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SCANDALO 30 Maggio Mag 2016 2045 30 maggio 2016

Ricercatori contro il cancro, fondo pensionistico investe in tabacco

Oltre 210 milioni di sterline in azioni della Bat. Altri 344 nella Royal Dutch Shell. Gli scienziati si ribellano: «Un oltraggio».

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I locali del Cancer research Uk all'Università di Cambridge.

Per tutta la loro vita lavorativa combattono l'industria del tabacco. Poi, quando vanno in pensione, una parte del loro assegno viene dal business delle bionde. Il tutto a loro insaputa. È quanto succede agli accademici legati al Cancer Resarch Uk, l'istituto per la ricerca sul cancro del Regno Unito, il cui fondo pensione investe sulle grandi multinazionali del fumo.
La notizia, rivelata dal Guardian, ha destato scandalo in Gran Bretagna. Secondo il quotidiano, il fondo ha incanalato risorse nelle azioni di British American Tobacco (Bat), secondo produttore al mondo di sigarette.
ATTIVO DI 49 MILIARDI. Fino al 2015 il fondo pensionistico (denominato Universities Superannuation Scheme, o Uss) ha collocato 211 milioni di sterline (circa 280 milioni di euro) nella Bat, quinta holding per quota d'investimenti.
Investimenti fruttuosi, se è vero che lo Uss ha fatto segnare nel 2015 un attivo da 49 miliardi di sterline.
Nondimeno «un oltraggio» per gli scienziati, come ha commentato una ricercatrice. Il fondo ha scelto, con criteri strettamente economico-gestionali, anche altri partner d'investimento inopportuni per chi conduce ricerche sul cancro, come il colosso degli idrocarburi Royal Dutch Shell (344 milioni di sterline di versamenti).
Ma la Bat va oltre il tollerabile, ha insistito la scienziata citata dal Guardian, «perché significa che, seppure solo indirettamente, attraverso il nostro lavoro e il nostro tempo è stato prodotto denaro poi investito per far crescere e sostenere l'industria del tabacco».
UNA RICERCATRICE: «INCOMPATIBILE COL NOSTRO LAVORO». Un autentico controsenso. «Il lavoro che i nostri istituti svolgono sotto la guida del Cruk», ha proseguito la ricercatrice anonima, «è indirizzato a un unico fine e le donazioni che ci vengono destinate sono giustamente sottoposte a controlli per verificare che tutto il denaro sia speso efficacemente e utilmente nella battaglia contro il cancro. Come è possibile che questo sia compatibile con il fatto che molti di noi andranno in pensione ricevendo comodamente denaro guadagnato grazie a investimenti nell'industria del tabacco?».
La Uss replica assicurando di essere un fondo gestito in modo «responsabile» e con «criteri etici», e di aver sottoscritto con i partner accordi in base ai quali questi ultimi si impegnano a «riformarsi».
Ma l'industria del tabacco, nell'ottica della European Public Health Association (Eupha), «non è riformabile».
E il professor Martin McKee, presidente dell'Eupha, indica ai fondi europei l'esempio dell'Australia, dove le istituzioni previdenziali hanno semplicemente «disinvestito tutto il denaro dall'industria del tabacco». Lo scandalo britannico, forse, è solo un inizio.

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