dimenticare le loro responsabilità a livello ambientale. AirFrance, quindi, ma anche la società energetica Edf con le sue centrali a carbone nel Sud del mondo o il gruppo multinazionale della chimica Dow Chemicals.
L'INTERVENTO A 'POCHI METRI' DALLA POLIZIA. E si trovano anche giochi di parole su quell'état d'urgence in cui vive oggi il pianeta ma che in Francia è anche una stretta securitaria che ha portato agli arresti domiciliari anche 24 attivisti ambientalisti, in una confusione di piani divenuta evidente.
Al quotidiano Libération, un membro del collettivo Brandalism ha confidato come è stata organizzata l'azione. L'arrivo in Francia la prima settimana di novembre, poi nella notte tra il 27 e il 28 novembre il travestimento da agenti della società di insegne pubblicitarie: divisa fluo e marchio ben in evidenza. E infine, grazie alle copie delle chiavi per aprire le teche per la pubblicità, la sostituzione dei cartelloni. Il tutto con la polizia, schierata in massa per l'evento internazionale, «a pochi metri».
LA SCHIZOFRENIA DEGLI SPONSOR. I movimenti di protesta creativa contro il marketing non sono una novità a Parigi.
Nella Capitale francese è attivo da anni il Rap, movimento di Resistance à l'aggression publicitaire che ha partecipato all'iniziativa sulla Cop21.
A Libé, il collettivo spiega il senso della guerrilla-art, un'azione fortemente politica e non violenta: «Ci domandiamo come JCDecaux possa risolvere i problemi del clima visto che è un importante 'inquinatore'. E gli 'inquinatori' possono fare promozione come se fossero parte della soluzione quando fanno parte del problema. Volevamo parlare di questa schizofrenia».

I maggiori sponsor della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. 

A maggio il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius aveva annunciato che il summit, 196 delegazioni e un totale di 40 mila persone, sarebbe costato circa 187 milioni di euro.
E che per questo il governo francese con l'Onu aveva deciso di fare appello alle imprese perché finanziassero almeno il 20% del vertice.
Anche la conferenza di Copenaghen, del resto, era stata finanziata per il 25% dai privati.
Le organizzazioni non governative si erano opposte, invano. Il comitato organizzatore ha assicurato che sarebbero stati scoraggiati i business meno compatibili con gli obiettivi del summit.
IL CASO EDF-ENGIE. La lista degli sponsor, che hanno il diritto di utilizzare l''etichetta' dell'evento per un anno, non risulta proprio specchiata. Già a fine maggio Oxfam e Amis de la terre avevano denunciato come Edf e Engie (l'ex Gdf Suez), due dei maggiori finanziatori del vertice pensato per chiudere con l'energia fossile, continuassero a mantenere il business delle centrali a carbone.
«Le 46 centrali a carbone impiantate in tutto il mondo da Edf e Engie», scrivevano gli attivisti verdi nella loro relazione, «emettono 151 tonnellate di anidride carbonica all'anno, cioè l'equivalente delle emissioni della Francia e 100 volte le emissioni di un Paese come il Togo».
Il management di Engie aveva replicato che guardare al passato e non alla transizione energetica messa in campo era un errore. Ma le argomentazioni sono meno efficaci degli slogan pubblicitari. Anche se sono quelli degli attivisti di Brandalism.

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