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12 Luglio Lug 2017 1600 12 luglio 2017

Se anche James Bond rischia il posto per colpa di un software

L'agenzia di intelligence americana Nga vuole automatizzare il 75% delle attività di analisi di riprese aeree, foto satellitari, dati geospaziali. Così l'intelligenza artificiale può sostituire le spie in carne e ossa.

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Robert Cardillo lavora nel settore dell’intelligence americana dal 1983. In 34 anni di carriera nei servizi segreti ha ricoperto importanti posizioni fino ad assumere la direzione della National geospatial agency (Nga), una tra le più importanti agenzie di intelligence Usa (sono 17, tra cui le arcinote Cia, Nsa, Fbi).

ANALISTI CHIUSI IN UNA STANZA OSCURA. Le 14.500 persone sotto il comando di Cardillo sono specializzate nella “geographic intelligence”, cioè la raccolta e l'analisi di dati provenienti da immagini, riprese aeree, foto satellitari, dati geospaziali (le varie informazioni riferibili a un punto su una mappa come località, popolazione, caratteristiche idrogeologiche). Un’attività che, come sostiene Cardillo, «obbliga una percentuale significativa dei miei analisti in una stanza oscura, davanti a molti monitor, alla ricerca di informazioni utili».

OGNI MINUTO 500 ORE DI NUOVI VIDEO. Lavoro stressante e, spesso, inefficiente. Soprattutto se consideriamo l’incredibile e crescente disponibilità di sensori che gli analisti della Nga devono setacciare. Ai sensori tipicamente militari, come le riprese da satellite o le registrazioni effettuate dai droni, si sono recentemente aggiunti nuovi flussi. Consideriamo che ogni 60 secondi su YouTube vengono pubblicate 500 ore di nuovi video, Instagram archivia oltre 65 mila nuove foto, eccetera.

In questo momento la Nga, che ha la responsabilità di tracciare ogni minaccia potenziale agli interessi americani, sta monitorando con grande attenzione quanto accade in Corea del Nord. La costruzione di una strada, l’ampliamento di un edificio, l’arrivo di automezzi o persone in una zona precedentemente non popolata potrebbero indicare la preparazione di un prossimo test missilistico nucleare ordinato dal dittatore coreano Kim Jong-un. E in uno scenario come questo, come sottolinea Cardillo, «non abbiamo specifiche priorità, semplicemente analizziamo tutto quanto in nostro possesso correlabile all’area geografica della Corea del Nord».

Robert Cardillo, membro dell’intelligence americana dal 1983.

LASCIARE AGLI UOMINI IL 25% DEL LAVORO. Giusto per avere un’idea del trend di crescita, secondo Robert Cardillo lo scenario da qui a cinque anni è quello di un aumento dei dati da analizzare di 1 milione di volte. Ed è per cercare di contenere questo profluvio di informazioni che Cardillo ha deciso di puntare decisamente sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è automatizzare il 75% delle attività, così da «lasciare agli analisti il tempo necessario per affrontare il 25% delle analisi, quelle che richiedono un impegno maggiore». Entro qualche anno, i software intelligenti potranno individuare con grande precisione eventuali anomalie o elementi di interesse all’interno di una immagine o di un video.

RICERCA E SVILUPPO PER 3 MILIARDI NEL 2017. La visione di Cardillo è che «algoritmi correttamente sviluppati» saranno in grado di analizzare in modo più efficiente le informazioni di quanto ora fanno mediamente gli analisti. I software, come sappiamo, non hanno bisogno di prendersi pause: possono rimanere sempre concentrati nel ricercare dettagli all’interno di un flusso di dati. E siccome l’iniziativa di Cardillo si inserisce all’interno di un filone di ricerca e sviluppo finanziato da molti anni anche dalla Darpa (Defense advanced research projects agency, l’agenzia di ricerca e sviluppo del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, il cui budget per il 2017 è di 3 miliardi di dollari), forse è davvero solo questione di tempo affinché alcune spie in carne e ossa (quelle che fanno i lavori più ripetitivi, stressanti e senza valore aggiunto) siano sostituite da controparti software basate sull’intelligenza artificiale.

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