Ecomafie,nel Nord oltre 6100 denunce
3 Luglio Lug 2017 1927 03 luglio 2017

Ecomafie, un business da 13 mld e tre reati all'ora

Nel rapporto di Legambiente crescono arresti  e denunce, ma l'emergenza non si ferma: Campania regina degli illeciti.

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Da un anno all'altro i reati ambientali sono calati, lasciando pensare a una «nuova speranza» per la «forza della legalità», soprattutto grazie alle norme sugli ecoreati che sembrano aver già prodotto i primi frutti. Anche se, al ritmo di 71 al giorno (tre ogni ora), l'affaire delle ecomafie riesce a mettere insieme un bottino che vale 13 miliardi l'anno. Un business costruito da un insieme di illeciti - dal traffico di rifiuti all'abusivismo edilizio, dai roghi fino alla corruzione - per i quali il Guardasigilli Andrea Orlando chiede l'attenzione dell'Antimafia.

QUASI 26 MILA REATI ACCERTATI. È una fotografia, dello stato dell'arte delle 'ferite' criminali che lacerano l'ambiente, del nostro Paese quella scattata da Legambiente nel nuovo rapporto 'Ecomafia 2017'. In Italia nel 2016 sono stati 25.889 i reati ambientali accertati. La torta da 13 miliardi, comunque più bassa del 32% rispetto allo scorso anno per via della «riduzione della spesa pubblica per opere e infrastrutture e del ridimensionamento del mercato illegale», se la spartiscono 331 clan della malavita. Con il Sud che resta nella morsa dell'ecomafia e la Campania in testa alla classifica regionale degli illeciti; il Lazio prima Regione del centro-Italia, la Liguria prima del Nord.

CRESCONO GLI ARRESTI E LE DENUNCE. Tinte in chiaro-scuro perché, sia pure di fronte all'illegalità ambientale diffusa, sembra funzionare la legge sugli ecoreati: crescono infatti gli arresti del 20% (225), le denunce (28.818), i sequestri (7.277) e diminuiscono del 7% gli illeciti (erano 27.745 nel 2015). «L'antimafia del 21esimo secolo» - osserva Orlando - «per essere davvero un'antimafia sociale, radicata nella sensibilità della popolazione e capace di coinvolgere le migliori energie culturali», deve «dedicare una particolare attenzione ai temi ambientali»; perché - spiega - se non si parte dal «primato dell'ambiente» non si possono avere adeguati progetti politici. Quest'anno, osserva la presidente di Legambiente Rossella Muroni, «non ci sono solo tinte fosche ma anche colori di speranza». E questo, continua Muroni, «grazie anche alla legge sui delitti ambientali, che ha contributo a renderci un Paese normale, dove chi inquina finalmente paga per quello che ha fatto. Non dimentichiamoci però che c'è ancora una malattia in corso, e che dobbiamo 'spazzarla via», in particolare due 'piaghe fisiche' per lo Stato: «Il cemento abusivo», che fa contare 17 mila nuove costruzioni fuorilegge, e «i roghi» con 27 mila ettari andati in fumo.

CORRUZIONE AL TOP IN LOMBARDIA E LAZIO. Il rapporto poi racconta dell'altro lato della luna, quello che resta in ombra: la corruzione, e che colpisce soprattutto in Lombardia e Lazio. Aumentano i reati legati al ciclo illegale dei rifiuti. Ma diminuisce in percentuale il peso delle quattro Regioni a tradizionale insediamento mafioso: passano dal 48% del 2015 al 44% del 2016, anche se la Campania con 3.728 illeciti è in vetta (in Sicilia 3.084, in Puglia 2.339 e in Calabria 2.303). La Liguria è la prima Regione del Nord, il Lazio quella del Centro. Su scala provinciale, Napoli è in testa con 1.361 infrazioni, seguita da Salerno (963), Roma (820), Cosenza (816) e Palermo (811).

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