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SCIENZA 15 Febbraio Feb 2016 1907 15 febbraio 2016

Onde gravitazionali, l'Italia al centro dei progetti futuri

Fulvio Ricci, il coordinatore del team Virgo: «Abbiamo sviluppato tecnologie in moltissimi settori, utili anche per la costruzione di nuovi rivelatori».

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L' interno dell' alloggio laser della grande antenna Virgo per le onde gravitazionali.

La storia delle onde gravitazionali risale alle intuizioni di Einstein e a tutti gli scienziati che fin dagli anni '60 hanno cercato di captarle con i mezzi che avevano a disposizioni. Ma adesso che sono state intercettate, è il caso di dire che il bello deve ancora venire, sia in termini di nuove conoscenze su fenomeni dell'universo ancora sconosciuti, sia in termini di ricadute per l'industria, quella italiana innanzitutto.
Ne è convinto Fulvio Ricci, il coordinatore della collaborazione internazionale Virgo che l'11 febbraio ha annunciato la scoperta a Cascina (Pisa), in contemporanea con il team americano gemello Ligo. «Abbiamo sviluppato tecnologie ottiche, meccaniche, nel settore dei sensori e nei sistemi di controllo», ha detto riferendosi ai risultati raggiunti dalle aziende italiane che hanno contribuito al progetto e che sono coinvolte anche nella realizzazione del rilevatore giapponese Kagra.
«LE RICADUTE ARRIVERANNO, COME CON APOLLO». «Non vediamo immediatamente le ricadute, ma arriveranno, come è accaduto per le missioni Apollo», ha detto Ricci a margine di un'affollatissima conferenza organizzata a Roma dall'Università Sapienza lunedì 15 febbraio. Tantissimi i giovani e solo posti in piedi nell'aula dedicata a Edoardo Amaldi, che in Italia è stato pioniere della ricerca sulle onde gravitazionali. Con lui aveva costruito i primi rivelatori Guido Pizzella, che ha seguito la conferenza seduto in prima fila.
«La ricerca sperimentale sulle onde gravitazionali è nata proprio qui negli anni '70», ha detto Ricci, che nella stessa aula ha seguito la sua prima lezione di fisica, «con Amaldi che parlava di meccanica».
LA SCOPERTA APRE NUOVI CAMPI D'INDAGINE. La scoperta delle onde gravitazionali, ha detto ancora Ricci, «è uno strumento straordinario che permette di osservare cose che prima non era possibile vedere». Si potranno vedere e studiare, per esempio, stelle di neutroni, buchi neri e supernovae, fino a cogliere quello che i fisici chiamano il «rumore stocastico di fondo», ossia le onde gravitazionali generate dal Big Bang. Per quest'ultimo obiettivo saranno probabilmente necessari interferometri attivi nello spazio, come Lisa dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), ma anche da Terra si potrà fare molto, a patto di «giocare sulla collaborazione», ha detto Ricci.
UN TERZO RILEVATORE IN COSTRUZIONE. Ci vorranno infatti almeno tre rivelatori per localizzare questi nuovi oggetti dell'astronomia: oltre ai due Ligo attivi negli Usa e a Virgo, che si trova a Cascina (Pisa) e al quale l'Italia collabora con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). A questi, fra il 2019 e il 2020, potrebbe aggiungersi il giapponese Kagra, alla realizzazione del quale sono coinvolte molte industrie metalmeccaniche italiane medio-piccole, ha osservato Ricci. Contribuiscono soprattutto costruendo dispositivi sofisticati come i sistemi di sospensione degli specchi e quelli di attenuazione sismica. «Stiamo facendo il possibile - ha detto Ricci - e siamo molto attenti a sostenere lo sviluppo in questa direzione». È infine possibile, ha concluso, che ai quattro rivelatori possa aggiungersene un quinto, recentemente annunciato dall'India.

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