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7 Marzo Mar 2017 1100 07 marzo 2017

Perché è una bufala dire che Facebook combatterà le bufale

Ogni secondo appare mezzo milione di nuovi commenti. Manca un database su fatti "assodati come veri". E un'intelligenza artificiale non capirà mai le sfumature tra fake news, satira e sarcasmo. Tutti i "bug".

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Ogni secondo su Facebook viene pubblicato mezzo milione di nuovi commenti. Basta riflettere su questi numeri per comprendere la ragione alla base della crescente pressione esercitata da molti governi sul più famoso dei social network, affinché adotti efficaci misure contro la diffusione di delle "fake news”, cioè le notizie false. Ormai è incalzante il pressing della presidente della Camera Laura Boldrini, che si è rivolta direttamente al fondatore Mark Zuckerberg denunciando che l’Italia «sconta scarsa collaborazione da parte della sua azienda anche sul fronte della disinformazione, al contrario di quanto avviene in Germania o in Francia».

FB, IL SECONDO CONTINENTE. Infatti, a dispetto di quanto avvenuto in passato, il “secondo continente” del mondo (gli 1,86 miliardi di utenti attivi di Facebook collocano questo social subito dopo l’Asia per numero di popolazione) ha recentemente annunciato una precisa volontà di smascherare le “bufale”. Dopo gli Stati Uniti, un progetto sperimentale è stato avviato anche in Germania e prossimamente accadrà lo stesso in Francia.

I TEDESCHI FANNO SUL SERIO. Forse anche perché il governo tedesco ha recentemente annunciato multe da 500 mila euro per ogni ritardata eliminazione di contenuti illegali (notizie false, campagne di odio, razzismo, sessismo, bullismo) e ha imposto alla società di Zuckerberg di adottare misure efficaci per contrastare la pubblicazione di notizie false prima delle elezioni federali previste a fine estate o inizio autunno 2017.

Per le informazioni “dubbie” Facebook non prevede l’eliminazione, ma solo una visualizzazione con un ranking basso

Il sistema in fase sperimentale in Germania prevede che, se un utente segnala una notizia come falsa, da quel momento viene immediatamente evidenziata come “oggetto di analisi”, quindi classificata dal team di esperti di Correctiv (un’organizzazione che si dichiara indipendente e finanziata da donazioni) secondo un indice di veridicità. Per le informazioni “dubbie”, però, Facebook non prevede l’eliminazione, ma solo una visualizzazione con un ranking basso, in fondo all’elenco, così da limitarne la diffusione.

MONITORAGGIO IMPOSSIBILE. Il legislatore tedesco, naturalmente, ha manifestato subito a Facebook la sua disapprovazione, ribadendo che tutte le fake news devono essere rimosse. Credo che non valga la pena soffermarsi più di tanto sul dibattito in corso, che pone legittimamente al centro della questione della classificazione della veridicità di una notizia la soggettività e/o il pregiudizio di chi giudica, ma concentrarsi piuttosto sul vero problema, ovvero come effettuare il monitoraggio di notizie false.

Non si tratta di determinare un semplice Sì o No, ma di comprendere tante sfumature di stile e significato, tra cui la satira e il sarcasmo

La prima riflessione riguarda i volumi di traffico da analizzare: solo Facebook pubblica 43 miliardi di nuovi commenti ogni giorno: appare utopico che questo lavoro di filtro e analisi, anche di una sola frazione di questa massa, possa essere svolto senza l’aiuto di sofisticate tecnologie. Ciò premesso, occorre considerare però quanto sia complesso sviluppare un software di intelligenza artificiale che risulti davvero efficace in un contesto in cui anche l’essere umano, talvolta, ha difficoltà nel riconoscere se un’informazione è vera, parzialmente vera, parzialmente falsa o del tutto falsa. Non si tratta di determinare un semplice Sì o No, ma di comprendere tante sfumature di stile e significato, tra cui la satira e il sarcasmo per esempio.

COME PUÒ AGIRE IL SOFTWARE? Infine, a oggi non esiste (e forse non potrà mai esistere) un database che elenca i fatti “assodati come veri” che potrebbe essere impiegato dal software come guida durante il processo di verifica. In estrema sintesi, sostenere che oggi esistono software di intelligenza artificiale in grado di identificare una bufala è probabilmente una bufala.

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