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4 Giugno Giu 2017 1200 04 giugno 2017

Le mani dei big digitali sui cavi sottomarini

Google, Facebook, Microsoft e Amazon stanno investendo miliardi nelle reti di infrastrutture che veicolano i dati. E puntano soprattutto al mercato asiatico. L'articolo di pagina99.

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Poche settimane fa Google ha acceso i suoi server cubani. La compagnia è stata la prima azienda hi-tech a mettere piede sul suolo di Cuba, dopo che Obama, nel luglio del 2015, aveva deciso di riaprire le relazioni diplomatiche con la storica nemica. Una rapida chiacchierata con la compagnia telefonica locale Etecsa, a dicembre 2016 e poi, a fine aprile scorso, i server sono stati accesi.

MOUNTAIN VIEW AL LAVORO PER CUBA. Un passo importante per i cubani, ma non ancora risolutivo. Cuba ha uno dei più bassi livelli di connettività al mondo. E Google dovrà fare qualcosa di più per i cubani: fare arrivare una connessione stabile, potente e sostenibile. Per riuscire non basta un data center: serve un’infrastruttura fisica dove far viaggiare le informazioni. Queste infrastrutture sono usualmente lunghissimi cavi sottomarini che da decenni vengono posati fra i continenti e che ormai hanno generato una gigantesca ragnatela sottomarina che potremmo chiamare Undernet. Un business che vede in prima fila i giganti di Internet.

La corsa a Undernet

Google è attiva in diversi progetti, uno dei quali interessa proprio l’America Latina. D’altronde, nel tempo in cui i big data sono l’oro digitale, le reti di connessione sono come gli oleodotti per il petrolio: canali il cui controllo garantisce non soltanto enormi ritorni e una sostanziale rendita di posizione, ma anche la libertà di espandere i propri servizi senza diventare ostaggio di coloro che posseggono e gestiscono le grandi linee di trasmissioni dati. E soprattutto strumenti di pressione politica.

BIG G LA PIÙ ATTIVA. Google finora è la compagnia Internet che più di tutte ha investito sulla posa di cavi sottomarini. E il perché l’ha spiegato Brian Quigley, direttore delle infrastrutture di rete, in un post pubblicato alcuni mesi fa sul blog aziendale. «La missione di Google è di connettere le persone alle informazioni globali con un’infrastruttura veloce e affidabile. Dai data center ai cavi sottomarini, siamo impegnati a costruire infrastrutture che raggiungano un numero di persone mai visto prima». In sostanza, il sogno dei googleiani è realizzare il sistema nervoso di Internet: una rete di oleodotti lungo la quale far scorrere il petrolio digitale che alimenta le loro fortune.

Autostrade sottomarine

L’ultimo grande progetto sviluppato da Google è stato annunciato poco più di un mese fa. Si chiama Indigo ed è un cavo gigantesco che si propone di collegare Singapore all’Australia, con un nodo anche a Giacarta e Taiwan, realizzato in consorzio con AARNet, Indosat Ooredoo, Singtel, SubPartners e Telstra e che dovrebbe essere acceso entro il primo trimestre del 2019. Il cavo sarà lungo circa 9 mila chilometri per una capacità di 36 Terabyte per secondo (Tbps). Questi moderni petrolieri, infatti, sono avveduti abbastanza da capire che non possono farcela da soli né possono concedersi il lusso di essere schizzinosi quando devono tessere alleanze: posare un cavo sottomarino richiede enormi capitali e consenso politico.

L'ALLEANZA FACEBOOK-GOOGLE. Per questo Google non ha avuto alcuna esitazione ad allearsi con Facebook, il suo principale concorrente nella costruzione di una egemonia sulla rete, e coi cinesi per costruire insieme ad altri partner il Pacific Light Cable Network (Plcn) un cavo lungo quasi 13 mila chilometri che si propone di essere la prima autostrada sottomarina a collegare Hong Kong a Los Angeles. L’accensione di questo cavo è prevista per l’estate 2018, e non è certo un caso che questa infrastruttura sia stata lanciata verso la Cina. Le popolazioni asiatiche, così come quelle latino-americane, sono il target ideale ogni capitalista che offra servizi di massa.

Dati e velocità di banda

Nel frattempo ci sono cavi già attivi che portano il marchio Google. A maggio 2016 è stato annunciato Faster, un cavo da realizzare in collaborazione con China Mobile International, China Telecom Global, Global Transit, KDDI, SingTel costato 300 milioni di dollari, e lo stesso mese Facebook e Microsoft hanno annunciato che avrebbero posato insieme un cavo sotto l’Atlantico – chiamato Marea – capace di offrire una velocità di trasmissione di 160 Tbps. Questa mostruosa quantità di dati sembrerà esagerata, ma basta ricordare quanto Microsoft stia investendo sui servizi in cloud e sul mercato dei giochi online – con la sua X box – per capire che così non è. Quanto a Facebook, sta investendo massicciamente sui video, lo streaming e la realtà aumentata. La velocità di banda, insomma, non è mai troppa.

«POSSEDERE LA FIBRA È UN VANTAGGIO». «I grandi content provider», ha spiegato in una recente intervista a Wired Tim Stronge, vice-presidente di Telegeography, azienda di consulenza attiva nel settore dei cavi sottomarini, «hanno enormi e spesso imprevedibili bisogni di traffico fra i loro data center: per loro è più conveniente costruire i cavi che comprarli. Possedere la fibra dà anche la flessibilità di effettuare gli upgrade quando ne avvertono la necessità senza essere soggetti alle decisioni di terze parti». Ragioni tecniche ed economiche, insomma, sono alla base di queste decisioni. Faster si prevede diventerà operativo il prossimo mese, dopo 300 milioni di investimenti e 9 mila chilometri di cavi posati fra il Giappone e la costa occidentale degli Usa.

Gli altri progetti

Finora Google ha partecipato a sette progetti di cavi sottomarini, cinque dei quali in Asia. Il primo fu Unity, un cavo di 9.600 km fra Los Angeles e il Giappone. Il progetto più importante fuori dall’Asia è Cota (Cable of The Americas), annunciato nel 2014: un cavo da Boca Raton, in Florida fino a Fortaleza e Santos, in Brasile, frutto della collaborazione dei californiani con Brazil’s Algar Telecom, Uruguay’s Antel e Angola Cables. Probabilmente la “fonte” alla quale si abbevererà anche Cuba.

EUROPA PER ORA IGNORATA. Grande assente nei progetti di Google è l’Europa. Da un lato il Vecchio Continente è già molto connesso. Dall’altro, per i giganti di Internet – e non solo loro – il mercato da conquistare è l’Asia. Non a caso Facebook, oltre che su Marea, ha investito sull’Asia Pacific Gateway, un cavo teso fra la Malesia, Singapore, Vietnam, Hong Kong, Taiwan, Cina, Giappone e Corea. Come detto, la stessa Microsoft, che dal 2014 ha investito in diversi progetti, con focus fra Usa, Canada e Uk, ora punta sull’Asia. Ultima in ordine d’arrivo è stata Amazon, che ha comprato una quota di capacità dell’Hawaiki submarine cable per migliorare la latenza nelle trasmissioni fra Australia e Usa e che dovrà attivarsi entro giugno 2018.

VERSO LA NASCITA DELLE NAZIONI DIGITALI. Nell’arco di pochi anni, insomma, c’è stata una sostanziale evoluzione nella geopolitica dei cavi sottomarini. I nuovi ricchi stanno lentamente conquistando spazio per creare e popolare i loro paradisi elettronici che ormai raccolgono miliardi di persone. Forse parlare della nascita di nazioni digitali è esagerato. Ma non così tanto. Forse è semplicemente prematuro.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "Merkel über alles", in edicola, digitale e abbonamento dal 2 giugno 2017 all'8 giugno.

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Geplaatst door Pagina99 op donderdag 1 juni 2017
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