Trivelle: Emiliano, no ad astensione Pd
L'ULTIMO MARXIANO 22 Marzo Mar 2016 0900 22 marzo 2016

Ribellarsi è un dovere: fermiamo le trivelle

Le lobby impongono il silenzio sul referendum. La verità? Non esiste motivo per votare no.

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Complice la proprietà privata dei mezzi di informazione oltre che di produzione, il nostro rapporto con la realtà è sempre mediato dalle prestazioni narrative e dall’ordine del discorso gestiti dall’industria dei consensi e dal clero giornalistico.
Per questo, sugli schermi televisivi e sulle pagine dei giornali troviamo sempre e solo notizie e temi selettivamente scelti dal polo del Signore: di modo che si discuta e sia portato all’attenzione pubblica ciò che mai può realmente mettere in discussione l’ordine economico classista dominante.
SILENZIO TOTALE SUL REFERENDUM. Il vero compito della critica sta, dunque, sempre nel dire ciò che il potere vuole non si dica. A differenza, appunto, di ciò che fanno il circo mediatico e il clero giornalistico: che dicono sempre e solo ciò che il potere vuole che si dica.
Per queste ragioni, non si parla del referendum del 17 aprile. Silenzio totale, come se non esistesse. Nessuno ne sa nulla: e così deve essere, dal punto di vista dell’èlite dominante che detiene il monopolio dei mezzi di produzione e di informazione.
I TITOLI RILASCIATI RESTANO VIGENTI. Il referendum del 17 aprile sulle trivellazioni riguarda le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi nel mare italiano entro le 12 miglia marine dalla costa.
Il quesito interesserà tutti quanti i titoli abilitativi all’estrazione e alla ricerca di idrocarburi già rilasciati e interviene sulla loro data di scadenza.
Perché bisogna andare a votare sì? Perché il governo, con un emendamento alla legge di stabilità 2016, che va a modificare il decreto legislativo 152/2006, ha proibito tutte le nuove attività entro le 12 miglia marine: ha però – che stranezza – conservato i titoli già rilasciati. I quali potranno restare vigenti «fino a vita utile del giacimento» (sic!). Più chiaro di così.
I MOTIVI PER DIRE SÍ. Barrando la casella del sì, si darà il consenso all’abrogazione del comma 17, terzo periodo, dell’articolo 6 del dlgs n.15 del 2006, limitatamente alle parole «per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale». Barrando il no, la legge rimarrà così com’è, con tutto ciò che ne consegue.
Occorre, dunque, votare sì per opporsi alla coltivazione di petrolio e metano nelle nostre acque territoriali. Occorre votare sì per opporsi alle grandi lobby petrolifere, alle aziende – per lo più multinazionali straniere – che si arricchiscono speculando sul nostro territorio nazionale e sulle sue risorse.
IL BAVAGLIO DELL'INFORMAZIONE. Occorre, senza esitazioni, andare a votare e convincere chi ci sta intorno a fare altrettanto. Dobbiamo votare sì, per opporci allo strapotere economico delle lobby multinazionali, che in nome del profitto devastano l’ambiente e i mari italiani. Dobbiamo difendere l’ambiente, in nome di quell’etica della responsabilità (Hans Jonas) che ci impone di lasciarlo in condizioni degne alle generazioni future.
Queste lobby – non era difficile prevederlo – fanno sì che non si parli del referendum: promuovono in ogni modo l’imbavagliamento dell’informazione e, insieme, fanno opera di terrorismo mediatico. Diffondono argomentazioni infondate sulle conseguenze di una vittoria del sì: e, ovviamente, tacciono sui disastri scaturenti dall’eventuale fallimento del referendum.

Twitter @DiegoFusaro

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