AMBIENTE 30 Maggio Mag 2016 1835 30 maggio 2016

Pantelleria, Panseca: «Incendio fatto scientificamente»

L'isola vittima di un rogo doloso. L'artista ed ex consigliere comunale a L43: «È una strage del territorio». Foto.

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Pantelleria brucia, e non è colpa del caldo.
La piccola isola vulcanica siciliana, con la sua Montagna Grande alta circa 1.000 metri, è vittima di quello che il sindaco Pd Salvatore Gabriele definisce «un atto criminale senza precedenti».
Un incendio è stato appiccato nella sera di sabato 28 maggio, quando i Canadair dei vigili del fuoco, che a distanza di tre giorni lottano ancora per spegnere le fiamme, a causa dell'oscurità non potevano rifornirsi d'acqua in mare. Il fuoco si è propagato, spinto dal forte vento che soffia spesso sull'isola.
Le fiamme hanno già bruciato 600 ettari di terreno sulla Montagna Grande e il primo cittadino ha chiesto la dichiarazione dello stato d'emergenza, affermando che i danni «sono incalcolabili» (foto).
BERNARDO: «APPICCATI QUATTRO FOCOLAI». Lettera43.it ha raggiunto per telefono Thomas Bernardo, che vive e lavora a Pantelleria. Anche se adesso ha deciso di andarsene. Partirà tra pochi mesi per Londra, dove si è già trasferito un suo amico, costretto dalla mafia a chiudere la sua attività. Anche Thomas, in passato, si è scontrato con la criminalità organizzata. Sotto il suo dammuso, in zona agricola, era stato impiantato un catramificio ormai chiuso e un cementificio, «ancora oggi privo di validi permessi». Qualche tensione pure per l'apertura di un locale, che finalmente sta per vedere la luce. Dopo il trasferimento di Thomas in Gran Bretagna, sarà affidato ad un'associazione culturale.
«Non ci sono parole per spiegare quello che è successo», racconta Thomas, «l'incendio è partito dalla sauna naturale della Montagna Grande. Un posto di una bellezza incredibile. E ha preso fuoco anche il Monte Gibele. Pare che i focolai appiccati fossero quattro, adesso è tutto distrutto».
PANSECA CONTRO GLI ABUSI EDILIZI. A Pantelleria ha casa anche Filippo Panseca, uno dei padri della computer art, inventore del simbolo del garofano rosso per Bettino Craxi.
Il leader socialista ha battezzato sua figlia, Silvio Berlusconi il secondogenito: «Dopo Tangentopoli, Berlusconi non l'ho più visto. Non ha mai incontrato nemmeno mio figlio», precisa a Lettera43.it.
Nel 1991 Panseca si presentò a Pantelleria alle elezioni comunali. Ottenne due consiglieri, ma non entrò in maggioranza e la sua avventura politica si concluse poco dopo. In veste di semplice cittadino, Panseca torna a Pantelleria ogni anno, da giugno a settembre.
Dal punto di vista politico, afferma, «le cose sono cambiate in peggio. Gli abusi edilizi sono continuati e i contadini sono sempre di meno. I terreni se li comprano i turisti, assieme alle case. Ma poi mica si mettono a coltivare. Il risultato è che i conigli avanzano. Io avevo una vigna bellissima, che è morta divorata dai conigli. La natura, quando non è curata, avanza».

«Chi appicca questi incendi ha un movente per farlo»

Filippo Panseca.

In quest'occasione, però, a devastare l'ambiente ci hanno pensato direttamente gli uomini.
Panseca non ha dubbi: «Incendi come questo sono fatti scientificamente. Chi li appicca ha un movente per farlo. Non è mica il caldo, non è colpa del sole».
La speculazione edilizia non c'entra? «Sulla Montagna Grande no», spiega Panseca, «lì è tutto demanio, tutta foresta. C'erano dei profumi incredibili. E adesso, per chissà quanti anni, ci sarà solo puzza di bruciato».
UN FENOMENO GENERALIZZATO. Il fenomeno degli incendi estivi, d'altra parte, non riguarda solo Pantelleria: «Succede anche in Sicilia, in Sardegna, in Calabria. Bisognerebbe modificare la legge e processare i responsabili non per incendio doloso, ma per tentata strage. Un incendio del genere, a Pantelleria, è grave quanto una strage. Una strage del territorio». Ogni anno sull'isola scoppiano gli incendi: «Di solito vengono spenti rapidamente, anche perché sono appiccati in zone non boschive. Stavolta è stato diverso. Sulla Montagna Grande i Canadair non potevano intervenire a causa del buio, e nell'immediatezza dell'incendio i pompieri non hanno potuto fare niente».
Bruciare la Montagna Grande significa anche sfregiare il clima dell'isola: «D'estate avviene un fenomeno stranissimo», racconta Panseca. «Le nuvole, che arrivano dal mare, vanno tutte a confluire sulla montagna, come se ne venissero attratte. E lì spariscono, perché non passano più dall'altra parte. Nella zona le piante assorbono l'umidità e mantengono il microclima di Pantelleria. Adesso, non essendoci più vegetazione, tuttto questo rischia di saltare».
L'ARTE CHE NON VEDE LA LUCE. Pantelleria ha ispirato a Panseca moltissime opere, tutte però rimaste sulla carta: «Purtroppo l'isola è così, i progetti non si sono realizzati. Uno degli ultimi l'ho proposto cinque anni fa», quando a Pantelleria naufragò un barcone. I panteschi salvarono i migranti, circa 60 persone: «Sono stati accettati dall'isola e sono rimasti a vivere là. La barca pure. È grande circa 20 metri ed è abbandonata. Avevo pensato di restaurarla in parte, trattarla con della vetroresina e poi metterla in un invaso, fatto con pietra di Pantelleria. Sulla barca ho immaginato dei pannelli fotovoltaici, che di notte avrebbero illuminato il mare. Su una fiancata della barca volevo scrivere 'Porta Europa', dall'altro 'Porta Africa'».
Il progetto, però, si è arenato: «Burocrazia. La barca è stata sequestrata dal tribunale. Ogni giorno vengono spesi soldi pubblici, che vanno al proprietario dell'area recintata dove è stata portata. Bisognava chiedere il dissequestro del mezzo, poi uno spazio al demanio per realizzare il momumento... tanti di quei permessi che mi sono scoraggiato. Se invece uno costruisce case abusive, oppure appicca il fuoco, glielo lasciano fare senza problemi».

Twitter @davidegangale

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