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TECNOLOGIA 7 Giugno Giu 2016 1644 07 giugno 2016

Vivendi prepara un'alternativa europea a Netflix

Prime mosse di Bolloré dopo l'accordo con Mediaset. Si parte in Germania.

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Vincent Bolloré.

Muoverà i primi passi sul web il grande gruppo di produzione e distribuzione di contenuti dell'Europa 'latina' a cui Vivendi vuole dare vita.
Secondo quanto rivela il quotidiano Le Figaro, il gruppo guidato da Vincent Bolloré ha già elaborato il progetto di lancio di una «Netflix paneuropea», un servizio internazionale di video on demand a pagamento che integri le piattaforme del gruppo francese con quelle di Mediaset, grazie agli accordi siglati a inizio primavera.
L'ESORDIO IN GERMANIA. Il nuovo servizio dovrebbe essere pronto a partire per il quarto trimestre dell'anno, non in Francia ma in Germania, dove Vivendi controlla la piattaforma Watchever. In questo modo, almeno per il primo periodo l'emittente non dovrà sottostare alle rigide regole di Parigi sull'eccezione culturale, ovvero l'obbligo di dare spazio a una determinata quantità di contenuti di produzione nazionale, né versare l'oneroso contributo al fondo per il sostegno all'audiovisivo, imposti anche alle piattaforme digitali nonostante le forti pressioni dei provider di telecomunicazioni negli anni scorsi.
ESPANSIONE IN FRANCIA. Il progetto di Vincent Bolloré prevede poi di espandere il progetto alla Francia, usando la piattaforma CanalPlay, e poi a Italia e Spagna, usando in particolare il portale Infinity del gruppo Mediaset. Per i contenuti, la nuova entità potrebbe contare sugli ampli cataloghi del gruppo del Biscione e di StudioCanal, la società di produzione del gruppo Canal+, che saranno poi integrati da una decina di serie nuove all'anno per tre o quattro anni.
UN MILIONE E MEZZO DI ABBONATI. Il bacino di abbonati di partenza sarebbe già vicino al milione e mezzo, di cui 600 mila a testa portati in dote da Infinity e CanalPlay e 300 da Watchever. Nella sfida a Netflix il canale di Vivendi potrebbe avere inoltre un piccolo, involontario aiuto dalla Commissione europea. A Bruxelles è infatti in discussione la nuova direttiva sui servizi di media audiovisivi, che dovrebbe imporre a tutte le piattaforme video on demand attive in Europa, incluse quelle americane, l'obbligo di dedicare almeno il 20% dello spazio a produzioni realizzate in Paesi dell'Unione. Tra tempi di approvazione e trasposizione nelle legislazioni nazionali, però, le nuove regole non dovrebbero essere attive prima di un anno e mezzo, e potrebbero farsi attendere anche tre anni.

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