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TECNOLOGIA 1 Giugno Giu 2016 1500 01 giugno 2016

L'intelligenza artificiale avanza: impieghi e scenari

Scrivono racconti. Giocano a scacchi. Fanno da segretarie personali e cameriere. Le macchine di Google&co si evolvono. L'esperto Portinale: «Ricadute sul lavoro».

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Frasi semplici, scarne, ma in certi momenti sorprendentemente cariche di significato.
A scriverle non è stato un romanziere sperimentale, bensì una macchina, nell'ambito del nuovo progetto targato Google.
LO SCATTO DI GOOGLE. La divisione Brain di Big G, specializzata in deep learning, ovvero nei sistemi di apprendimento per l'intelligenza artificiale (AI), è riuscita a far comporre brevi frammenti di racconto a una macchina. I ricercatori di Mountain View, dopo averle fatto digerire numerosi romanzi, hanno impostato una frase iniziale e una conclusiva. Il resto lo ha fatto il robot.
L'AI sta facendo passi da gigante e sempre più aziende guardano al settore. Oltre a Google, la più attiva insieme a Ibm, forti investimenti vengono fatti anche da Microsoft e da Apple che hanno dotato i loro software di assistenti vocali.

Google sperimenta l'intelligenza artificiale con un algoritmo che scrive romanzi.

Reti artificiali simulano la mente umana

Con l'espressione 'intelligenza artificiale' si indica generalmente la capacità di un computer di svolgere funzioni e compiere ragionamenti tipici dell'uomo.
TRA STRONG E WEAK AI. In realtà, i sostenitori della Strong AI ritengono che sia possibile ricostruire la nostra mente e addirittura l'autocoscienza.
Chi abbraccia la teoria della Weak AI, con un approccio più pragmatico, ritiene invece che l'intelligenza artificiale debba limitarsi a svolgere determinati compiti senza dover necessariamente seguire i percorsi mentali umani, spesso dettati più dal sentimento che dalla mera razionalità.
RETI NEURALI COME NEURONI. «Negli ultimi due o tre anni si sta puntando molto sullo studio delle reti neurali, ovvero algoritmi che simulano i neuroni del cervello umano. Mentre noi abbiamo le sinapsi che trasportano le informazioni, i neural circuit ricevono input numerici che si trasferiscono l'un l'altro», spiega a Lettera43.it Luigi Portinale, professore di Informatica all'università del Piemonte Orientale specializzato in Artificial Intelligence. «Le reti non sono comunque una novità, esistono da circa 50 anni. Oggi però c'è una maggiore disponibilità di dati e una potenza di calcolo nettamente superiore».
LA FRONTIERA DEL DEEP LEARNING. Così oggi gli studi sull'intelligenza artificiale «si stanno concentrando sul cosiddetto deep learning, ovvero l'apprendimento profondo, basato su diversi strati di reti neurali che consentono all'AI di incamerare e organizzare dati su livelli progressivi».
In sostanza, ogni livello di 'neuroni' dispone di informazioni, quelli sottostanti le elaborano in modo sempre più preciso. Un esempio? «Facebook dispone di DeepFace, un algoritmo di riconoscimento dei volti che ha una precisione impressionante basato proprio sul deep learning. Qualche anno fa i livelli di reti si fermavano a tre, oggi invece possono essere diverse decine».

Una scena dal film 'A.I. - Intelligenza artificiale'.

I computer che 'giocano': Ibm Watson e Google DeepMind

Era il 1996 quando il russo Garry Kasparov, campione mondiale di scacchi, giocò contro il supercomputer Ibm Deep Blue. La sfida fu vinta dall'uomo ma ad aggiudicarsi la prima partita fu la macchina.
Dopo questo successo, Ibm alzò la posta decidendo di creare un sistema in grado di rispondere a domande di cultura generale.
Nacque così Watson. Nel febbraio 2011 il superpc partecipò a tre episodi del quiz televisivo Jeopardy!. Vincendoli.
CAPACITÀ DI RAGIONAMENTO VIRTUALE. Watson è un'applicazione in grado di interagire nel linguaggio naturale con gli uomini. È dotato quindi di capacità di ragionamento e apprendimento automatico. Questo significa che comprende le domande e sa fornire risposte.
«Dato il gran numero di informazioni che può elaborare, Watson può essere impiegato in molti settori come quello medico, dove è in grado di mettere a confronto varie ipotesi di fronte a determinati sintomi. In ambito legale può confrontare leggi e sentenze», spiega Portinale.
La startup Decibel ne ha invece sfruttato le potenzialità per fornire raccomandazioni musicali ai suoi utenti. Inoltre, è utilizzato come chatterbot, ovvero un software progettato per simulare una conversazione intelligente, per consentire ai giocattoli di parlare con i bambini.
IL PC CAMPIONE DI GO. Nel marzo 2016 a 'battersi' con l'uomo è stato il computer AlphaGo di Google.
Nella sfida all'antico gioco cinese Go, considerato uno dei più complessi in assoluto, il campione mondiale Lee Sedol è uscito sconfitto con il punteggio di 4 a 1.
Le reti neurali di AlphaGo sono state modellate usando come riferimento il gioco umano, sfruttando un database di circa 30 milioni di mosse da partite storiche. Una volta raggiunta una certa abilità di gioco, l'apprendimento di AlphaGo è proseguito per rinforzo, in un confronto con altre istanze di sé stesso.

  • Il funzionamento di Watson Ibm.

I camerieri robotici: Amazon Echo e Google Home

Ci sono poi gli assistenti virtuali da casa Amazon Echo e il suo omologo Google Home, entrambi dotati di intelligenza artificiale.
ECHO COME UN MAGGIORDOMO. Il primo è un altoparlante di 23 centimetri in grado di tenere un'agenda, leggere audiolibri, riprodurre musica e dare informazioni su meteo e traffico in tempo reale. Inoltre può controllare alcuni dispositivi smart presenti nell'abitazione.
GOOGLE HOME SI INTEGRA CON I DEVICE. Il secondo, annunciato al Google I/O 2016, ha caratteristiche simili a quelle di Echo e promette anche di permettere di prenotare ristoranti e alberghi. Pure in questo caso si prevede l'integrazione con i device della casa, in particolare con il termostato Nest di Google.
Ma la Mela non sta a guardare: secondo indiscrezioni, Apple avrebbe infatti intenzione di lanciare un altoparlante intelligente da salotto, in grado di fare ricerche sul web, riprodurre musica e ordinare la cena a domicilio. Il prezzo potrebbe aggirarsi sui 300 dollari.

  • Google Home, il cameriere robot di Big G.

Gli assistenti vocali: Siri, Cortana e i loro fratelli

L'assistente personale fa capolino anche su computer, smartphone e tablet.
Prime della classe nel settore sono Apple e Microsoft, rispettivamente con Siri e Cortana.
Ma le due voci virtuali hanno altri competitor importanti: Google Now di Big G e S Voice di Samsung.
SEGRETARI VIRTUALI. Le funzioni? Sono in grado di parlare con l'utente fornendogli risposte a domande specifiche.
Possono inviare sms, mail, comporre numeri di telefono, dare informazioni su tempo o traffico e gestire l'agenda.
Insomma, si configurano come segretari personali virtuali capaci di apprendere abitudini e preferenze dell'utente per fornirgli un'assistenza sempre più precisa.
LIVELLI ANCORA NON ECCELSI. «Siamo ancora a livelli non eccelsi, appena si fanno domande che esulano da quelle consuete l'assistente vocale dice di non aver capito o dà risposte a caso», sottolinea Portinale, «C'è da dire che a gennaio 2016 Mark Zuckerberg ha annunciato di voler realizzare entro l'anno un sistema basato su intelligenza artificiale per gestire la sua casa. Va capito se c'è davvero un progetto o se si tratta di una boutade».

  • Siri, l'assistente vocale di Apple.

Portinale: «Nessun rischio Robocop, ma va valutato l'impatto sul lavoro»

L'intelligenza artificiale è utilizzata però anche in altri ambiti: alcune aziende, tra cui Twitter e Telegram, hanno creato software in grado di chattare con gli utenti per fornire informazioni di vario genere. L'azienda Salesforce ha invece da poco acquistato il server di apprendimento automatico PredictionIO per potenziare i motori che generano suggerimento per gli acquisti come quelli di e-commerce. Skyskanner punta invece a rendere possibile la ricerca di voli con relativo acquisto di biglietti attraverso una chat che comprende il linguaggio naturale su Facebook Messenger.
MUSK TEME LA RIVOLTA DEI ROBOT. Insomma, siamo ancora lontani da HAL 9000, il supercomputer di 2001 Odissea nello spazio, come pure da David, il bambino robot di A.I. - Intelligenza artificiale.
Tuttavia c'è chi, come Elon Musk, patron di Tesla, teme un futuro in cui le macchine possano prendere il sopravvento sull'uomo.
LA CREAZIONE DEL FUTURE LIFE INSTITUTE. «Si tratta di pure ipotesi, non ci sono rischi concreti di scenari da Robocop», rassicura Portinale, «la vera incognita è un'altra: le ricadute sul mondo del lavoro. Al momento nessuno è in grado di dire se l'interesse per l'AI sarà una bolla. Probabilmente si perderanno posti meno qualificati a favori di mansioni più specializzate. Ma il problema si pone, ed è per questo che è stato creato il 'Future Life Institute', un ente che lavora a limitare i rischi dell'impatto dell'intelligenza artificiale avanzata sulla vita dell'uomo, fondata tra gli altri anche da Musk».

Twitter @PierLuigiCara

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