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NUOVE FRONTIERE 24 Aprile Apr 2016 1500 24 aprile 2016

Viaggi nello Spazio, le aziende che ci scommettono

Tesla, Amazon, Google, Virgin. La corsa al Cosmo dei big dell'high tech. Tra chi punta alla Luna e chi a Marte. Per il gusto dell'avventura. Ma anche per denaro.

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«Verso l'infinito e oltre!», ripeteva Buzz Lightyear, il robot-giocattolo protagonista del film d'animazione Toy Story.
Motto che sembra essere stato adottato dai big dell'hi-tech visto il crescente interesse con cui guardano alle ''imprese'' spaziali, evidentemente non paghi dei loro lauti introiti terreni.
Ci sono aziende che puntano a viaggi ai confini dell'atmosfera terrestre, altre più ambiziose che invece vogliono colonizzare Marte o addirittura spingersi ancora più lontano.
UN BUSINESS FUTURO. Ma si tratta davvero di business o sono solo dispendiose operazioni di marketing?
«Con le missioni nello Spazio profondo le aziende puntano a costruirsi un know how che potrà essere sfruttato in un futuro in cui i viaggi spaziali serviranno a ottenere risorse da impiegare sulla Terra», ha spiegato a Lettera43.it Arun Kumar Sampathkumar, analista Senior nel settore Aerospace & Defense di Frost & Sullivan.
LA DOMANDA CRESCE. Sul fronte dei viaggi suborbitali, ovvero quelli la cui traiettoria è inferiore a quella necessaria per entrare in orbita, l'analista mette in evidenza che c'è una crescente domanda da parte dei multimilionari di turismo spaziale.
Frost stima che gli introiti derivanti da questo tipo di voli nel 2017 si aggirerà attorno ai 631,2 milioni di dollari, destinati a salire a 952,8 milioni nel 2022 per poi riportarsi sugli 811,1 nel 2023.
Numeri che comunque non tengono conto dell'ingresso di eventuali competitor nel mercato.
ENTRO IL 2023 2.600 LANCI. Ma ci sono altri player che guardano con interesse a questi esperimenti: sono le aziende che si occupano di piccoli satelliti a basse orbite (ovvero quelle comprese tra i 160 e i 2 mila chilometri).
Questo perché si studiano lanciatori sempre più efficaci che possono essere riutilizzati con un indubbio risparmio rispetto ai costi attuali. Frost stima che entro il 2023 saranno spediti in orbita oltre 2.600 veicoli spaziali, con un picco nel 2019.
Ecco le aziende che stanno tentando l'avventura spaziale.

Milner e Zuckerberg verso Alpha Centauri

L'ultimo in ordine di tempo a voler tentare l'impresa galattica è Yuri Milner.
Il 54enne russo, chiamato dai genitori come l'astronauta Gagarin, ha quote nelle maggiori società di Palo Alto: da quelle dei social network Facebook a Twitter, passando per Zynga, la specialista dei videogiochi.
È inoltre azionista delle cinesi Xiaomi (telefonia mobile) e Alibaba (commercio elettronico).
STANZIATI 100 MILIONI. Ambizioso l'obiettivo che si è prefisso: sviluppare nuove tecnologie per rendere possibile un viaggio di 20 anni dalla Terra ad Alpha Centauri, la sua stella più vicina dopo il Sole.
Sul piatto, come primo investimento per l'iniziativa, denominata 'Breakthrough Starshot', 100 milioni di dollari.
ARRUOLATO STEPHEN HAWKING. Milner ha inoltre arruolato un nome di peso: l'astrofisico Stephen Hawking. La prima fase del progetto punta a valutare le tecnologie necessarie per spedire un veicolo spaziale, non abitato e leggero come una piuma, alla distanza di 4,37 anni luce, vale a dire poco più di 40 mila miliardi chilometri, dal pianeta Terra. Un raggio laser da 100 miliardi di watt dovrebbe accelerare una nanonavicella del peso di un foglio di carta guidata da una vela non più grande di un aquilone alla velocità di 60 mila chilometri al secondo.
NEL 2015 UN'IMPRESA PER TROVARE VITA EXTRATERRESTRE. A dirigere 'Breakthrough Starshot' sarà Pete Worden, un ex direttore del centro di ricerca Ames della Nasa e vede coinvolto anche Mark Zuckerberg di Facebook. Già nel 2015 Milner e Hawking avevano annunciato un'impresa da 100 milioni di dollari che puntava a trovare altre fonti di vita fuori dalla Terra. «La Terra», ha spiegato Hawking evocando scenari da Interstellar di Chris Nolan, «è un luogo meraviglioso, ma potrebbe non durare per sempre. Prima o poi dovremo guardare altrove e Breakthrough Starshot è l'inizio del viaggio».

  • La presentazione del progetto 'Breakthrough Starshot'.

Tesla alla conquista di Marte

C'è però chi punta direttamente a colonizzare il Pianeta Rosso. Si tratta di Elon Musk, patron di Tesla Motors, l'azienda che produce auto elettriche ad alta tecnologia. Per raggiungere il suo obiettivo nel 2002 ha creato 'Space exploration technologies corporation', meglio nota come 'SpaceX, 'sulla quale anche Google ha investito per la diffusione di Internet dallo spazio. Mercoledì 27 aprile l'azienda si è sbilanciata annunciando via tweet l'intenzione di mandare la prima capsula su Marte nel 2018.
RED DRAGON AVRÀ L'APPOGGIO DELLA NASA. La navicella protagonista del progetto si chiama Red Dragon e viaggerà senza astronauti a bordo per il primo volo di prova. L'obiettivo è testarne la tecnologia per future missioni. L'iniziativa potrebbe contare anche su un appoggio tecnico della Nasa in cambio dei dati di discesa e di atterraggio di Red Dragon su Marte.


ABBATTERE I COSTI. Raggiungere Marte, come intuibile, non è un'impresa da poco, benché le distanze non siano equiparabili a quelle che separano la Terra da Alpha Centauri.Uno tra i primi problemi da superare è l'abbattimento dei costi, ovviamente stellari (si parla di 10 mila dollari per chilogrammo di materiale). Per questo motivo l'azienda ha progettato tre missili Falcon 1 e Falcon 9 e Falcon Heavy, in modo tale che siano riutilizzabili.
IL FALCON 9 ATTERRA IN VERTICALE. E proprio un Falcon 9, venerdì 8 aprile, è riuscito per la prima volta ad atterrare in verticale su una nave drone. Lo scopo della missione era lanciare verso la Stazione spaziale internazionale la capsula Dragon, a bordo della quale si trovava la prima casa gonfiabile spaziale, prototipo per future basi lunari o marziane. In realtà già nel dicembre 2015 il missile era riuscito nell'impresa ma quella volta l'atterraggio avvenne sulla terraferma dopo aver traghettato in orbita 11 veicoli spaziali per l’azienda di comunicazioni satellitari Orbcomm. Si tratta comunque ancora di voli sperimentali dove non è prevista la presenza di umani a bordo.

  • Il lancio del Falcon 9.

Amazon ci prova con Blue Origin

Diretto rivale delle ambizioni di SpaceX è Blue Origin, la società creata nel 2000 dal fondatore di Amazon, Jeff Bezos, nella periferia di Seattle. Anche Blue Origin punta a produrre razzi riutilizzabili perché consentono di tagliare nettamente i costi delle missioni spaziali. Bezos può già vantare un successo: sabato 2 aprile infatti il suo New Shepard ha eseguito il suo terzo collaudo consecutivo concluso con un atterraggio da manuale.
FOCUS SUI VIAGGI TURISTICI. Sebbene nel lungo periodo anche Blue Origin punti alle galassie, al momento vola basso, concentrandosi su viaggi suborbitali, ovvero quelli a scopo turistico, o per il trasporto di materiali nella bassa orbita terrestre. I primi test hanno dato risultati incoraggianti e, a breve, sui razzi di Bezos potrebbero volare anche persone.

  • Il volo del New Shephard.

Google premia i progetti per tornare sulla Luna

Se le altre aziende puntano su Marte e oltre, Google guarda alla Luna. L'azienda di Page e Brin promuove il Google Lunar Xprize, un premio creato nel 2007 con l'obiettivo di incentivare nuove esplorazioni del nostro satellite. Big G assegnerà 20 milioni di dollari a chi riuscirà a far atterrare un rover sulla Luna, fargli percorrere 500 metri mentre trasmette video e immagini ad alta definizione. Al momento in competizione ci sono 16 team, ma di questi solo due (l'israeliana SpaceIL e la statunitense Moon Express) hanno già pianificato i propri lanci. La gara si concluderà nel 2017 ma già sono cominciati i preparativi per una seconda fase.
NEL 2004 ASSEGNATO UN PREMIO DA 10 MLN. Big G figura tra i promotori della XPrize Foundation, una non-profit creata nel 1995 per incentivare innovazioni tecnologiche radicali in vari campi e che sostiene anche il Lunar Xprize. Il premio più importante che ha assegnato è l'Ansari XPrize, dal valore di 10 milioni di dollari per la prima organizzazione non governativa capace di lanciare (due volte nell'arco di due settimane) un veicolo spaziale riutilizzabile con equipaggio umano. Ad aggiudicarselo l'azienda aerospaziale Usa Scaled Composites per il suo programma spaziale su navette riutilizzabili Tier One, il 6 novembre 2004.

  • Video di presentazione del Google Lunar XPrize.

Virgin vuol lanciare il turismo spaziale

Fuori dal mondo hi-tech, a sognare un turismo spaziale è il patron di Virgin Richard Branson. Con la sua Virgin Galactic sviluppa navette spaziali a uso commerciali e punta quindi a viaggi di piacere.
VIAGGI DA 250 MILA DOLLARI. Il 17 ottobre 2011 l'azienda ha inaugurato nel deserto del Nuovo Messico lo Spaceport America, il primo aeroporto spaziale della storia. L'azienda punta a offrire voli a quote superiori ai 100 chilometri d'altezza per offrire sei minuti di assenza di peso. Il prezzo? 250 mila dollari a biglietto.
Il 20 febbraio 2016 Branson ha presentato la nuova navetta SpaceShipTwo Unity. I test erano stati sospesi dopo l'incidente avvenuto nel 2014 alla prima versione del mezzo in cui era morto il copilota Michael Alsbury. Il nuovo veicolo trasporterà sei passeggeri. Sarà in grado di raggiungere i 15 chilometri di quota agganciato all’aereo WhiteKnightTwo, per poi staccarsi e compiere il volo suborbitale, tra l'azzurro della Terra e l'oscurità dello Spazio.

  • La presentazione di Unity.


Twitter @PierLuigiCara

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