Omeopatia
30 Maggio Mag 2017 1212 30 maggio 2017

Omeopatia, otto cose da sapere

Effetto placebo e nessun principio attivo, ma gli italiani che la usano sono più di 8 milioni. Giro d'affari in calo e stretta normativa in arrivo, eppure il criterio di base resta quello del fondatore: non guarisce, ma non fa male.

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Francesco, il bambino di sette anni deceduto il 27 maggio all'ospedale di Ancona, è morto per un'encefalite. Per 15 giorni era stato "curato" in casa per un'otite bilaterale batterica con i preparati omeopatici consigliati alla famiglia dal medico Massimiliano Mecozzi. Niente antibiotici, che con ogni probabilità gli avrebbero salvato la vita. Mecozzi e i genitori di Franceso sono adesso indagati dalla procura di Urbino, per concorso in omicidio colposo. Ma che cos'è l'omeopatia? Come funziona? In che modo viene regolata in Italia? E a quanto ammonta il suo giro d'affari?

Samuel Hahnemann, fondatore dell'omeopatia.

1. Pratica sviluppata alla fine del XVIII secolo

L'omeopatia è una pratica sviluppata alla fine del XVIII secolo da un medico tedesco, Samuel Hahnemann. All'epoca la medicina tradizionale non sapeva diagnosticare le malattie, si limitava a curare i sintomi con terapie spesso più letali dei malanni, soprattutto salassi e clisteri. In questo quadro la pratica di Hahnemann rappresentava un passo avanti, perché anche se non guariva, almeno non faceva danni.

I QUATTRO PRINCIPI DELL'OMEOPATIA. Alla base dell'omeopatia c'è la convinzione che la stessa sostanza che nelle persone sane ad alte dosi causa una malattia, a dosaggi infinitesimali possa curare i malati. È la cosiddetta legge dei simili. Esistono poi altri tre "pilastri" ideologici: l'ipotesi vitalistica, secondo la quale l'organismo vivente è tale in virtù di una forza spirituale che lo abita; la necessità dell'individualizzazione assoluta della terapia, per cui ogni caso clinico è unico e non assimilabile a nessun altro; la legge degli infinitesimi, per la quale il rimedio omeopatico rimane attivo, o aumenta la sua attività, se la dose viene ridotta o addirittura annullata grazie a un procedimento di diluizioni seriali.

RESTA SOLTANTO IL DILUENTE. La maggior parte dei medicinali omeopatici sono altamente diluiti, al punto che il prodotto finale non contiene più nemmeno una molecola della sostanza originaria, ma soltanto il diluente utilizzato (acqua o alcool).

Il placebo è una sostanza priva di principi attivi, ma che viene somministrata come se avesse proprietà curative.

2. Effetto placebo e nessun principio attivo

Oggi i prodotti omeopatici, non contenendo quantità apprezzabili di principio attivo, sono di fatto dei placebo. Secondo Omeoimprese, l'associazione che riunisce le imprese italiane attive nel settore, vengono usati soprattutto per curare riniti, raffreddori, influenze (63,6%), dolori articolari o muscolari (30,4%), allergie e problemi all'apparato respiratorio (21,8%). I preparati omeopatici, se il prodotto è ad alta diluizione, sono riconoscibili perché riportano sulla confezione esterna la definizione «Medicinale omeopatico», seguita dalla dicitura: «Senza indicazioni terapeutiche approvate». Ciò significa che nessuna valutazione dell’efficacia è stata effettuata dall’autorità competente, come spiega anche il ministero della Salute.

Preparati omeopatici.

3. Gli italiani che usano l'omeopatia sono più di 8 milioni

In Italia, secondo le stime diffuse in occasione della Giornata mondiale dell’omeopatia 2017, sono poco più di 8 milioni le persone che usano preparati omeopatici almeno una volta all’anno. Mentre secondo il rapporto Eurispes Italia 2017 circa 13 milioni di italiani si affidano a cure alternative e il 76,1% sceglie quelle omeopatiche. Gli ultimi dati Istat, pubblicati nel 2014, fanno riferimento agli anni tra il 2005 e il 2013 e sottolineano come, in quel periodo, fra le terapie non convenzionali, quelle omeopatiche siano scese dal 7% al 4,1%, pur rimanendo le più diffuse della categoria.

Circa 20 mila medici italiani prescrivono almeno una volta all’anno preparati omeopatici.

4. Quasi un pediatra su tre consiglia preparati omeopatici

A livello di prescrizione, i pediatri ricoprono un ruolo importante: quasi uno su tre consiglia ai pazienti l’uso di medicinali omeopatici. Si stima che circa 20 mila medici italiani prescrivano almeno una volta all’anno preparati omeopatici. E sono circa 4 mila quelli che esercitano l’omeopatia con regolarità. Questo accade soprattutto al Nord, dove i numeri sono in crescita. In particolare in Lombardia, dove negli ultimi sette anni i medici iscritti nei registri delle medicine non convenzionali dell’Ordine sarebbero aumentati del 180% (attualmente gli elenchi sono in fase di revisione). Chi vive nel Nord-Ovest ha maggiore dimestichezza con la medicina omeopatica (34,4%), seguito da Nord-Est (21,9%), Centro (16,2%), Sud (14,7%) e Isole (12,8%).

L'Unione europea ha emanato nel 2006 una direttiva sui farmaci che riguarda anche quelli omeopatici.

5. Stretta regolatoria in arrivo

Le aziende produttrici di preparati omeopatici, che entro il 30 giugno 2017 non avranno presentato all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) la documentazione necessaria per ottenere l'Autorizzazione all'immissione in commercio (Aic) dei loro prodotti, dovranno ritirarli dal mercato entro la fine di giugno del 2018. La stretta è stata imposta da una direttiva dell'Unione europea, recepita dall'Italia nel 2006.

VERSO UN DIMEZZAMENTO DEI PRODOTTI IN VENDITA. Rispetto ai farmaci tradizionali si tratta comunque di una procedura semplificata, che non richiede alcuna dimostrazione dell'efficacia dei preparati, ma solo della loro sicurezza. Il principio, in un certo senso, è rimasto quello di Hahnemann: anche se non guarisce, almeno i consumatori sono garantiti sul fatto che l'omeopatia non faccia male. Le aziende temono comunque la stretta in arrivo, per l'impegno economico richiesto dalla preparazione dei dossier necessari. E stimano che la presenza sul mercato italiano dei prodotti omeopatici, per i quali finora è stata sufficiente una semplice notifica al ministero della Salute, verrà dimezzata.

Il logo di Omeoimprese.

6. Giro d'affari in calo del 5% nel 2016

Il 2016, d'altra parte, si è già rivelato un anno molto difficile per il settore, che ha registrato perdite per oltre 15 milioni di euro. Il mercato italiano, che è il terzo nell’Unione europea dopo Francia e Germania, ha fatto segnare per la prima volta dopo anni di crescita un calo del 7,4% dei prodotti venduti e del 4,8% del fatturato, che è passato da 300 milioni a 285 milioni di euro. Secondo Omeoimprese, il calo è una conseguenza della stretta di cui sopra, che obbliga le aziende a munirsi dell'Autorizzazione all’immissione in commercio. I soggetti interessati avrebbero in altre parole cominciato a ritirare i prodotti per i quali non intendono chiedere l'autorizzazione, con una procedura definita «onerosa e complicata».

I farmaci omeopatici sono detraibili.

7. Detraibilità come per le altre spese sanitarie

Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, nata nel 1996 con l'obiettivo di diffondere in Italia la medicina basata su prove di efficacia, ha recentemente espresso un giudizio molto netto sui preparati omeopatici: «Non sono efficaci per curare nessuna malattia e, come tali, non sono integrativi né tanto meno alternativi ai trattamenti di provata efficacia. I medici che li prescrivono illudono i loro pazienti, grazie al complice silenzio-assenso di ordini professionali e istituzioni. È infine paradossale rilevare che i prodotti omeopatici, sebbene interamente a carico del cittadino, godono dei medesimi benefici di detraibilità fiscale delle altre spese sanitarie. Ciò significa che un mercato dei prodotti omeopatici di 255 milioni di euro nel 2016, secondo i dati di Federfarma, genera potenziali detrazioni per oltre 40 milioni di euro, di fatto pagati dalla comunità, che vanno a sommarsi alle detrazioni per le visite dei medici omeopati».

Omeopatia e fitoterapia non sono la stessa cosa.

8. Che differenza c'è tra omeopatia e fitoterapia

Un ultimo punto per chiarire un equivoco. Spesso i consumatori fanno confusione tra omeopatia e fitoterapia. Quest'ultima, però, consiste nella cura delle patologie con principi attivi estratti dalle piante. I rimedi fitoterapici, quindi, devono contenere sostanze naturali dalla dimostrata attività terapeutica, in concentrazioni significative in chiave ponderale, almeno nell'ordine dei milligrammi. A differenza dei preparati omeopatici i rimedi fitoterapici non vengono affatto diluiti, né tantomeno "dinamizzati". E il medico esperto in fitoterapia non fa altro che sostituire il farmaco sintetico con il prodotto fitoterapico.

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