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7 Giugno Giu 2017 1904 07 giugno 2017

La Cina riesce dove fallì l'Italia: ecco il primo tram senza binari

L'Art si muoverà seguendo le linee dell'asfalto. Senza l'ausilio di un conducente. Proprio come avrebbe dovuto fare il Civis a Bologna. Un progetto naufragato tra soldi dilapidati e strascichi giudiziari.

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Si chiama Art ( Autonomous rapid transit) ed è il primo tram al mondo a viaggiare senza conducente seguendo le linee bianche tracciate sull'asfalto invece delle tradizionali rotaie. Lo ha sperimentato la Cina, innovando i modelli di tram su gomma già esistenti, ad esempio, a Parigi e in Corea del Sud, con una guida ottica che permette al mezzo di circolare senza un autista, guidato solo dalle tracce sull'asfalto.

FINO A 70 CHILOMETRI ORARI. Il tram misura 32 metri di lunghezza, è largo 2,65 ed è alto 3,4. Può raggiungere la velocità massima di 70 km orari e trasportare fino a 307 persone nelle sue tre carrozze. Il percorso che seguirà l'Art sarà tracciato a partire dal 2018 nella città di Zhuzhou.

Un progetto che ricorda, per molti aspetti, quello naufragato in Italia, per la precisione a Bologna, all'inizio degli anni 2000, dove l'opinione pubblica si spaccò sulla genesi del Civis, il filobus che avrebbe dovuto rivoluzionare la mobilità cittadina adottando una tecnologia simile. Vicenda finita in malora, con i 49 mezzi acquistati dal Comune abbandonati alla periferia della città dopo la dimostrazione dei problemi di sicurezza legati al loro utilizzo.

TEST FALLIMENTARI IN CITTÀ. Bastò qualche test in città e il lavoro di una commissione ministeriale per rendersi conto che quei mezzi erano pericolosi e che bastava una goccia di pioggia a terra o sull’obiettivo a impallare la lettura ottica e rendere precaria la sicurezza dei passeggeri. A Irisbus, l'azienda costruttrice dei veicoli, era stata nel frattempo pagata una prima tranche: 34,7 milioni di fondi ministeriali, quindi soldi pubblici.

INCHIESTE CONCLUSE SENZA CONDANNE. Un danno all’erario ipotizzato dalla Guardia di finanza nel 2012, cui le Famme gialle hanno aggiunto, sempre come ipotesi, i 48,6 milioni, spesi per la realizzazione di banchine, segnaletica e adeguamenti alle strade. Le inchieste si conclusero senza condanne, ma con le richieste di risarcimento incrociate tra Comune, Atc (l'azienza locale dei trasporti) e Irisbus.

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