Drone
10 Aprile Apr 2017 1600 10 aprile 2017

Cronache di una vita futura

La sveglia che suona in anticipo. Droni e Google Car al mio servizio. Il volo personalizzato. E un gradito regalo ad aspettarmi in albergo. Simulazione di una giornata tipo al tempo dell'intelligenza artificiale.

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Sono le 06.15 e la sveglia inizia a squillare, ma con 15 minuti di anticipo. L’orologio è sempre interconnesso con Smart, il mio assistente virtuale, un software di intelligenza artificiale che gestisce autonomamente la mia agenda (e non solo) e da cui ha appreso che questa mattina devo prendere l’aereo. Smart ha anche verificato per tempo la situazione traffico, ricevendo dai sensori di rilevamento del V2I (vehicle-to-infrastructure, installati nel 2020 nelle principali vie di comunicazione) la notizia di alcuni rallentamenti nel tratto autostradale che mi separa dall’aeroporto.

GOOGLE CAR SOTTO CASA. Naturalmente, prima di anticipare la sveglia ha controllato che non ci siano eventuali ritardi sui tempi di decollo, per evitare di farmi alzare prima inutilmente. Dopo aver raccolto tutte queste informazioni ha richiesto al drone di Amazon, che ogni mattina deposita la brioche appena sfornata direttamente nel balcone di casa, di anticiparne la consegna. Anche la Google Car (l’auto senza conducente che guida da sola) sa di dovermi passare a prendere prima del solito. La valigia è già in aeroporto da ieri sera. R100, evoluzione di R1, il primo robot umanoide italiano (commercializzato nel lontano 2017 e agli ordini di Smart), correlando tutte le informazioni riguardo ai miei appuntamenti, mi ha ricordato la cena di affari in programma domani sera, così non ho dimenticato di mettere in valigia anche qualcosa di molto elegante.

AL GATE IN POCHI MINUTI. Alle 08.09 esatte entro in aeroporto e accedo in pochi minuti al gate per l’imbarco. Il sistema di intelligenza artificiale Precog, il software pre-crime della polizia di frontiera, ha infatti già verificato i miei dati di passeggero, confrontando le informazioni disponibili nelle banche dati antiterrorismo e il contenuto dei miei post sui diversi social network. Il mio profilo di rischio è risultato basso, concedendomi così di arrivare in aeroporto a soli 10 minuti dall’imbarco. Controllo della retina, riconoscimento facciale e sensori olfattivi in pochi istanti hanno poi confermato la mia identità a Precog.

Blue Origin, la prima società che nel 2018 ha cominciato a vendere voli nello spazio, è da tempo la mia compagnia aerea preferita. Dispone infatti di un software che consente di profilare perfettamente i passeggeri dei voli per soddisfare al meglio le loro preferenze. Ed è grazie agli algoritmi su cui si basa il software di Blue Origin che mi è stato riservato un posto corridoio nella parte anteriore dell’aereo, proprio di fianco a Mario, un altro viaggiatore che ha pubblicato su Instagram alcune foto (scattate con i Google Glass) di mostre e musei che ho recentemente visitato anche io. Scambiare due chiacchiere con Mario renderà il mio viaggio più piacevole.

SMART MI TIENE A STECCHETTO. Purtroppo, su indicazione del mio smartwatch, dovrò limitarmi a mangiare un pasto ipocalorico. La scarsa quantità di attività fisica registrata dal mio orologio nelle ultime 24 ore ha obbligato Smart a escludere alimenti troppo nutrienti dal menu di volo. Arrivato a destinazione mi dirigo direttamente al punto di incontro con la Google Car che, grazie alla sincronia con il microsensore che segnala perfettamente la mia posizione (impiantato appena sotto la mia scapola destra), si presenta al gate di uscita proprio nel momento in cui esco dall’aeroporto. Dopodiché mi conduce direttamente all’hotel, visto che i controlli dell’immigrazione all’aeroporto di arrivo sono stati aboliti: il Paese che mi ospita esegue preventivamente tutte le verifiche al momento della prenotazione del volo e riceve da Precog i dati del mio imbarco.

UN GENTILE (E GRADITO) OMAGGIO. Non serve nemmeno fare il check in per accedere alla stanza in albergo perché, anche qui, ogni porta ha sensori che rilevano le caratteristiche biometriche degli ospiti, consentendo l’accesso solo alle persone autorizzate. E non mi devo preoccupare neppure di ordinare pasti e colazione: Expedia, che mi ha prenotato l’hotel su indicazione di Smart, ha correlato i dati forniti da Amazon (con cui il mio frigo intelligente dialoga interattivamente appena vede le scorte scarseggiare), gli appuntamenti segnati nella mia agenda, le mie preferenze alimentari e le specialità dello chef dell’albergo predisponendo un menu ad hoc. Entrando in camera troverò anche un biglietto per il concerto di stasera di Celine Dion. Gentile (e gradito) omaggio della mia carta di credito, utilizzata per pagare il viaggio e l’ultimo album musicale della cantante canadese acquistato la scorsa settimana su iTunes.

P.S. Ho scritto questo testo pensando a coloro che oggi, anno domini 2017, credono ancora che Google sia solo un motore di ricerca, Facebook una comunità di amici, iTunes un sito dove comprare musica e Jeff Bezos (Amazon, Blue Origin) un eccentrico imprenditore. Ma soprattutto a tutti quelli che rimangono stupiti dal debutto record di Snapchat a Wall Street e si arrovellano per cercare di capire come mai le aziende (non solo quelle della Silicon Valley, ma anche quelle della old economy) stiano investendo miliardi di dollari nello sviluppo di tecnologie per l’intelligenza artificiale.

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