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22 Febbraio Feb 2017 1554 22 febbraio 2017

La Nasa ha scoperto un sistema con sette pianeti simili alla Terra

I corpi celesti ruotano attorno alla stella Trappist-1. Tre di loro sono nella fascia abitabile. Su tutti potrebbe esserci acqua allo stato liquido. La distanza? Trentanove anni luce.

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Il sistema Trappist-1 scoperto dalla Nasa. In verde i pianeti nella fascia abitabile.

Non uno, ma ben sette pianeti simili alla Terra, tre dei quali si trovano nella cosiddetta fascia abitabile, con temperature comprese fra 0 e 100 gradi, sono stati scoperti dalla Nasa al di là del nostro sistema solare, nella costellazione dell'Acquario.

CARATTERISTICHE UNICHE. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, è stata coordinata dall'Università belga di Liegi. Si tratta del più grande sistema planetario mai individuato con simili caratteristiche. La stella attorno alla quale orbitano i sette corpi celesti è Trappist-1, distante dalla Terra 39 anni luce. I sette pianeti sono grandi più o meno quanto il nostro mondo, una circostanza che incoraggia i ricercatori a pensare che siano di natura rocciosa.

La Nasa ha tenuto una conferenza stampa per illustrare i dettagli noti agli scienziati fino a questo momento. Alcune informazioni erano già diventate di dominio pubblico a maggio del 2016, quando sempre su Nature il team di Liegi aveva annunciato di aver trovato tre pianeti simili al nostro attorno a Trappist-1.

IL PROSSIMO PASSO: L'ANALISI DELL'ATMOSFERA. All'epoca, il team di studiosi aveva affermato che dimensioni e temperatura dei corpi celesti rendevano possibile la presenza, su questi mondi extraterrestri, di acqua allo stato liquido. L'ipotesi risulta valida per tutti e sette i pianeti scoperti. La loro relativa vicinanza, inoltre, consentirebbe di analizzarne l'atmosfera con strumenti già disponibili, come gli spettroscopi. Il telescopio spaziale James Webb, che la Nasa si prepara a lanciare nel 2018, potrebbe fornire le prime risposte interessanti sull'effettiva presenza di acqua liquida. In particolare sui pianeti contrassegnati dalle lettere "e", "f", e "g", i candidati migliori sotto questo punto di vista, che si trovano alla "giusta" distanza dalla loro stella.

  • L'animazione della Nasa che spiega come sono fatte le "sette sorelle" della Terra.

Silvano Desidera, astronomo dell'osservatorio di Padova dell'Istituto nazionale di astrofisica, ha spiegato che l'esistenza di un sistema come quello di Trappist-1 conferma che «pianeti piccoli simili alla Terra sono abbastanza frequenti, anche attorno a stelle molto diverse dal Sole».

UNA STELLA MOLTO PIÙ PICCOLA DEL SOLE. Trappist-1, infatti, è una Nana Rossa, molto più piccola e meno luminosa della nostra stella: la sua massa è pari a un decimo, la sua luminosità a soli cinque decimillesimi. I sette pianeti, inoltre, sono molto più vicini tra di loro di quanto non lo siano quelli del sistema solare.

Ciò significa che laggiù un anno letteralmente vola: va dalla durata minima di un giorno e mezzo a circa 20 giorni terrestri. «Proprio la vicinanza dei sette pianeti alla loro stella ha permesso di caratterizzarli così bene», ha detto ancora Desidera. E si è capito che «ci troviamo di fronte ad un sistema che contiene pianeti con una densità simile a quella della Terra, che ricevono dalla loro stella una quantità di calore simile a quella che la Terra riceve dal Sole».

I SETTE PIANETI NON HANNO ANCORA UN NOME. La Nasa non ha ancora battezzato le "sette sorelle": «Stiamo pensando di scegliere sette nomi belgi», hanno spiegato gli astronomi in conferenza stampa, «per ora usiamo le lettere dell'alfabeto: da "b" ad "h"».

PERCHÉ LA STELLA SI CHIAMA TRAPPIST-1? Il nome della stella, invece, deriva dal telescopio cileno Trappist, con cui due anni fa venne vista per la prima volta. Non c'entra nulla, quindi, con la famosa birra prodotta dai monaci omonimi. Più di mille ore di osservazione hanno portato i ricercatori a scoprire i primi pianeti. Poi i dati della Nasa, provenienti dal telescopio spaziale Spitzer, hanno permesso di stabilire il numero esatto.

Le caratteristiche già note dei sette pianeti.

I sei mondi più interni di Trappist-1 riservano ancora un'altra sorpresa. Sembrano infatti orbitare in modo sincronizzato, un fenomeno noto come risonanza orbitale. Nel tempo impiegato da "g" a compiere quattro orbite attorno alla stella, "f" completa tre orbite. Un rapporto di 4/3 che non è soltanto armonia, ma un indizio utile per comprendere la formazione dell'intero sistema.

UNA PIETRA MILIARE NELLA STORIA DELLA SCIENZA. In attesa del lancio del telescopio spaziale James Webb, gli scienziati guidati da Michaël Gillon useranno il telescopio spaziale Hubble per continuare le loro osservazioni. Ma una cosa è già sicura: «Il sistema Trappist-1 rappresenta una pietra miliare nella storia della scienza planetaria».

L'omaggio di Google alla scoperta della Nasa

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