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SCIENZA 1 Febbraio Feb 2016 0900 01 febbraio 2016

Giornalismo scientifico, gli errori più comuni

Statistiche interpretate male. Generalizzazioni. Traduzioni sciatte dei termini. Lista dei difetti più frequenti degli articoli che riportano studi e ricerche.

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Giornalismo e scienza non sempre vanno d'accordo.
Per spiegare i risultati degli studi spesso i giornalisti tendono a semplificare o ad ampliare la portata delle notizie, tradendo quindi lo spirito vero della ricerca a favore di titoli a effetto.
La testata online Vox ha chiesto a studiosi di scienze sociali quali sono gli errori più comuni commessi da chi scrive un articolo sui loro studi.
Ecco che cos'hanno risposto.


Il sito della rivista scientifica Science.

1. Si ''vendono'' risposte a problemi sociali in realtà molto più complessi

Non è raro imbattersi in titoli del tipo ''La scienza ci spiega come essere felici'', ''Suggerimenti della scienza per lavorare in modo più produttivo'' o ''Come crescere figli senza problemi psicologici''.
UNO STUDIO È POCO. Appare improbabile che i ricercatori siano in grado con una sola ricerca di dare una risposta a questioni così complesse.
Temi di questo genere sono affrontati da più studi e richiedono anni per arrivare a un qualche risultato.

2. I giornalisti non capiscono che le ricerche hanno un focus molto ristretto

Avere più denaro aumenta la felicità?
Stare seduti tutto il giorno causa depressione e fa aumentare di peso?
Pochi studi affrontano questioni così generali.
CAUSA-EFFETTO GENERALIZZATE. «È estremamente raro trovare rapporti diretti di causa-effetto nelle scienze umane», ricorda Kevin Smith, studioso di psicologia politica all'università di Nebraska Lincoln.
Le ricerche in genere si focalizzano nell'individuare le condizioni sotto le quali determinate situazioni avvengono (per esempio: il denaro può aumentare la felicità se si parte da una condizione di povertà).

3. Avere l'ossessione per il nuovo: lo scetticismo non esiste

Se si pubblica un nuovo studio con una notizia sorprendente i giornalisti tendono a enfatizzarla, tralasciando il fatto che sia la prima o l'unica in quel settore.
Gli scienziati sono invece molto più scettici.
Un singolo studio con una coincidenza statistica rilevante può essere un semplice colpo di fortuna.
Questo dubbio può essere fugato solo replicando l'esperimento.
Ecco perché i documenti che passano in rassegna e sintetizzano ricerche condotte su uno specifico tema sono estremamente utili.
POSSIBILI ANCHE TESI CONTRASTANTI. Va inoltre ricordato che una ricerca che porta a una conclusione contraria non necessariamente invalida lo studio originale.
I giornalisti tendono a considerare controversi i risultati contrastanti. Gli scienziati invece li considerano semplicemente eccezioni.

4. Si ignora che molte ricerche made in Usa sono condotte su studenti

I ragazzi dei college statunitensi spesso provengono da famiglie benestanti, non hanno bisogno di lavorare e non hanno orari regolari.
NON RAPPRESENTANO LA SOCIETÀ. Per quanto possano essere una comoda base di partenza per gli studi sociali, non rappresentano tutta la società.
È un po' quello che avviene quando si fanno studi medici sui topi: danno risultati interessanti, ma non sono immediatamente applicabili all'uomo.

5. Incapacità di leggere le percentuali in modo corretto

Dire che tra le persone che guardano la tivù per più di sette ore al giorno la percentuale di sviluppare il diabete è maggiore del 50% rispetto al resto della popolazione non significa che chiunque si trovi in quella situazione abbia una probabilità del 50% di diventare diabetico.
EVENTI COMUNQUE RARI. Michael Grander, studioso dell'università dell'Arizona che si occupa di studi sul ciclo del sonno, spiega che «se un evento ha il 50% di probabilità in più di verificarsi rispetto a un altro che avviene solo nell'1% dei casi, bene, stiamo parlando di un qualcosa che si verifica nell'1,5% dei casi, ovvero è comunque raro» .

6. «Statisticamente significativo» non vuol dire per forza «affidabile»

Quando un ricercatore dice che i risultati sono «statisticamente significativi» vuol dire che i risultati non sono da attribuire al caso.
Ma non vuol dire che siano affidabili.

7. Tradurre in modo sciatto i termini scientifici

Gli psicologi possono usare termini specialistici nelle loro ricerche.
I redattori cercano di rendere la terminogia scientifica più semplice e quindi più fruibile per i lettori.
COSÌ SI PERDONO LE SFUMATURE. Il rischio però è che si perdano per strada sfumature importanti.

8. Poco spirito critico sulle dichiarazioni degli intervistati

Tra quello che la gente dichiara e ciò che la gente realmente fa passa un'enorme differenza.
«Molti giornalisti danno per scontato che ciò che si dichiara di fare equivalga a ciò che poi si fa», sottolinea Betty Paluk, esperta di psicologia sociale all'università di Princeton.
COMPORTAMENTI REALI POCO STUDIATI. «Gli studi che fotografano i comportamenti reali, e cioè spese, risultati di test e gusti, sono molto più rari dei sondaggi dove si chiede alle persone di descrivere il proprio comportamento», conclude la ricercatrice.

9. Parlare degli articoli di studi non pubblicati senza avere dubbi sui risultati

Capita che gli studiosi pubblichino documenti preparatori nei loro siti web personali o che gli uffici stampa delle università promuovano presentazioni di conferenze come fossero nuovi paper.
SERVE UNA VALUTAZIONE. Se però «non sono stati ancora sottoposti a peer review (ovvero valutati da specialisti per poter essere considerati pubblicabili, ndr) potrebbero non essere affidabili», spiega Ingrid Haas, ricercatrice di psicologia politica all'università di Nebraska Lincoln.

10. Non rinviare i lettori allo studio originale

W. Keith Campbell, psicologo dell'università della Georgia che si occupa di narcisismo, invita i giornalisti a rinviare al testo completo delle ricerche.
«Ho pubblicato di recente uno studio che è stato utilizzato per una news acchiappa clic il cui tema centrale era 'le persone che guardano Star Wars per venire incontro alle loro esigenze narcisistiche'», racconta Campbell.
LETTORI INFASTIDITI. Il risultato? «Molti lettori nei commenti si sono mostrati infastiditi e sono andati a leggere il documento originale per capire il vero senso della ricerca».

11. Dimenticare che correlazione non significa rapporto di causa-effetto

«Il fatto che in un gruppo si mangino preferibilmente carote non significa che mangiarle o no determini l'appartenenza al gruppo», sottolinea Grander, «significa semplicemente che che è più frequente che chi le mangia appartenga al gruppo. È compito di uno studio successivo analizzare l'eventuale nesso di causa-effetto».

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