SCIENZA 2 Marzo Mar 2016 1109 02 marzo 2016

Marte, le tappe di avvicinamento allo sbarco dell'uomo

La Nasa dopo il rientro di Kelly: «Un passo importante per metter piede sul Pianeta rosso». L'obiettivo è il 2030. Ma restano ancora diverse incognite.

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Il suolo di Marte ripreso da Rover Opportunity.

Trecentoquaranta giorni in orbita.
Sono quelli trascorsi dall'americano Scott Kelly e dal russo Mikhail Kornienko, rientrati sulla Terra la mattina del 2 marzo a bordo della navetta Soyuz che ha ufficialmente messo fine alla loro missione a bordo della Stazione spaziale internazionale.
Una spedizione da record, durante la quale sono stati raccolti dati preziosi per aprire la via alle future missioni dell'uomo verso Marte.
Durante questo periodo, infatti, i parametri vitali di Kelly sono stati confrontati con quelli del gemello Mark, rimasto a Terra, per capire gli effetti sull'organismo umano di una lunga permanenza in assenza di peso.
UN PASSO AVANTI VERSO MARTE. «La missione di Kelly ci ha aiutato a fare un passo avanti nell'esplorazione spaziale e a portare l'America su Marte», ha detto l'amministratore capo della Nasa Charles Bolden, commentando il rientro dell'astronauta americano. «Scott» - ha aggiunto - «è diventato il primo cittadino statunitense ad aver trascorso un anno nello spazio e, in questo modo, ci ha aiutato a fare un passo gigantesco nel posare i piedi sul Pianeta rosso». Almeno 400 i test cui si sono sottoposti Kelly e il suo collega russo Kornienko. Test che, assieme a quelli condotti a terra sul fratello dell'astronauta, permetteranno di studiare il modo in cui l'uomo risponde ad assenza di peso, isolamento, radiazioni e stress durante una lunga permanenza in orbita.
L'UOMO SUL PIANETA ROSSO NEL 2030? Lo scorso ottobre la Nasa aveva annunciato di non esser mai stata tanto vicina allo sbarco dell'uomo sul Pianeta rosso, fissando nel 2030 un termine ragionevole entro il quale compiere lo storico passo.
Parola dell'amministratore capo Bolden, secondo il quale l'obiettivo finale è quello di «espandere la presenza umana nel sistema solare e portare uomini su Marte».
MISSIONE NASA POSTICIPATA. Anche per questo era stato salutato con successo il budget di 19,3miliardi di dollari concesso a fine 2015 dal Congresso all'ente spaziale. A raffreddare gli animi era però intervenuta la sospensione del lancio del lander che sarebbe dovuto atterrare su Marte nel 2016: la missione InSight, il cui compito sarebbe stato quello di studiare l’interno del pianeta e il rilascio di calore che ne consegue, è stata posticipata di due anni a causa dell’impossibilità di riparare una perdita a uno dei principali strumenti della sonda, il Seis (Seismic experiment for interior structure), in pratica un sismografo come quelli che rilevano le onde sismiche dei terremoti terrestri.
DALL'AGOSTO 2012 C'È CURIOSITY. Da oltre tre anni si trova invece sul Pianeta rosso Curiosity, il rover che dall'agosto 2012 sta esplorando Marte per raccogliere informazioni utili ai ricercatori ai fini di comprendere meglio il clima del pianeta, le sue caratteristiche geologiche e progettare un’eventuale futura missione con esseri umani. Addirittura da 12 Opportunity scandaglia la superficie del pianeta senza soluzione di continuità.

Sonde europee pronte al decollo

Un'immagine di Marte.

In Europa i passi verso Marte sembrano procedere in maniera più spedita rispetto all'altro lato dell'oceano. Merito della missione realizzata dall'Agenzia spaziale europea (Esa) in collaborazione con l’omologo russo Roscosmos e con un fondamentale apporto dell’Italia.
La prima missione partirà il 14 marzo e, in circa nove, mesi porterà su Marte due sonde: una sonda madre, chiamata ExoMars trace gas orbiter (Tgo), che orbiterà attorno al pianeta a un'altezza di 400 km e che appena giunta nell'orbita prevista sgancerà un lander dimostrativo, chiamato Schiaparelli in onore dell'astronomo italiano famoso per i suoi studi su Marte.
Entrambe sono state realizzate in Italia, nei laboratori di Torino di Thales Alenia Space, società franco italiana che le ha progettate e costruite.
SECONDA MISSIONE TRA DUE ANNI. Se tutto andrà come da programma, nel maggio del 2018 partirà la seconda missione di ExoMars. Porterà un modulo di discesa e il primo rover marziano europeo, il più sofisticato mai realizzato. Grazie alle sei ruote potrà muoversi in tutte le direzioni e disporrà a bordo di un laboratorio chimico per analizzare i campioni di suolo marziano e di una piccola trivella in grado di prelevare campioni di terreno alla profondità di 2 metri, dove i raggi cosmici non sono in grado di arrivare e distruggere eventuali forme di vita.Se la missione andrà per il verso giusto, sarà solo il primo passo verso il prossimo obiettivo dell'Esa: inviare su Marte una sonda in grado di prelevare e portare sulla Terra campioni di suolo.
DISTANZA MILLE VOLTE PIÙ DELLA LUNA. Di qui a portare l'uomo sul suolo marziano, però, ce ne passa.
La distanza da percorrere per raggiungere Marte, spiegano gli astrofisici, è circa mille volte quella dalla Terra alla Luna, con velocità valutabili in circa 10-20 volte quella della Missione Apollo e una durata stimabile non inferiore a un anno. Tutto ciò, in termini fisici, significa una sorgente di energia molto più efficiente di quella con cui siamo arrivati sulla Luna, ovvero l’energia nucleare, capace di fornirne una grande quantità con una piccola massa.
Dire con esattezza quanto impiegherebbe un’astronave a raggiungere Marte, dunque, è al momento impossibile, perché non sono ancora chiari i dettagli dei sistemi di trasporto che potrebbero essere utilizzati. Sappiamo, però, quanto ci hanno messo le sonde finora inviate, peraltro con tragitti diversi per sfruttare le spinte gravitazionali di altri pianeti. La Mariner 7 impiegò 128 giorni, mentre la Viking 1 ci mise 304 giorni.
TRE STEP PER IL VIAGGIO DELL'UOMO. Il viaggio per Marte, spiegava la Nasa a ottobre, prevede complessivamente tre fasi. La prima, già in essere, è la cosiddetta Earth Reliant exploration, focalizzata, per l’appunto, sulla ricerca portata avanti a bordo della stazione orbitante e comprendente la validazione di tecnologie in condizioni di microgravità, oltre che il monitoraggio della salute umana in casi di lunga permanenza nello spazio. A questa seguirà la cosiddetta Proving Ground, in cui l’agenzia spaziale «condurrà operazioni complesse in un ambiente spaziale, prevedendo il ritorno degli astronauti in tempi dell’ordine dei giorni». E qui si fa cenno alla Luna: «Gli astronauti opereranno soprattutto nello spazio cislunare» - la regione che circonda il nostro satellite - «e la Nasa valuterà le tecnologie necessarie alla vita e al lavoro degli esseri umani in un ambiente così lontano dalla Terra». Infine, se tutto andrà bene, si passerà all’ultima fase, quella delle attività indipendenti dalla Terra, progettate in base all’esperienza acquisita sulla Stazione spaziale e nello spazio cislunare, che saranno eseguite nell’orbita di Marte, su una o più lune marziane e, poi, finalmente, sulla superficie del pianeta.

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