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CASO 21 Giugno Giu 2016 1953 21 giugno 2016

Privacy, no a diritto all'oblio per ex terrorista

Google e il Garante hanno respinto la richiesta di un uomo, che chiedeva di deindicizzare di 12 pagine web: «Delitti ancora vivi nella storia dell'Italia».

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La strage di piazza della Loggia a Brescia, 1974.

Gli Anni di piombo non passano mai. Nemmeno su web, dove non ha diritto all'oblio «chi si macchia di delitti che sono ancora vivi nella storia dell'Italia e che hanno segnato pagine drammatiche per la comunità nazionale». Il Garante della privacy ha respinto così la richiesta di un ex terrorista, che aveva chiesto a Google di deindicizzare 12 pagine che raccontavano del suo passato. Il motore di ricerca aveva detto no, spingendo l'interessato a rivolgersi al Garante.
Antonello Soro, presidente dell'authority, ha spiegato che «la memoria permanente della Rete ci pone di fronte a problemi nuovi e complessi e a scelte difficili. Per questo sul diritto all'oblio, dentro il perimetro dei criteri fissati in ambito europeo, ogni singolo caso merita una valutazione specifica».
SEGUITO UN «CRITERIO DI VALORE». In questa circostanza «abbiamo utilizzato un criterio di valore, di effettiva attualità dell'informazione e di reale interesse pubblico. Un conto è la richiesta di una persona che abbia commesso un reato, ma la cui vicenda non ha avuto rilievo per la storia del Paese. Altro conto è chi si macchia di delitti che sono ancora vivi nella storia dell'Italia e che hanno segnato pagine drammatiche per la comunità nazionale. Nel primo caso, trascorso un congruo numero di anni, si può riconoscere il diritto ad essere dimenticati, a non essere più rappresentati da quella vicenda, a rigenerare la propria identità; nel secondo caso, nel bilanciamento dei diritti, non può che prevalere il rispetto della memoria collettiva e il diritto dell'opinione pubblica a conoscere», ha detto ancora Soro.
GRASSI: «NON SI CANCELLI LA STORIA». La decisione del Garante ha raccolto il plauso di Gero Grassi, vicepresidente del gruppo del Partito democratico alla Camera dei deputati e componente della Commissione d'inchiesta sul caso Moro: «Un ex terrorista chiedeva la cancellazione dalla Rete dei documenti, compresi gli atti processuali, in cui erano riportati gravi fatti di cronaca che lo avevano visto protagonista tra la fine degli Anni 70 e i primi Anni 80. Nel pieno rispetto dei sacrosanti principi del garantismo, io dico che prima del diritto all'oblio viene quello alla verità. E poi, è già molto difficile mantenere viva la memoria collettiva di tutto ciò che ha fatto parte della strategia della tensione, soprattutto il ricordo delle vittime. Cancellare i protagonisti, al di là delle loro responsabilità giudiziarie, significherebbe cancellare la storia».

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