Sollers 213259
18 Giugno Giu 2017 1200 18 giugno 2017

Antidepressivi e suicidio, il dibattito su una correlazione non provata

Tra bambini e adolescenti che assumono farmaci «rischio doppio». Il periodo più delicato? Le prime 4 settimane. Quando il trattamento può causare un'«anomala agitazione». Gli esperti: «Nessun legame certo».

  • ...

All’indomani della morte di Chris Cornell, cantante e leader dei Soundgarden trovato morto nel camerino al termine di un concerto, la moglie era stata chiara: «Non si è suicidato, è stato indotto dall’Avatin, il farmaco antidepressivo che prendeva». Ma esiste realmente una correlazione tra antidepressivi e suicidi?

CRESCE IL CONSUMO DI ANTIDEPRESSIVI. Secondo il Rapporto “Osservasalute 2016”, pubblicato dall’Osservatorio nazionale dell’Università Cattolica di Roma, in Italia il ricorso agli antidepressivi e il numero dei suicidi aumentano di pari passo. La prescrizione di farmaci viene misurata in accordo con una metodologia standard a livello internazionale, la cosiddetta Defined Daily Dose (Ddd). Il trend relativo agli antidepressivi, dopo l’incremento costante registrato nel decennio precedente, sembrava aver raggiunto una fase di stabilità nel biennio 2011-12, ovvero 38,50 Ddd per mille abitanti nel 2011 e 38,60 nel 2012, ma nel triennio successivo c'è stato un nuovo aumento: 39,10 Ddd/1.000 nel 2013; 39,30 nel 2014 fino a 39,60 nel 2015.

SUICIDI IN AUMENTO SOPRATTUTTO TRA GLI UOMINI. Stesso discorso per i suicidi: nel 2015 il tasso di mortalità è stato pari a 8,06 per 100 mila residenti di età maggiore o uguale a 15 anni, in leggera crescita, circa il 5%, rispetto agli anni precedenti. In termini assoluti, tra i residenti in Italia over 15 anni, nel 2012-13 si sono tolte la vita 8.310 persone (77,6% di sesso maschile). Per gli uomini il tasso cresce fino ai 45 anni di età, poi si stabilizza intorno a un valore di circa 14/15 casi ogni 100 mila abitanti fino ai 65 anni, quando inizia un aumento esponenziale che porta il tasso a raggiungere un massimo di circa 33 casi ogni 100 mila abitanti tra gli ultra 85enni. Per le donne, invece, la mortalità per suicidio cresce lentamente fino ai 65 anni di età, si stabilizza intorno ai 5 casi ogni 100 mila abitanti fino ai 79 anni, dopodiché tende a ridursi lievemente nelle fasce di età più elevate.

«PEGGIORAMENTO DELLO STATO MENTALE». «L’impressione è che ci sia un peggioramento dello stato mentale e psicologico, testimoniato anche dai dati dell'Istat provenienti dall’Indagine sulle condizioni di salute della popolazione del 2013», dice a Lettera43.it Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane che realizza il rapporto Osservasalute. «D'altra parte, l'aumento dei suicidi potrebbe essere causato anche da una miglioramento della codifica delle cause di morte, così come l'aumento delle prescrizioni di farmaci antidepressivi potrebbe dipendere da un cambio di atteggiamento/sensibilità dei medici». Infine, «non trascurabile potrebbe essere l'effetto sull'aumento delle prescrizioni di una crescente disponibilità dei pazienti a manifestare malesseri che in passato venivano nascosti per paura dello stigma sociale», aggiunge, invitando a non «sollevare allarmismi non dimostrabili su base scientifica».

Ci vogliono almeno tre o quattro settimane per cambiare lo stato d'animo dei pazienti. Ed è proprio durante questo periodo che alcuni diventano più attivi o agitati

Fotis Papadopoulos, docente di Psichiatria

Un altro dato degno di nota riguarda il numero di dimessi con diagnosi di disturbi psichici tra il 2001 e il 2014, in calo con la sola eccezione dei soggetti in età infantile. Gli under 11 dimessi almeno una volta nel corso dell’anno 2014 con diagnosi di disturbo psichico sono stati 10.770, per un tasso standardizzato di 19,4 per 100 mila abitanti, con un trend fortemente in calo rispetto al 2001, primo anno di disponibilità del dato (51,5 per 100 mila abitanti). La diminuzione, rilevano gli autori, rientra in una mutata gestione dell'assistenza per la salute mentale e nel contesto di una generale riduzione dei ricoveri inappropriati. Tuttavia, è interessante notare come la variabilità regionale dei tassi di ricovero per disturbi psichici sia in larga misura coerente con il quadro che emerge per consumo di antidepressivi e suicidi, con alcune Regioni che presentano valori superiori alla media nazionale, ad esempio la Sardegna e la Valle d'Aosta. Nell’analisi descrittiva della co-morbosità associata al suicidio realizzata dall’indagine Istat, si legge che in 737 suicidi è certificata la presenza di malattie fisiche rilevanti. Tra queste, 288 presentano anche una malattia mentale, principalmente la depressione.

PER L'ISTAT NESSUNA PROVA DI CORRELAZIONE. «La fonte informativa delle analisi presentate nella nota informativa “Malattie fisiche e mentali associate al suicidio: un’analisi sulla cause multiple di morte”, pubblicata il 16 febbraio 2017, è rappresentata dalle certificazioni di morte raccolte annualmente dall’Istat», fanno sapere dall'ufficio di statistica. «Al momento del decesso il medico è tenuto a certificare tutte le malattie o i traumatismi che abbiano direttamente determinato la morte o che abbiano contribuito ad essa». In caso di un suicidio, «il medico indica pertanto la presenza di stati morbosi fisici e/o psichici se considera che questa informazione sia rilevante ai fini del decesso». I dati di mortalità, conclude l'Istat, «non rilevano informazioni sulla storia clinica dei soggetti e tantomeno informazioni circa le cure terapeutiche in atto, quali l'assunzione di antidepressivi. Pertanto, dai dati sulle cause di morte diffusi da questo Istituto, non è possibile stabilire se esista una correlazione vera e propria».

GLI EFFETTI DEL TRATTAMENTO. Sul tema Fotis Papadopoulos, docente di Psichiatria all’Università svedese di Uppsala, ha svolto approfondite ricerche, basandosi - tra gli altri - su studi che hanno dimostrato come alcuni pazienti che prendono farmaci antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonia (Ssri), e che quindi ne aumentano il livello nel sangue, siano esposti a un rischio di suicidio maggiore di almeno il 10%. Questo perché, spiega il docente, «quando trattiamo i pazienti con antidepressivi ci vogliono almeno tre o quattro settimane per cambiare il loro stato d'animo. Ed è proprio durante questo periodo che alcune persone diventano fisicamente più attive o agitate. E questa anomala agitazione può portare alcuni di loro al suicidio».

L’Italia è uno tra i Paesi al mondo a più basso rischio di suicidio, anche se dal 2008, dopo un calo continuo, i casi sono tornati a crescere, in concomitanza con la crisi economica, soprattutto tra gli uomini in età lavorativa. Paradossalmente, tra i Paesi più depressi figurano Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia e Islanda, nonostante svettino in tutte le classifiche mondiali dei Paesi più vivibili, incluso il “Rapporto mondiale della felicità del 2016” redatto dal Sustainable Development Solutions Network (Sdsn), organismo dell'Onu. Secondo il rapporto Ocse, il 30% delle donne islandesi ha avuto almeno una prescrizione di antidepressivi e si stima che il 38% delle donne e il 32 degli uomini danesi riceveranno un trattamento di salute mentale a un certo punto durante la loro vita.

L'USO IMPROPRIO SU BAMBINI E ADOLESCENTI. Un’ultima analisi va fatta sull’assunzione di antidepressivi nei bambini e adolescenti. Un minorenne su 10, in età compresa tra i 15 e i 16 anni, utilizza in modo improprio antidepressivi e ansiolitici trovati in giro per casa. Da quanto emerso da uno studio compiuto dall’Università di Oxford e pubblicato su The Lancet, ansiolitici e antidepressivi sembrano non solo inefficaci ma anche rischiosi per i bambini e gli adolescenti. L'indagine scientifica, condotta dal professor Andrea Cipriani, ha avuto per oggetto gli effetti dei 14 antidepressivi più comuni nei ragazzi tra i nove e i 18 anni. In base a quanto osservato, i ricercatori sono giunti alla conclusione che gli antidepressivi non sembrano offrire dei vantaggi per i minori, anzi. Precedenti sperimentazioni cliniche già avevano ipotizzato un aumento del rischio di «attitudine al suicidio».

LE RACCOMANDAZIONI DELL'AIFA. I ricercatori del Nordic Cochrane Centre a Copenhagen, in uno studio pubblicato sul British Medical Journal, spiegano che bambini e adolescenti che assumono antidepressivi vedono raddoppiare il rischio suicidio. Gli autori raccomandano quindi «un uso limitato al massimo di antidepressivi nei bambini, negli adolescenti e nei giovani adulti, perché i danni gravi potrebbero essere maggiori di quanto si creda e al tempo stesso la loro efficacia sembrerebbe essere sotto la soglia di rilevanza clinica». Meglio dunque optare per la psicoterapia, come ha ribadito recentemente anche l'Aifa, ritenendo utile richiamare l'attenzione dei medici circa l'utilizzo di antidepressivi e in particolare la pericolosità in età infantile e adolescenziale «per la mancanza di significativi dati di efficacia a fronte di un aumentato rischio di comportamento suicidario e atteggiamento ostile».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso