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AMBIENTE 3 Dicembre Dic 2015 1843 03 dicembre 2015

Clima, in 40 anni perso un terzo del suolo coltivabile

L'agricoltura intensiva e l'inquinamento hanno trasformato il 33% delle terre arate in superficie buona solo per fabbricati.

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In 40 anni il pianeta ha perso un terzo delle terre coltivabili.

Il 5 dicembre il mondo festeggia la giornata internazionale del suolo, ma se si continuerà con l'agricoltura intensiva che viene praticata attualmente, prima o poi non ci sarà più nessun terreno coltivabile da festeggiare.
La previsione è degli scienziati dell'università di Sheffield, che hanno presentato al congresso sul clima di Parigi un rapporto secondo cui negli ultimi 40 anni già un terzo dei terreni coltivabili è stato perso per l'erosione, e il fenomeno è in aumento.
PERSO IL 33% DEL SUOLO ARABILE. «Il tasso di erosione dei campi arati è 10-100 volte maggiore di quello di formazione del suolo, e quasi il 33% della terra coltivabile del mondo è stata persa per questo fenomeno o per l'inquinamento negli ultimi 40 anni», ha dichiarato Duncan Cameron, uno degli autori, «questo è catastrofico se si pensa che servono 500 anni per la formazione di appena 2,5 centimetri di suolo in condizioni normali».
IL SUOLO VIENE MALTRATTATO. Il continuo movimento a cui è sottoposto il terreno è la causa principale dell'erosione, hanno spiegato gli esperti.
Il fenomeno è dovuto principalmente al continuo 'disturbo' del suolo con l'aratura e la raccolta, perché se la terra è smossa in continuazione è più esposta all'azione dell'ossigeno dell'aria, e rilascia le sue sostanze organiche nell'atmosfera.
La perdita di integrità che ne consegue ha un impatto sulla capacità di trattenere l'acqua, rendendo più difficile la crescita delle piante.
I FERTILIZZANTI SONO UN PALLIATIVO. Questo rende necessario un uso massiccio di fertilizzanti chimici, il cui utilizzo è da solo responsabile del 2% del consumo di energia del mondo, con tutte le conseguenze negative conosciute, a partire dall'inquinamento delle acque.
«Il tasso di perdita del terreno è in aumento», ha spiegato Cameron , «stiamo creando un suolo adatto solo a ospitare un fabbricato».
Le soluzioni proposte dal rapporto sono in parte 'tradizionali', come la rotazione delle colture e il ritorno ad un uso intensivo di fertilizzanti naturali come il letame, e in parte moderne, con lo sviluppo di varietà di piante che abbiano meno bisogno di fertilizzanti.
NEL 2050 9 MILIARDI DI BOCCHE DA SFAMARE. Per sfamare i nove miliardi di persone che popoleranno la Terra nel 2050 la produzione agricola dovrebbe aumentare del 50%, e potrebbe essere ottenuta facendo entrare nel circolo virtuoso anche quei terreni che ora sono tenuti a pascolo, che costituiscono il 30% del totale di quelli coltivabili.
«Non siamo ancora vicini al punto di non ritorno», conclude il rapporto, «ma è giunto il momento di fare qualcosa per invertire il declino».

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