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SCIENZA 1 Febbraio Feb 2017 1808 01 febbraio 2017

Clima, nel 2100 sott'acqua interi tratti di costa italiana

Secondo un recente studio dell'Enea, 5.500 km quadrati saranno sommersi a causa dell'innalzamento del livello del mare. A rischio il Nord Adriatico, il Golfo di Taranto, il Golfo di Oristano e quello di Cagliari.

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L'Italia nel 2100 rischia di essere molto diversa da quella che conosciamo, con interi tratti di costa destinati a scomparire sotto il livello del mare.

ADDIO PIANURE COSTIERE. Secondo un recente studio dell'Enea pubblicato su Quaternary Science Reviews, fino a 5.500 km quadrati di pianure costiere saranno sommersi a causa di un innalzamento del Mediterraneo di 28-60 centimetri e dei moti tettonici.

EVITARE GLI ALLAGAMENTI È POSSIBILE. Il direttore della ricerca, Fabrizio Antonioli, intervistato da National Geographic Italia, ha spiegato così i risultati della ricerca: «La costa si abbassa, si alza o si sposta per vari motivi. Da qui a qualche decennio l’innalzamento ci sarà e su questo non c’è nulla da fare. Ma costruendo dighe, idrovore e prendendo provvedimenti adatti sarebbe possibile evitare gli allagamenti».

Una delle mappe elaborate dallo studio Enea: a sinistra in alto, la costa del Golfo di Oristano oggi; in basso, le previsioni per il 2100. A destra, lo stesso confronto per l'area di Cagliari. Foto da F. Antonioli et al. / Quaternary Science Reviews 158 (2017).

GAS SERRA SUL BANCO DEGLI IMPUTATI. Le aree più a rischio sono quattro: il Nord Adriatico, il Golfo di Taranto, il Golfo di Oristano e quello di Cagliari. A determinare l'innalzamento globale del livello del mare, stimato tra un minimo di 53 E un massimo di 97 cm entro il 2100, è la quantità di gas serra presente nell'atmosfera. Se anche dovesse essere raggiunto l'obiettivo di ridurre significativamente le emissioni, come previsto dalla conferenza di Parigi del 2015, l'acqua dovrebbe ugualmente salire tra i 28 e i 60 cm.

MAPPE PRECISE E DETTAGLIATE. Conclude Antonioli: «Abbiamo cercato di essere il più rigorosi possibile. Grazie ai voli satellitari abbiamo acquisito mappe con una definizione inferiore al metro, in grado di intercettare differenze di quota molto dettagliate. Analizzarle non è stato semplice, ma integrandole con i dati tettonici, quindi informazioni sulla geofisica del pianeta, abbiamo potuto identificare sito per sito il livello del mare atteso sulle coste italiane».

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