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NOTIZIE DALLO SPAZIO 30 Maggio Mag 2016 2008 30 maggio 2016

Rosetta, sulla cometa gli ingredienti della vita

Individuati con certezza amminoacidi e molecole che portano alla loro formazione. Intanto uno studio dell'Università della California ipotizza: Kepler-62f potrebbe essere abitabile.

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La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko fotografata dalla sonda Rosetta a una distanza di 63,4 chilometri.

La cometa conosce gli ingredienti della vita. Grazie alla missione Rosetta, sviluppata dall'Agenzia spaziale europea, gli scienziati hanno ormai raggiunto prove certe. Gli ultimi risultati sono stati pubblicati da Kathrin Altwegg dell'Università di Berna, sulla rivista Science Advances. Che le comete fossero 'corrieri' di molecole fondamentali per la vita, era un'ipotesi molto affascinante. Molti gli indizi, ma finora nessuna prova. Adesso è arrivata anche quella.
IL PRIMO INDIZIO. Una prima indicazione significativa era arrivata alcuni anni fa, grazie alla missione americana Stardust, che aveva raccolto con un retino e riportato sulla Terra alcuni campioni di polveri di una cometa. Al suo interno furono ritrovati alcuni amminoacidi, i mattoni base delle proteine, ma il sospetto che i campioni potessero essere stati contaminati durante il rientro erano molti, tanto da non poterli considerare come puri campioni di cometa.
LA PRIMA CERTEZZA. La prima certezza arriva ora da Rosetta, la missione europea realizzata con un fondamentale contributo italiano, che ha studiato da vicino, facendo atterrare anche un lander, la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
LE COMETE SONO FABBRICHE CELESTI. Gli strumenti di Rosetta non solo hanno trovato la glicina (un amminoacido), ma anche le molecole che portano alla sua formazione, permettendo così di capirne i meccanismi. Le tracce di questa molecola sono state osservate in più occasioni, con un picco soprattutto mentre la cometa stava raggiungendo il perielio, il punto più vicino al Sole, nell'agosto del 2015. I nuovi dati fugano, quindi, qualsiasi dubbio sulla presenza nelle comete di queste fondamentali molecole, necessarie alla vita. E dimostrano inoltre che questi corpi ghiacciati sono anche delle vere e proprie 'fabbriche celesti', dove hanno luogo complesse reazioni chimiche.

Un modello matematica profetizza la vita su Kepler-62f

Un'altra notizia spaziale arriva dagli Stati Uniti.
Kepler-62f , il pianeta più simile alla Terra mai scoperto, secondo le conclusioni del modello matematico elaborato dall'Università della California potrebbe avere un'atmosfera e oceani capaci di ospitare la vita. Peccato, però, che sia lontanissimo da noi: 1.200 anni luce. Troppi per poter verificare.
CACCIA AI SOSIA DELLA TERRA. La caccia ai 'sosia' più vicini della Terra, infatti, potrà iniziare solo nel 2024, con la missione spaziale europea Plato.
«Sin dalla prima scoperta nel 2013, Kepler-62f è al centro di decine di studi scientifici, perché è considerato uno dei migliori candidati a ospitare la vita», ha spiegato Isabella Pagano, dell'Osservatorio Astrofisico di Catania. «In realtà, però, di questo pianeta abbiamo pochissimi dati certi, non ne conosciamo ad esempio la massa, non sappiamo se sia davvero roccioso come la Terra, non è nota neppure l'inclinazione del suo asse».
TROPPO LONTANO DAGLI OCCHI. Il motivo è semplicemente la distanza, troppa per poter conoscere i dettagli di un pianeta così piccolo. Anche con i più potenti telescopi. Eppure, con le poche informazioni a disposizione, i ricercatori americani sono riusciti a creare una complessa simulazione al computer, per cercare di ricostruire le condizioni che esistono sul pianeta. Quello che ne è emerso è che su Kepler-62f esista il mix giusto per avere un pianeta abitabile, con una vera atmosfera e mari d'acqua liquida, ci potrebbero essere. «È un puro modello matematico», ha commentato Pagano, «ma dà comunque alcune informazioni».
SOLO VENTI PIANETI EXTRASOLARI NELLA FASCIA ABITABILE. Di pianeti extra solari, attualmente, se ne conoscono migliaia, ma solo una ventina di questi si trovano nella fascia abitabile, alla distanza giusta dalla loro stella madre. La stragrande maggioranza di questi pianeti sono stati scoperti grazie al telescopio spaziale Kepler, ma sono tutti troppo lontani per poter essere studiati bene.

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