AMBIENTE 19 Aprile Apr 2016 2055 19 aprile 2016

Genova, Legambiente: «Il greggio penetra nel terreno, bonifica urgente»

Incidente alla Iplom, la testimonianza del presidente regionale Grammatico: «Paghi l'azienda». Rossella D'Acqui, direttrice dell'Arpal: «La qualità dell'aria non preoccupa». Sversati 500 mila litri di petrolio. Foto.

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A Genova si corre contro il tempo per evitare che i danni ambientali prodotti dalla fuoriuscita di petrolio dall'oledotto della Iplom, con l'arrivo delle piogge previste nel fine settimana, si aggravino ancora di più (foto).
La Regione Liguria ha chiesto un vertice in prefettura, per fare il punto sull'emergenza. Intanto l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ligure (Arpal) ha eseguito i primi campionamenti. La direttrice scientifica, Rossella D'Acqui, raggiunta da Lettera43.it spiega che la situazione è tenuta costantemente sotto controllo. La procura di Genova ha incaricato l'Agenzia di svolgere accertamenti nell'ambito dell'inchiesta aperta per disastro colposo. Non tutti i dati, quindi, possono essere resi pubblici in questa fase.
IPLOM: «BONIFICA INATTUABILE A CAUSA DEL SEQUESTRO». Secondo la Iplom, lo sversamento di petrolio grezzo dalla condotta danneggiata ammonta a «circa 500 metri cubi», cioè 500 mila litri. L'azienda sostiene che il sequestro dell'oledotto, e del terreno circostante al punto di rottura, renda «di fatto inattuabile l’intervento di bonifica dell’area». Secondo l'Arpal, però, «non è esattamente così. Il sequestro impedisce il ripristino della tubazione, non le attività di bonifica».
ACQUA E ARIA: INQUINAMENTO SU DUE FRONTI. Il problema principale riguarda l'inquinamento dei corsi d'acqua: il rio Penego, il primo a subire i danni provocati dalla fuoriuscita di petrolio, e il torrente Polcevera, che sfocia nel porto di Genova. «La presenza di greggio nel torrente è ancora notevole ed evidente, ma le valutazioni quantitative rientrano nell'ambito dell'indagine che la procura ci ha affidato», precisa D'Acqui. Il secondo problema riguarda l'inquinamento dell'aria: «I valori misurati ieri pomeriggio (lunedì 18 aprile, ndr) sono nell'ordine di pochi Pm di sostanze organiche volatili», cioè di particelle nocive che possono evaporare dal petrolio. «Si tratta di concentrazioni che, dal punto di vista sanitario, anche secondo le valutazioni dell'Asl, non destano preoccupazioni», rassicura D'Acqui.
L'Arpal continuerà i rilevamenti atmosferici, soprattutto nella vicinanze di case e scuole. Ma è evidente che i rischi maggiori riguardano i corsi d'acqua e la possibilità che il greggio penetri nel terreno.
INFILTRAZIONI NEL TERRENO. Un fenomeno che, secondo la testimonianza di Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria, ha già iniziato a verificarsi: «Il danno ambientale c'è sicuramente. Sono appena tornato dal rio Penego, il primo ad essere colpito dalla fuoriuscita di petrolio». Siamo in una zona di campagna, tra le colline e i frutteti: «Qui l'odore del greggio è molto forte e l'alveo del torrente è tutto nero. Gli operai delle aziende che stanno lavorando sul posto ci hanno raccontato che il petrolio ha iniziato a scendere. Sta penetrando sotto terra e bisogna intervenire urgentemente. Se è necessario rimuovere il terreno per fare una bonfica, bisogna farlo prima che arrivino le piogge».

  • Il petrolio si è riversato nel rio Penego e nel torrente Polcevera.


VOLONTARI AL LAVORO PER SALVARE GLI ANIMALI. Grammatico è arrivato fino al punto in cui è esplosa la tubazione interrata: «Sembra effettivamente che sia esploso un tubo dell'oleodotto, che in quel punto passa proprio sotto il corso d'acqua. C'è una stazione di pompaggio nelle immediate vicinanze del rio, accessibile da una stradina. Poi l'oleodotto comincia a risalire la collina. A 10 o 15 metri d'altezza si vede il buco prodotto dall'esplosione, con la terra piena di petrolio che è scesa dentro l'alveo del corso d'acqua». Sul Polcevera si sono mossi anche i volontari della protezione animali, per salvare dall'onda nera anatre, rane, rospi e uccelli, le specie residenti più esposte al pericolo.
GRAMMATICO: «NON VENGANO SPESI SOLDI PUBBLICI». Non è la prima volta che si registrano incidenti all'impianto genovese della Iplom.
Il presidente di Legambiente Liguria ricorda lo sversamento del 2012, che però «non è paragonabile a questo. Stavolta il tratto interessato è di circa 5 chilometri, dal punto dell'esplosione fino al torrente Polcevera. In alcune zone il torrente è in secca e il letto è completamente ricoperto dal greggio».
La Iplom, continua Grammatico, «non si è nascosta» di fronte alla gravità dell'incidente, i cui «effetti devastanti sono sotto gli occhi e sotto il naso di tutti. Credo ci siano i margini affinché intervenga anche il ministero dell'Ambiente, per fronteggiare l'emergenza. Ma è evidente che in questi casi a ripagare i danni dev'essere l'azienda, non devono essere spesi soldi pubblici. Una volta realizzata la messa in sicurezza, dev'essere l'azienda a farsi carico del problema. Immagino che la Iplom sia anche assicurata per simili eventualità».
LEGAMBIENTE PRONTA A COSTITUIRSI PARTE CIVILE. Nel 2012 andò così e fu la Iplom a ripristinare il danno ambientale provocato dallo sversamento. Adesso ci si aspetta che faccia altrettanto e Legambiente è pronta a costituirsi parte civile se l'inchiesta aperta dalla magistratura arriverà a proccesso: «Abbiamo denunciato più volte l'insalubrità di quelle attività», conclude Grammatico, «siamo stati al fianco dei cittadini e continueremo ad esserlo».

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