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2 Aprile Apr 2017 1457 02 aprile 2017

Autismo, solo un bambino su due riceve la diagnosi

Il 2 aprile è la Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. Per Società Italiana di Neuropsichiatria dell'infanzia solo uno su tre ha una risposta terapeutica. Casi in aumento in Italia.

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Il 2 aprile è la "Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo". Un fenomeno che per ragioni mediche, ma anche mediatiche, ha acceso su di se sempre più riflettori. Questo tipo di disturbo è infatti tra i più comuni e invalidanti dello sviluppo neuropsichico, spiega la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA).

IN ITALIA COLPITO UN BIMBO SU 100. In Italia colpisce circa un bambino ogni 100, spesso in associazione con altri disturbi quali la disabilità intellettiva e/o sindromi genetiche o rare. Si tratta di condizioni che perdurano tutta la vita, e che possono determinare un peso significativo sulle famiglie di appartenenza.

DIFFICILE RILEVARE I DATI. Nonostante le nuove consapevolezze, i numeri del fenomeno in Italia sono ancora frammentari. Antonella Costantino, presidente della SINPIA, ha spiegato a L43 che solo 3 regioni (Piemonte, Emilia Romagna e Toscana) hanno un sistema informativo specifico per i servizi di NPIA ovvero disturbi neuropsichiatrici dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Non solo. Anche i pochi sistemi informativi esistenti non consentono di evidenziare dati di efficacia nella pratica clinica.

DIAGNOSI IN AUMENTO. Nonostante questo Veneto e Lombardia sono riuscire comunque a effettuare delle rilevazioni. Dai pochi dati disponibili è stato evidenziato un aumento delle diagnosi di disturbi dello spettro dell’autismo, e una progressiva diminuzione dell’età in cui viene individuata la patologia.

IN EMILIA 4,6 CASI SU 1000 ABITANTI. In Veneto la prevalenza passa da 2,2 casi per 1000 abitanti tra gli 0 e 17 anni del 2012 a 2,4 per 1000 nel 2013. In Toscana i dati parziali indicano 3,4 casi per 1000 abitanti tra il 2013 e 2016. In Emilia, nel 2015 si è arrivati al 4,6 per 1000, mentre nel 2006 il valore era di 2 per 1000.

10 CASI SU 1000 IN EUROPA. I dati non dovrebbero preoccupare almeno per due aspetti. Il dati attesi basati su recenti studi epidemiologici statunitensi sarebbero di circa 14,6 casi per 1000, con un'oscillazione tra 5,7 per mille e addirittura 25 per mille. A livello europeo invece l'indice nel 2014 ha fatto segnare un incidenza di 10 casi per 1000.

Il dibattito intorno a questo aumento, al netto di improbabili collegamenti con le vaccinazioni, è molto acceso. In parte, spiegano ancora dal SINPIA, sono dovuti a cambiamenti nei criteri diagnostici, in parte alla sempre maggiore inclusione di utenti con più disturbi contemporaneamente (autismo, ritardo mentale, sindromi genetiche ecc) che in passato non sarebbero stati conteggiati. Ma non solo. Nei nuovi conteggi vengono inserite anche forme lievi o patologie come la sindrome di Asperger.

TERAPIE SOLO PER 1 BIMBO SU 3. Sullo sfondo restano le questioni legate alla cura. Per SINPIA solo un bambino su due riesce ad ottenere un percorso diagnostico nei servizi pubblici di neuropsichiatria infantile e solamente uno su tre riesce ad ottenere una risposta terapeutica. Inoltre meno di uno su 10 ottiene risposte da un servizio clinico per l’età adulta. Scorgendo i dati della Toscana, ad esempio si scopre, che il 90% dei casi di autismo persistono in età adulta. ma spesso, almeno fino ad ora, sono stati derubricati da autismo in ritardo mentale o altri disturbi.

OLTRE ALLA CONSAPEVOLEZZA SERVE DI PIÙ. «L'aumento della consapevolezza è certamente un obiettivo importante che è stato raggiunto» spiega Antonella Costantino che ha poi aggiunto: «Altrettanto positiva è la sempre maggiore attenzione al coinvolgimento attivo dei genitori e dei contesti di vita e alla personalizzazione degli interventi a partire dalle migliori evidenze disponibili. Ma si può e si deve fare di più».

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