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AZIENDE 27 Gennaio Gen 2016 1158 27 gennaio 2016

Enel, il nuovo sito è un'opportunità sprecata

Il Gruppo si rifà il look. Dimenticando il pragmatismo. A noi resta solo il telefono.

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Se Enel vi ha cambiato il palo della luce crollato sulla strada provinciale prospiciente il lago Maggiore dopo un anno e tre mesi di rimpalli tra Roma e Madrid e un’amica che ha casa dalle parti di Varese osserva da oltre due il suo mestamente appoggiato sul muro di cinta del giardino, dopo aver rinunciato a insistere, capirete che dall’annuncio della «nuova brand identity di Enel» vi aspettate una sola cosa.
Che oltre il tema dell’«open power» su cui si basa la nuova strategia, oltre al logo sfumato, luminoso, volutamente incompiuto e perciò aperto a nuove sperimentazioni, oltre al coinvolgimento diretto di «clienti e stakeholder» richiesto e invocato, funzionino appunto i servizi.
E LA COLLABORAZIONE COI CLIENTI? Vi aspettate, insomma, che quanto sostiene l’amministratore delegato Francesco Starace durante la presentazione del progetto in un albergone alla periferia di Madrid in merito alla «collaborazione con i clienti» sia valido per iniziative diverse rispetto alla questua e al piagnisteo.
MODALITÀ POCO CHIARE. Le modalità di questo coinvolgimento non risultano chiaramente dal sito appena mandato online. Per carità, bello, elegante e ricco di raffinati filmati, ancorché si stenti a credere che vi abbiano lavorato 100 persone e un pool di consulenti che va da Wolff Olins e Lagardère a Saatchi&Saatchi: ma dopotutto Enel è presente in 32 Paesi, ed è ovvio che tanti vogliano dire la loro.
«Con il rinnovo del nostro brand stiamo adattando l’immagine di Enel ai cambiamenti in corso all’interno del Gruppo e alla rapida evoluzione del settore energetico, evoluzione di cui siamo alla guida», dice l’amministratore delegato e direttore generale di Enel, Francesco Starace.
PER L'AZIENDA UN SIMBOLO D'INNOVAZIONE. «Il concetto di apertura che sintetizziamo con l’espressione inglese open power ci posiziona come un Gruppo innovativo e sostenibile che lavora per diffondere ed espandere il contenuto tecnologico delle sue attività, per garantire la sicurezza energetica e migliorare i nostri servizi a livello globale. Open power vuol dire anche valorizzare la nostra infrastruttura condividendo le conoscenze per ampliarne gli usi, così come collaborare con i clienti, i partner e gli altri stakeholder, creando così un ambiente favorevole per tutti, che assicuri e tuteli gli investimenti. Open power richiede molto più che essere semplici generatori e distributori di energia elettrica. Il nostro nuovo brand incarna pienamente la natura innovativa, sostenibile, multidimensionale e aperta del Gruppo Enel».

Neanche un cenno alla social responsability

Nessuno racconta le belle iniziative di social responsibility che Enel Greenpower porta in giro per il mondo, ed è un peccato perché tanti di noi, sulle vicende di empowerment femminile in India, in Pakistan e America Latina ci siamo commossi fino alle lacrime; nessuno ricorda che le centrali Enel sulle Alpi vennero costruite già negli Anni 20 e 30 del '900 secondo criteri di sostenibilità, oltre che di estetica, ed è un peccato perché sarebbe stato un bel tema per lo storytelling che è una delle tre sezioni (storie) del sito e perché il tema dell’ecologia ricorre ovunque.
A quanto è dato di capire è già un miracolo che il simpaticissimo Ryan O’Keeffe, da un anno direttore della comunicazione di Enel, sia riuscito a unificare in un solo indirizzo .com i 200 siti delle differenti realtà aziendali del gruppo.
MANCA UN APPROCCIO PRAGMATICO. Ha lo stile che gli deriva dalla frequentazione delle grandi banche internazionali e degli ambienti del lusso a cui il sito si ispira, purtroppo senza condividerne anche l’approccio pragmatico al cliente e cioè la vendita e lo spazio all’interazione con i clienti e i blogger accanto ai filmati delle sfilate. O’ Keeffe dice che «Enel.com è stato modellato su una nuova prospettiva, è completamente user-centric e costruito seguendo un approccio mobile-first. Questo sito innovativo sarà la manifestazione online della nuova filosofia del rebranding del gruppo, aperta e più orientata agli stakeholder».
CI RESTA SOLO IL VECCHIO TELEFONO. In effetti, stakeholder potremmo essere anche noi, in quanto possibili azionisti (il titolo Enel mantiene dopotutto un rating inalterato fisso su buy da tempo) e in quanto utenti. Se poi, da utenti, abbiamo un problema con la luce, ci attacchiamo al telefono come ai vecchi tempi.

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