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TECNOLOGIA 17 Febbraio Feb 2016 1334 17 febbraio 2016

Apple, non c'è business senza privacy

Cupertino "blinda" l'iPhone del killer di San Bernardino. Gli esperti: «Ragioni etiche? No, è una questione di affari».

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Tim Cook.

Nuovo braccio di ferro tra Apple e le autorità giudiziarie Usa.
La casa di Cupertino s'è opposta alla decisione del giudice federale americano Sheri Pym che ha le ordinato di forzare il codice criptato dell'iPhone5 dell'attentatore di San Bernardino, Syed Rizwan Farook, che nel dicembre 2015 uccise 14 persone.
Apple sostiene che la richiesta creerebbe un «precedente pericoloso». L'amministratore delegato Tim Cook ha spiegato che la decisione di opporsi a questo ordine «non è qualcosa che prendiamo alla leggera. Riteniamo di dover far sentire la nostra voce di fronte a qualcosa che consideriamo un abuso da parte del governo Usa».
I DATI DELL'IPHONE SONO CIFRATI. «I dati dell'iPhone sono cifrati e collegati alla password dell'utente, quindi non possono essere letti nemmeno da Apple, o almeno così dichiara Cupertino», spiega l'esperto in sicurezza informatica Davide Del Vecchio.
«La tecnologia sta facendo passi da gigante e, di fatto, con l'impiego di password, cloud computing e crittografia, da una parte la privacy è sempre più tutelata, dall'altra le indagini sono rese più complesse», aggiunge Nanni Bassetti, esperto in informatica forense.
IL GRAN RIFIUTO DI CUPERTINO. «Di certo i dati sono protetti da un complesso sistema di crittografia», prosegue Bassetti, «si favoleggia che esista una backdoor, una porta che consenta di accedere alle informazioni. In realtà, non si sa se si tratta di leggenda o realtà».
Intanto l'azienda ha respinto al mittente anche la richiesta di realizzare un sistema per consentire l'accesso alle informazioni dei Melafonini: «Nelle mani sbagliate questo software permetterebbe di sbloccare qualsiasi iPhone. E mentre il governo può sostenere che il suo uso sarebbe limitato a questo caso, in realtà non c'è modo di garantire tale controllo».
IL BUSINESS PRIMA DELLA PRIVACY. Per gli esperti, creare un sistema per leggere i dati richiederebbe comunque tempi lunghissimi.
«Apple ha a cuore la privacy degli utenti non per motivi etici ma per motivi di business», precisa Del Vecchio, «se si scoprisse che ha accesso ai dati dei clienti o accettasse di creare un software che permetta di decrittarli perderebbe buona parte del suo mercato».
Un po' come un fabbro che vendesse una porta blidanta assicurando che è invalicabile e poi dicesse di avere una chiave speciale per aprirla.
L'UTENTE MEDIO NON RISCHIA. Inoltre, un sì alle autorità Usa potrebbe aprire la strada a richieste analoghe da parte di altri governi, tra cui quello cinese che è uno dei loro mercati più interessanti.
E anche nel nostro Paese potrebbe essere fatta una rogatoria internazionale per chiedere l'accesso ai dati.
Bassetti precisa comunque che, se anche Cupertino cedesse, non ci sarebbe rischio per la privacy dell'utente medio. L'accesso ai dati è possibile solo se si ha il telefono in mano, non da remoto. Un attacco al telefono può avvenire solo se si scarica un malware oppure se ci si collega a reti wifi non sicure. In teoria anche i servizi segreti possono entrare nei telefonini delle persone ma questo presupporrebbe un accordo con i provider e l'impiego di uomini e mezzi che, appunto, non sarebbe pensabile per intercettare un utente qualunque.

Twitter @PierLuigiCara

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