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MEDICINA 1 Giugno Giu 2016 1919 01 giugno 2016

Tumori, verso un vaccino personalizzato

A realizzarlo i ricercatori dell'università Gutenberg di Magonza. Che lo hanno testato su tre pazienti. L'immunologo Bronte a L43: «Si crea una forte reazione del sistema immunitario».

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Un sistema basato su nanoparticelle, una sorta di vaccino, per indurre una reazione immunitaria personalizzata contro i tumori.
A realizzarlo ricercatori dell'università Johannes Gutenberg di Magonza che lo hanno testato su tre pazienti, tutti con melanoma in stadio avanzato.
Secondo quanto riferito sulla rivista scientifica Nature, la sua unicità sta nel fatto che funziona in maniera semplice e induce una forte reazione immunitaria: iniettato endovena, infatti, raggiunge i distretti immunitari del corpo (milza, linfonodi, midollo osseo).
REAZIONE IMMUNITARIA. «Si tratta di un sistema che veicola una reazione del sistema immunitario più che di un vaccino», chiarisce a Lettera43.it il professor Vincenzo Bronte del dipartimento di Immunologia dell’università di Verona.
Bronte sottolinea che la tecnica «si basa su nanoparticelle lipidiche» che producono Rna messaggero, la molecola che contiene informazioni per creare proteine.
In questo caso la Rna 'copia' le informazioni del tumore dell'individuo e dà origine ad antigeni, ovvero sostanze che possono essere riconosciute dal corpo.
«Parte della novità di questo nuovo sistema è legata al fatto che fa sì che la Rna arrivi direttamente alle cellule dendritiche, quelle che innescano la reazione immunitaria», spiega l'immunologo.
TERAPIA PERSONALIZZATA. Bronte sottolinea che rispetto a studi analoghi realizzati in passato, quello dell'università di Magonza invece che realizzare antigeni che valessero per diversi tumori, crea antigeni basati su mutazioni specifiche di un determinato tipo di tumore sul corpo di una persona.
Potenzialmente, quindi, si tratta di un nuovo metodo di vaccinazione universalmente applicabile a diversi tipi di cancro.
Ugur Sahin, a capo del team che ha condotto il lavoro, ammette che lo studio ha «ancora una evidenza clinica limitata, poiché abbiamo testato il vaccino su soli tre pazienti. Comunque questi sono rimasti stabili, il che significa che i loro tumori hanno smesso di crescere dopo la vaccinazione e per tutto il periodo di osservazione. Inoltre nel 2017 testeremo il vaccino su altri pazienti con diversi tipi di tumore».
«PRESTO PER PARLARE DI VACCINO». Per Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di immunoterapia oncologica dell'Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli, si tratta di un approccio «interessante e innovativo», ma è «ancora troppo presto per poter parlare di un potenziale vaccino terapeutico contro i tumori efficace sull'uomo e basato sull'immunoterapia, mentre va detto che già esistono altre potenti 'armi' di immunoterapia che stanno dando risultati concreti nel trattamento dei pazienti».

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