Farmaci
16 Luglio Lug 2017 1800 16 luglio 2017

Farmaci contraffatti, anatomia di un mercato pericoloso

Medicine per migliorare il sesso, anabolizzanti, integratori. Acquistabili online, ma fake: senza principi attivi oppure con ingredienti dannosi. Un settore che nel mondo vale 5 miliardi di dollari. Le cose da evitare.

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Medicine per migliorare prestazioni sessuali, anabolizzanti, integratori. Onine si può acquistare di tutto, ma spesso i rischi sono maggiori dei benefici. Nel mondo i farmaci contraffatti, ossia quelli che, secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, «deliberatamente o fraudolentemente recano false indicazioni riguardo l'origine o l'identità», valgono 5 miliardi di dollari, mentre quello dei dispositivi, tra cui anche quelli medici, quasi 6.

VALORE DEI PRODOTTI DA 85 MILIARDI. Un quadro che emerge dall’ultimo rapporto dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale elaborata dall’Euipo, l’Unione europea per la proprietà intellettuale, e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Ocse. I principali centri di scambio sono Hong Kong, gli Emirati arabi uniti e Singapore. La maggior parte dei prodotti contraffatti, in nove su 10 dei settori economici principali esaminati, è prodotta in Cina. Dal rapporto si apprende che il valore totale dei prodotti pirata vale 85 miliardi di dollari e il settore farmaceutico si piazza dietro a elettronica (21 miliardi), dispositivi ottici, fotografici e medici (6 miliardi), e abbigliamento e tessuti (oltre 5 miliardi).

IN UE PERSI 91 MILA POSTI DI LAVORO. Sempre l’Euipo, nella sua relazione annuale, ammonisce che «a causa delle mancate vendite legali produttori e distributori di farmaci impiegano meno personale di quanto farebbero se non esistesse la contraffazione. Se aggiungiamo a queste stime gli effetti di trascinamento su altri settori e sulle entrate pubbliche, tenendo conto degli effetti diretti e indiretti, la contraffazione in questo settore provoca un calo delle vendite pari a circa 17 miliardi di euro nell'ambito dell'economia dell'Ue a 28 Stati, che a sua volta comporta la perdita di circa 91 mila posti di lavoro e di 1,7 miliardi di euro di entrate pubbliche, tra imposte sul reddito delle famiglie, contributi previdenziali e prelievo fiscale sulle imprese».

Le mancate vendite del settore farmaceutico italiano per colpa dei medicinali fake causano ogni anno perdite fino a 1,59 miliardi e "bruciano" 3.945 posti di lavoro

Tra i Paesi più danneggiati dal fenomeno dei farmaci fake ci sono l’Italia e la Germania. «Le mancate vendite del settore farmaceutico italiano causano ogni anno perdite fino a 1,59 miliardi di euro, pari al 5% delle vendite dell'industria italiana dei medicinali, cui si aggiunge la perdita di 3.945 posti di lavoro diretti», aggiunge la relazione. «In Germania si traduce in perdite di oltre 1 miliardo di euro, pari al 2,9% delle vendite del settore cui si aggiunge la perdita di 6.951 posti di lavoro diretti». Il documento precisa che l'impatto dei farmaci contraffatti si riferisce alle fasi di fabbricazione e di commercio all'ingrosso e quindi non comprende il commercio al dettaglio.

SIAMO IL PAESE CHE SI CURA SUI SOCIAL. In Italia più di una persona su quattro ha acquistato almeno una volta un farmaco online, in Spagna meno di una su 10. Circa il 13% dei nostri connazionali è propenso ad acquistare in futuro un medicinale tramite internet, mentre i portoghesi non superano il 6%. L’indagine è stata svolta in quattro Paesi europei - Italia, Spagna, Portogallo e Regno Unito - su un campione di 4 mila persone, nell’ambito del programma europeo di contrasto alla contraffazione farmaceutica “Fakeshare II", coordinato dall’Agenzia italiana del farmaco e cofinanziato dall’Unione europea. Siamo il Paese dove più spesso ci si procura farmaci dai social network: il 3,5% dei medicinali comprati sul web da noi passa da Facebook o simili, quando in Spagna non supera l’1%.

SI NASCONDONO INSIDIE PERICOLOSE. Anche se in apparenza sono simili ai farmaci originali, questi preparati in realtà nascondono insidie pericolose: secondo Federfarma, in un caso su tre non contengono alcun principio attivo, il 20% ne contiene quantità non corrette, mentre addirittura nel 21,4% dei casi è composto da ingredienti sbagliati, l'8,5% ha alti livelli di impurità e contaminanti.

In Italia c’è un mercato nero di pillole per la disfunzione erettile, perché non sono passate dal Servizio sanitario nazionale, e di molti anabolizzanti

Stefano Vella, presidente dell’Aifa, tende però a rassicurare: «In Italia ci sono pochissimi casi di contraffazione dei farmaci, in percentuale siamo sotto lo 0,1%. C’è un mercato nero di pillole per la disfunzione erettile, perché non sono passate dal Servizio sanitario nazionale, e di molti anabolizzanti. La lotta alla frode farmaceutica in Italia funziona da tanti anni. La contraffazione nel nostro Paese è molto bassa perché i farmaci sono tracciati e abbiamo un sistema sanitario nazionale, che permette a tutti l’accesso ai medicinali essenziali».

IL VERO PROBLEMA È NEL SUD DEL MONDO. Il problema della contraffazione è invece gigantesco nel Sud del mondo, dove riguarda il 20-30% dei farmaci. «Se vai in farmacia in qualche Paese del Sud spesso compri un farmaco che non è buono, con gravi problemi anche di salute per chi lo assume», aggiunge Vella.

OLTRE 6 MILA SITI ILLEGALI CHIUSI NEL 2017. Dall’agenzia del farmaco arrivano altri dati: su un campione di mille internauti, emerge che oltre il 41% valuta positivamente l'acquisto di farmaci online ed il 43,4% ritiene il web una fonte molto sicura cui rivolgersi per comprare medicinali. Ciò nonostante, sono oltre 6 mila i siti illegali di vendita di farmaci online chiusi dall'inizio del 2017 a oggi e 20 mila quelli bloccati nel 2016. Il fenomeno è difficile da arginare perché, anche quando il sito illegale viene chiuso, il meccanismo di azione rimane attivo e può trovare sbocco su altre piattaforme.

Il nostro Paese ha recepito la Direttiva europea e consente la vendita di medicinali online, ma solo di quelli senza obbligo di prescrizione medica

L’Unione europea ha introdotto regole molto rigide per aiutare a riconoscere i siti che operano legalmente. Il nostro Paese ha recepito la Direttiva europea e, da circa un anno e mezzo, consente la vendita di medicinali online, ma solo di quelli senza obbligo di prescrizione medica, quali farmaci da banco e per l’automedicazione. La vendita può essere effettuata solo attraverso il sito web del soggetto autorizzato e strettamente correlato al negozio fisico, sia esso farmacia, corner salute o parafarmacia.

NIENTE VENDITE TRAMITE APP PER MOBILE. La Circolare ministeriale del 10 maggio 2016 non consente invece la vendita mediante marketplace o app per mobile, così come non è possibile l’utilizzo di piattaforme che permettono all’utente di individuare attraverso il prezzo di vendita di un prodotto il venditore dello stesso.

L’elenco delle farmacie autorizzate a effettuare le vendite a distanza dei medicinali al pubblico e gli indirizzi dei loro siti web devono essere registrati sul sito del ministero della Salute

Il legislatore nazionale è anche intervenuto in materia di e-pharmacy con l’emanazione di una disciplina, definendo chiaramente quale tipologia di prodotto farmaceutico possa essere posto in vendita, a quali condizioni e da quali soggetti, introducendo inoltre uno strumento di identificazione dei soggetti autorizzati alla vendita immediatamente riconoscibile, ossia il “Logo identificativo nazionale”.

VERSIONE ITALIANA DEL LOGO EUROPEO. L’Italia ha recepito la norma a livello legislativo con un decreto del 6 luglio 2015 che ha stabilito la versione italiana del logo comune europeo (identico a quello Ue, con l’aggiunta della bandiera italiana). L’elenco delle farmacie e delle parafarmacie che sono autorizzate a effettuare le vendite a distanza dei medicinali al pubblico e gli indirizzi dei loro siti web devono essere registrati sul sito del ministero della Salute. Il logo di identificazione mostrato sul sito web di ogni farmacia o para-farmacia deve essere quindi direttamente collegato all’iscrizione corrispondente di quella farmacia o para-farmacia nel registro del ministero.

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