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Twitter
22 Maggio Mag 2017 0936 22 maggio 2017

Twitter è il Frankenstein del nuovo millennio

Il social ricorda il famoso romanzo: l’orgoglioso luminare che vuole realizzare una creatura perfetta per aiutare umanità alla fine scopre di aver creato un mostro.

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La Chiesa ci ha messo quasi quattro secoli per chiedere scusa per Galileo, a Twitter sono bastati poco più di quattro mesi per chiedere scusa per Donald Trump: «Se è arrivato alla Casa Bianca grazie a Twitter,» ha detto al New York Times Evan Williams, il fondatore di quello che oggi è un sabba di trolls, haters e bufale, «chiedo scusa». Seppure in versione Silicon Valley, è il vecchio copione di Frankenstein: l’orgoglioso luminare che vuole realizzare una creatura perfetta in grado di aiutare l’egra umanità, che a un certo punto si ritrova a strapparsi i capelli nel suo laboratorio gridando «ho creato un mostro», mentre dal villaggio arrivano urla belluine e bagliori di roghi.

UN SOCIAL COME PROMETEO. Williams tempo fa è ricorso a paragoni più aulici: il vaso di Pandora, che una volta scoperchiato inquina il mondo con tutti i mali possibili, oppure Prometeo, il temerario titano che ruba il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini e finisce incatenato alla montagna con l’aquila di Zeus che gli divora il fegato. E qui si capisce dove sta il problema: un ragazzino americano che ha i suoi riferimenti culturali nell’antichità classica probabilmente ha un’idea molto vaga di come siano gli americani veri, e gli esseri umani in generale: pieni di risentimento e alla perenne ricerca di qualcuno o qualcosa su cui sfogarlo.

Twitter è parresia senza responsabilità, con un nick puoi dire qualunque cosa a chiunque, senza pagare dazio

Evan Williams ha inventato Twitter convinto, come gli ateniesi dell’età di Pericle, che la parresia, cioè la libertà di dire e di dirsi tutto, «avrebbe automaticamente reso il mondo un posto migliore», come ha confessato al Nyt. Questo la parresia può farlo, ma solo se, come osservava l’antropologo Michel Foucault, comporta qualche rischio e diventa un atto di coraggio. Twitter invece è parresia senza responsabilità, con un nick puoi dire qualunque cosa a chiunque, senza pagare dazio. E alla fine puoi perfino diventare presidente degli Stati Uniti. «Internet è guasta,» ha sentenziato Williams, «e questo è chiaro a sempre più gente». È un po’ come il papa quando dice che la Chiesa è messa male – e in effetti lo dice abbastanza spesso. Combinazione, proprio dopodomani il pontefice incontrerà Donald Trump, generato non creato della stessa sostanza di Twitter. Buona Novella contro fake news, Sacro Cuore contro sacro cuoricino: chi vincerà?

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