6Cec0 Google Car Lateral
21 Marzo Mar 2017 1700 21 marzo 2017

Si fa presto a dire che l'auto-pilota aumenterà la sicurezza

In America il 93% degli incidenti è stato causato da errore umano. Ma rendere la guida computerizzata porta altri guai. Come le scelte etiche e gli imprevisti. Sì al cambiamento tecnologico, ma con senso.

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Nel 2020 la Gran Bretagna stima di far circolare nelle strade urbane le prime auto senza conducente. Non ci sono dubbi: guidare un veicolo diventerà presto un’esperienza molto diversa, ma la previsione inglese appare, forse, troppo ottimista.

GIGANTI TECH AL LAVORO. La cautela è infatti d’obbligo, nonostante i grandi investimenti in tecnologie innovative messi in campo dalla maggioranza dei produttori di auto (la Ford ha appena acquisito per un miliardo di dollari la startup Argo AI, con l’obiettivo di sviluppare un sistema di guida virtuale autonoma), dai giganti della Silicon Valley (le Google Car transitano da tempo nelle strade americane) e da noti imprenditori, come il Ceo della Tesla Motors Elon Musk, impegnati a produrre veicoli di nuova concezione. Dotare le auto di un pilota virtuale, infatti, è una sfida davvero molto complessa e, se riflettiamo un attimo sulle azioni che compiamo alla guida, ce ne rendiamo conto immediatamente.

MILIONI DI SCENARI IN STRADA. Anche se ogni giorno percorriamo la stessa strada, è necessario focalizzarsi sul percorso con grande attenzione. Se da un lato l’itinerario quotidiano è sempre uguale, dall’altro la situazione cambia in ogni frangente poiché è influenzata da mille variabili. Altri veicoli in movimento, comportamento di guidatori e pedoni, condizioni ambientali (visibilità, pioggia, neve eccetera), circostanze prevedibili (semafori, lavori in corso) o imprevedibili (incidenti o guasti meccanici). Si tratta di milioni di scenari che diventano probabilmente miliardi quando il contesto è quello delle grandi metropoli, o semplicemente di molte città italiane, trafficate e frequentate da guidatori che ricordano Max Verstappen, uno dei talenti più promettenti nel circus della Formula 1, noto per sorpassi azzardati e manovre spericolate.

Un prototipo di macchina con guida automatica di Google.

Scenari complessi e in rapida evoluzione, che l’autopilota software deve saper valutare, correttamente e istantaneamente. Difficoltà chiaramente già note ai programmatori di questi sistemi di intelligenza artificiale, la cui qualità di funzionamento continua a migliorare. Tanto per fare un esempio, la Google Car, secondo i dati ufficialmente forniti dallo Stato della California che impone rigide regole a coloro che fanno test su strade pubbliche di veicoli a guida autonoma, ha ridotto in un solo anno del 19% le situazioni in cui il collaudatore è stato costretto a riprendere il controllo dell’auto a causa di un comportamento non adeguato dell’autopilota. È accaduto 124 volte in oltre un milione di chilometri percorsi.

NUOVI SISTEMI DI COMUNICAZIONE. Inoltre, mentre oggi i software che pilotano le auto possono contare su sistemi Gps, radar e telecamere per comprendere cosa accade ed evitare incidenti, nel prossimo futuro potranno far affidamento anche su nuovi sistemi di rilevazione e flussi informativi. Le comunicazioni V2v (vehicle-to-vehicle) permetteranno ai veicoli di dialogare, interagire e condividere così i comportamenti di guida. Anche combinando le preziose informazioni ricevute dalle tecnologie V2i (vehicle-to-infrastructure) tramite sensori posti sul territorio, come semafori, centraline meteo, indicatori sulle condizioni del traffico o del manto stradale, eccetera.

QUALI SCELTE IN CAMPO ETICO? Occorre, però, comprendere bene anche quale sarà il comportamento etico dell’autopilota di fronte a diverse situazioni rischiose: sceglierebbe, per esempio, di investire un pedone o di evitarlo uscendo pericolosamente da una strada di montagna mettendo a repentaglio la vita dei passeggeri dell’auto? Molte sofisticate tecnologie che facilitano e rendono più sicura la guida sono già disponibili, come ci ricordano continuamente martellanti campagne di marketing promosse dai produttori di auto. Freni di emergenza, allarmi di collisione, sistemi di mantenimento della corsia, per citarne alcuni. Tecnologie che stanno già riducendo la perdita di vite umane e il costo astronomico causati dagli incidenti stradali.

Solo nel 2015 nel territorio statunitense si sono registrati oltre 35 mila decessi dovuti a incidenti stradali, praticamente quattro vittime all’ora

L’agenzia governativa Nhtsa del Dipartimento dei Trasporti americano ha pubblicato a febbraio 2017 una sconvolgente indagine relativa al periodo 2006-2015. Solo nel 2015 nel territorio statunitense si sono registrati oltre 35 mila decessi dovuti a incidenti stradali, praticamente quattro vittime all’ora. Il costo globale che ne deriva, sia per danni materiali sia per danni sociali, per il solo 2010 è stato stimato in 836 miliardi di dollari.

SERVONO POLITICHE SAGGE. E, sempre secondo questa indagine, il 93% degli incidenti è stato causato da errore umano o da errore del guidatore. Percentuali che il semipilota (oggi) e l’autopilota (domani) potranno ridurre sensibilmente. Come in molti altri contesti, sagge politiche governative potrebbero favorire il cambiamento, sostenendo da un lato gli investimenti in intelligenza artificiale e, dall’altro, incentivando il rinnovamento del parco auto, come già fatto in passato per ridurre l’emissione di gas inquinanti. Ammesso che a guidare la scelta di queste politiche non sia un autopilota.

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