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SPIRITO ASPRO 4 Maggio Mag 2016 1400 04 maggio 2016

Fca-Google car, l'auto che va da sola sarà infernale

Come Christine di Stephen King, ecco l'inquietante vettura che vive senza pilota. Ci levano l'unico posto dove decidiamo noi. E chi investirà? Il graffio di Lia Celi.

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Il van 'Pacifica' della Chrysler, il modello scelto per il progetto Fca-Google.

Be', se perfino Fca alias Fiat ha abbandonato il tradizionale «wait and see», cioè l'atteggiamento non proprio spericolato con cui guarda alle innovazioni in campo automobilistico, allora significa che ci siamo: l'accordo con Google per la realizzazione di un centinaio di minivan autonomi significa davvero che la macchina che si guida da sola è dietro l'angolo.
E speriamo che il software sia abbastanza efficiente da farle prendere bene la curva.
NON SONO INFALLIBILI. Perché il fatto che una macchina non abbia al volante il pronipote di uno scimmione non significa che sia infallibile: a quanto pare i prototipi fanno i loro bravi incidenti, anche se i produttori insistono che il motivo dei sinistri è che la macchina che si guida da sola rispetta le precedenze, a differenza di quelle a guida umana.
Insomma, la colpa è sempre dell'altro: la tecnologia si evolve, lo scaricabarile no.
È ROBA DA AMERICANI. Sbaglierò, ma non mi pare di sentire fra gli italiani tutta quell'aspettativa per la piena realizzazione del termine «automobile», cioè un veicolo autonomo in tutte le fasi del movimento, non solo quella fisica ma anche quella decisionale.
È più roba da americani. Sono loro quelli che, appena è stato possibile, hanno delegato al cambio automatico la scelta delle marce, roba che per l'automobilista italiano è ancora poco meno di un'abdicazione (ironia della Storia, fu proprio un italiano, Elio Trenta, a brevettarlo nel 1931).

L'auto è l'unica cosa che riusciamo a fare andare a sinistra

Una Google Car è stata coinvolta in un incidente in California.

Negli ultimi 10 anni si registra una lenta controtendenza: i fan del cambio automatico sono passati dal 5 al 15%.
Ma per la maggioranza dei connazionali averlo è come non guidare la macchina, perché non la «sentono».
Verso il cambio non manuale, insomma, nutrono le stesse riserve che hanno per il profilattico: temono di perdere la sensibilità.
Anche se le aziende cercano di venire loro incontro con cambi super sensibili che esaltano le prestazioni e danno un'incredibile sensazione di naturalezza, in formulazione ritardante per lei e stimolante per lui.
CERTO, MEGLIO DELLA PARTNER. Non ce li vedo gli uomini italiani, che pure adorano spendere per tutto ciò che va su ruote, sbavare per una macchina che chiede loro solo di starsene seduti, anche se viaggiare un'auto che si guida da sola è sempre meno umiliante che viaggiare su una guidata dalla partner.
E poi il posto di guida è l'unico luogo in cui noi italiani abbiamo ancora l'impressione di contare qualcosa: schiacciamo qui, giriamo là, e l'auto ubbidisce.
C'È GIÀ LA POLITICA CHE FA DA SÉ. Abbiamo già da tempo la politica che si guida da sola senza bisogno di controllo da parte dei cittadini, con il cambio automatico del premier e l'automappatura satellitare delle poltrone, ma è lenta, brutta e consuma tantissimo, per non parlare di quanto inquina.
Ci è rimasta solo l'auto tradizionale ad andare a sinistra quando vogliamo che vada a sinistra. Dobbiamo proprio rinunciarci?

Chiamiamola Christine - La macchina neoliberista che investe gli immigrati

L'auto di 'Christine, la macchina infernale', film del 1983 diretto da John Carpenter e basato sull'omonimo romanzo di Stephen King.

I più raffinati cugini francesi, invece, giustificano le loro diffidenze con la filosofia.
Come sarà messa a etica l'auto che si guida da sola?
E se il suo algoritmo prevederà che, qualora sia inevitabile investire qualcuno, è meglio uccidere un solo bambino anziché cinque vecchietti, e cinque vecchietti sconosciuti piuttosto che, poniamo, un solo François Hollande?
CHI MERITA DI VIVERE E CHI NO? La questione, lanciata da Jean-François Bonnefon, psicologo dell'università di Tolosa, è solo un aggiornamento del noto «dilemma del trolley», morale umanitaria contro morale deontologica, ma ha scatenato un vespaio.
Dovremmo «insegnare» all'auto chi merita di vivere e chi può essere sacrificato.
E la lista dei sacrificabili potrebbe essere modificata a seconda delle esigenze: meglio perdere un disoccupato piuttosto che un medico, un vecchio piuttosto che un giovane, un maschio o una femmina a seconda che ci sia più bisogno di braccia o di figli.
RISOLVIAMO LA CRISI DEL WELFARE. Meglio investire un assicurato piuttosto che un non assicurato. Mettiamo nella lista delle vittime preferibili gli immigrati, i poveri, i pensionati e risolviamo la crisi del welfare.
Una macchina così avrebbe un enorme successo anche e soprattutto nella vecchia Europa.
Il primo prototipo di macchina autopilotata è stata Christine - La macchina infernale di Stephen King. Ma in futuro la realtà potrebbe regalarci qualcosa che nemmeno il suo genio sinistro poteva immaginare: Christine - La macchina neoliberista.

Twitter @LiaCeli

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