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BRACCIO DI FERRO 5 Dicembre Dic 2015 1500 05 dicembre 2015

Cop21, il vertice diventa una guerra tra ricchi e poveri

I Paesi poveri chiedono aiuti a Usa & co: 183 miliardi per l'emergenza climatica. Ma spunta l'ipotesi prestito. Il Ghana: «Così ci indebitiamo per le colpe altrui».

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La Cina emette 11 miliardi di tonnellate di Co2 all'anno.

Sta diventando una guerra tra ricchi e poveri il vertice Cop21 sui cambiamenti climatici in corso a Parigi.
I negoziati si svolgono a porte chiuse, ma le indiscrezioni apparse sulla stampa internazionale riferiscono di un forte malcontento tra Cina (che avrebbe bloccato a un certo punto le trattative), India, Sudafrica e altre nazioni in via di sviluppo.
Obiettivo del vertice è non solo porre obiettivi comuni per la mitigazione del riscaldamento globale, ma anche determinare aiuti economici per i Paesi poveri.
AIUTI ECONOMICI DAI PAESI INQUINATORI. Infatti le nazioni in via di sviluppo da un lato subiscono più pesantemente le ricadute dei cambiamenti climatici (per esempio l'avanzare dei deserti), dall'altro faticano maggiormente a trovare i fondi per adeguare la loro produzione industriale a standard più sostenibili per l'ambiente.
Peraltro, sono i Paesi più industrializzati a inquinare maggiormente, quindi le nazioni meno industrializzate stanno di fatto pagando il prezzo dell'inquinamento altrui.
L'idea è che le nazioni ricche (e più inquinanti) forniscano aiuti economici ai Paesi poveri. La cifra degli aiuti, stando alle indiscrezioni, si aggira intorno ai 200 miliardi di dollari, cioè 183 miliardi di euro.
Sembra semplice in teoria, ma in pratica ci sono due questioni aperte, che complicano i negoziati.
LA CINA SUPERA LA GERMANIA. Primo: visto che l'economia globale sta cambiando rapidamente, come si divide il mondo in “ricchi” e “poveri”, in “più inquinanti e “meno inquinanti”?
Secondo: come esattamente verranno elargiti gli aiuti?
Partiamo dal primo punto. Nell'ultimo decennio alcune grandi nazioni precedentemente considerate “in via di sviluppo” hanno vissuto una crescita economica senza precedenti. E hanno cominciato a inquinare parecchio.
Nella “top five” dei Paesi che emettono più anidride carbonica figurano Cina (11 miliardi di tonnellate annui) e India (2,6) che ad oggi inquinano più di Giappone (1,4 miliardi di tonnellate di Co2 emessi ogni anno) e Germania (0,8).

Il Ghana contro l'ipotesi prestito

La presentazione del logo di Cop21 Parigi 2015.

Le nazioni occidentali avrebbero chiesto di inserire dunque anche Cina e India nel gruppo di nazioni “ricche e inquinanti” che devono fornire aiuti anziché riceverne.
New Delhi e Pechino non negano di essere oggi molto più benestanti del passato e di essere responsabili di una buona fetta dell'inquinamento. Però fanno notare che il loro sviluppo è recente, mentre Europa e Usa sono industrializzati (e dunque inquinano) da almeno 100 anni.
Dunque le nazioni occidentali hanno «una responsabilità storica» che «non possono evadere», ha affermato il capo della delegazione cinese Su Wei, intervistato dal Guardian. «Il punto è che il problema [del riscaldamento globale] è stato causato dai Paesi sviluppati» ha detto il diplomatico al quotidiano inglese. Tradotto: voi inquinate da secoli, noi da qualche decennio, dunque spetta a voi pagare.
BRACCIO DI FERRO SUL TIPO DI ASSISTENZA. Nel gruppo dei Paesi donatori, per il momento, sembra esserci un consenso sull'importo da fornire in “assistenza relativa ai cambiamenti climatici” ai Paesi poveri.
Il problema sta nel definire che cosa significa “assistenza” e cosa s'intende per “relativa ai cambiamenti climatici”.
Stando alle indiscrezioni apparse sui media internazionali, pare infatti che i Paesi donatori intendano includere nel pacchetto anche dei prestiti, e che invece le nazioni povere siano poco inclini ad accettare questa soluzione: «Non possiamo indebitarci a causa dei cambiamenti climatici, perché non siamo noi i responsabili di quello che sta succedendo», ha detto sempre al Guardian il ministro dell'Ambiente del Ghana, Pa Ousman Jarju.
TRA ADATTAMENTO E MITIGAZIONE. Un altro ostacolo sta poi nel fatto che gli aiuti per i cambiamenti climatici si inseriscono in due categorie distinte. Da un lato ci sono gli aiuti all'“adattamento”: visto che i cambiamenti climatici stanno causando danni economici alle nazioni in via di sviluppo, si tratta di risarcirle in qualche modo e aiutarle ad affrontare un clima diverso e più ostile (per esempio gli uragani più frequenti, o il clima più arido che rende l'agricoltura più difficile).
Poi c'è la “mitigazione” dei cambiamenti climatici, cioè l'idea di aiutare le nazioni in via di sviluppo a fare investimenti per produzioni industriali e agricole meno inquinanti.
I Paesi donatori sono inclini a investire più nella “mitigazione”, per esempio sovvenzionando o contribuendo a sovvenzionare l'energia verde. Mentre i Paesi poveri chiedono anche sostegni al cosiddetto “adattamento”, che vedono come una sorta di compensazione per l'inquinamento delle nazioni ricche che si fa sentire anche nelle zone povere.

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