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SELFIE-MADE GENERATION
17 Marzo Mar 2017 0930 17 marzo 2017

Digitali si diventa (ma questa scuola non è d'aiuto)

Oggi s'impara a scrivere a pc prima che a mano, ma per esser competitivi nel mondo del lavoro non basta. Servono istituti e insegnanti al passo coi tempi. E una didattica dedicata. Che in Italia sono l'eccezione.

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I bambini di oggi - intendo quelli di quattro anni e mezzo fino ai sei, sei anni e mezzo - imparano a scrivere digitando sulla tastiera di un computer, un tablet o un cellulare che gli viene dato in mano dai genitori. Provate a dargli in mano una penna e un foglio e chiedetegli di scrivere le stesse parole di loro pugno. Gli angioletti vi guarderanno stupiti e, con un sorrisone, vi diranno che non sono capaci, facendovi capire che quell’azione è (ancora) troppo difficile per loro.

UNA RIVOLUZIONE CULTURALE. Se ci pensate è una vera e propria rivoluzione culturale: una volta si imparava prima a scrivere e poi a usare il computer, oggi avviene il contrario. Si parla tanto di Millennial iperconnessi e di Centennial (o Generazione Z) nativi digitali, ma ci si scorda cosa questo significhi davvero. Per i nati fino al 1995 la forma mentis è quella che, per esprimere i propri concetti, si deve far affidamento sul proprio pensiero che la propria mano trasferirà su un foglio di carta posto a contatto con se stessi. I nati dopo il 1995 hanno avuto dall’inizio la tastiera e lo schermo come filtri fra il pensiero e la trasposizione dei concetti. La forma mentis, quindi, è quella di una persona abituata ad avere a disposizione sempre un filtro. Sono due approcci all’espressione di sé completamente diversi.

EFFETTI SULLE ATTITUDINI DELLE PERSONE. Che cosa questo cambiamento implichi con esattezza e che tipo di differenze creino questi due approcci nelle personalità io non lo so spiegare. È però indubbio che partono da presupposti completamente diversi e ci deve essere per forza una qualche conseguenza nelle attitudini delle persone. Negli ultimi anni si è parlato tanto dei Millennial come consumatori differenti rispetto alle generazioni precedenti di Baby Boomers e X. Oggi si comincia a parlare sempre più spesso di quanto siano ancora più particolari i Centennial, ovvero i nati dopo il 2000. Tutte le aziende, le agenzie di pubblicità si stanno sfracellando per capire quale sia la strategia più adatta per impressionare, e quindi convincere all’acquisto, i consumatori dell’immediato futuro.

Se si è passati a insegnare l’inglese al posto del francese negli Anni 60-70, perché non fare lo stesso col digitale, declinato per ogni materia proposta?

Tutti, però, sembrano scordarsi che, nonostante le tecnologie cambiano e le abitudini mutano, ci sono dei passaggi di vita che permangono, come pietre miliari nella formazione di una persona. E saper innovare questi passaggi non farebbe percepire Millennial e Centennial così diversi da come sono percepiti oggi. Una di queste pietre miliari, preziosa e importante ma troppo spesso poco considerata, è la scuola. I genitori condividono con i figli i loro strumenti, ma è poi la scuola che ha il compito di insegnare ai ragazzi come utilizzarli al meglio, per esprimere direttamente se stessi e crescere e imparare più velocemente.

L'ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO. Con l’Alternanza Scuola-Lavoro ospitiamo in azienda un grande numero di ragazzi dai 16 ai 18 anni. Tutti sanno, bene o male, utilizzare un computer. La maggior parte però, non sa come scegliere il programma adatto a seconda del compito che deve portare a termine, o come usare internet per avere nozioni velocemente e contare su una base di conoscenza minima per poter in seguito approfondire un determinato argomento.

I PROFESSORI SI ADEGUINO. A scuola manca quindi una didattica che crei una “cultura” del computer e di internet. Insomma: del digitale. Praticamente tutti i lavori, oggi, richiedono una competenza almeno basica dell’utilizzo dei device o programmi digitali. Questo livello “base”, però, diventa di anno in anno sempre più esigente e sono convinto che sia la scuola, coi suoi professori, a dover insegnare ai ragazzi a saper rispondere alle richieste del mondo circostante. Del resto, se si è passati a insegnare l’inglese al posto del francese negli Anni 60-70, perché non fare lo stesso col digitale, declinato per ogni materia proposta?

Se il 75% delle scuole ha digitalizzato la parte gestionale, burocratica e amministrativa, la stessa cosa non avviene per la proposta didattica

Recentemente due ricerche di due istituti di ricerca, entrambi in collaborazione con l’Associazione Nazionale Dirigenti (Anp) e alte professionalità della scuola, ha mostrato una fotografia sullo stato di digitalizzazione degli istituti che appare abbastanza sconfortante. Se ben il 75% ha digitalizzato la parte gestionale, burocratica e amministrativa, la stessa cosa non avviene per la proposta didattica. Perché? I risultati indicano che la causa sta nella carenza di competenze del personale e di strumenti tecnologici avanzati in grado di accompagnare l'innovazione del mondo scolastico. Le ragioni per cui i giovani di oggi faticano a entrare nel mondo del lavoro non risiedono solo nel periodo di congiuntura economica negativa che stiamo vivendo, ma anche perché il “lavoro” è cambiato e chi ha il compito di formare i prossimi lavoratori non si è evoluto con lui.

RAGAZZI IMPREPARATI. Gli studenti si trovano quindi impreparati a utilizzare, nel modo corretto e professionale, strumenti che fanno parte della quotidianità di un impiegato, ma molto spesso anche di un libero professionista. Una dicotomia che crea rallentamenti: nell’ingresso dei ragazzi nel mondo del lavoro, nella crescita delle aziende che se li assumono devono investire tempo e risorse per colmare il gap tecnologico e nella crescita culturale e personale dei ragazzi. Pensate a quanto tempo ci voleva negli Anni 90 per portare a termine una ricerca o un saggio assegnato a scuola: ricerca di testi nelle biblioteche civiche, fotocopie, andare a chiedere prestiti di libri a parenti, amici e conoscenti. Oggi basta googlare o affidarsi a Wikipedia. Il problema è capire di quali informazioni fidarsi e quali no, o quali percepire come solamente frammentarie.

MINACCE DIETRO L'ANGOLO. Le fonti bibliografiche si trovano facilmente e poi la ricerca di un volume da consultare è facile con Ibs. E se lo si vuole comprare? È pieno di e-commerce che vi recapiteranno ciò di cui avete bisogno in pochissimi giorni. La cultura e la coltura del pensiero laterale sono a portata di mano, ma nessuno nasce “imparato”. Anzi, se lasciati allo sbaraglio i ragazzi dovranno imparare a proteggersi da soli dalle fake news, avranno a che fare con il cyberbullismo senza saper difendersi, potranno essere vittime del sexting. Prima di portare alla cronaca tutti questi nuovi concetti e argomenti, suggerisco di cercare di arginare il problema a monte. Lo strumento, il più bello e intelligente che possa esistere c’è: la scuola con i suoi docenti. Va solo un po’ spolverato.

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