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5 Aprile Apr 2017 2015 05 aprile 2017

Revenge porn, Facebook bloccherà i post

Gli utenti potranno segnalare le immagini diffuse contro la loro volontà. Foto-matching per impedire che vengano ripubblicate e diventino virali.

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Più strumenti per segnalare foto intime condivise senza permesso e una tecnologia in grado di impedire che diventino virali. Per evitare che si ripetano casi come quello di Tiziana Cantone. Sono queste le principali novità della stretta annunciata da Facebook sul revenge porn, un fenomeno che ha conseguenze psicologicamente devastanti sulle vittime e che in alcuni casi le ha portate al suicidio.

NUOVI STRUMENTI ATTIVI ANCHE IN ITALIA. La lotta di Facebook contro questa piega d'ora in poi si arricchisce di nuovi strumenti, attivi anche per l'Italia, e coinvolge anche altre due app di sua proprietà: Messenger e Instagram. In primo luogo gli utenti di Fb avranno la possibilità di segnalare in modo mirato le immagini intime che vedono sul social e che sembrano condivise senza il permesso della persona interessata. Le foto, a quel punto, saranno verificate da un team di specialisti che potrà anche decidere di disattivare l'account che le ha pubblicate.

SÌ AL FOTO-MATCHING CONTRO LA RIPUBBLICAZIONE. Altra novità importante è sul fronte tecnologico: Facebook userà un sistema di foto-matching per il riconoscimento delle immagini, che aiuterà a contrastare ulteriori tentativi di condivisione delle foto. Non solo su Facebook, ma anche sulla chat Messenger e su Instagram. In pratica, se qualcuno cercherà di ricondividere l'immagine dopo che questa è stata segnalata e rimossa, l'utente sarà avvisato della violazione e la foto non potrà essere condivisa. Per ora questo sistema non contempla WhatsApp, altra chat di proprietà di Facebook, che conta oltre un miliardo di utilizzatori.

IL PRECEDENTE DI BELFAST. La tecnologia di foto-matchimg è simile a quella già utilizzata per contrastare la diffusione online di immagini pedopornografiche. Nel 2016 Facebook ha rischiato un boom di azioni legali per revenge porn, sulla scia della causa avviata da una ragazza di 14 anni di Belfast, che aveva visto una sua foto comparire più volte in una pagina del social network. I giudici hanno respinto la tesi difensiva di Facebook, proprio perché la società avrebbe avuto il potere di prevenire ogni ripubblicazione della foto usando un sistema di tracciamento.

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