SCIENCE
29 Luglio Lug 2017 1500 29 luglio 2017

Tecnologia organica: nuovi studi per creare una seconda pelle

Un team di Stanford ha creato elettrodi che imitano il funzionamento della nostra epidermide totalmente biodegradabili. Una sfida per ridurre l'e-waste. L'articolo di pagina99.

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In California hanno inventato la «tecnologia organica»: elettrodi in plastica che possono trasportare elettricità, grazie a un additivo impiegato per addensare le zuppe nella cucina industriale. Il team che l’ha messa a punto è guidato dal professore di Ingegneria chimica di Stanford Zhenan Bao e il loro scopo è quello di produrre apparecchiature elettroniche che possano essere smaltite quando non sono più utili senza provocare danni all’uomo o all’ambiente. La motivazione della ricerca sono state le tonnellate di e-waste che inquinano il Pianeta. Un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente stima che quest’anno quasi 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici verranno gettati via superando di oltre il 20% quelle del 2015.

PELLE (QUASI) UMANA. Così gli scienziati di Stanford hanno creato un’elettronica che imita il funzionamento della pelle umana e hanno sviluppato dispositivi che si possono allungare, auto-riparare e che sono, allo stesso tempo, biodegradabili. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Proceedings of the American Academy of Sciences. «Questo è il primo esempio di un polimero semiconduttore che può decomporsi», ha affermato il principale autore dello studio Ting Lei. Oltre al polimero, il team ha sviluppato un circuito elettronico degradabile e un nuovo substrato biodegradabile per il montaggio dei componenti. In questo modo quando il dispositivo elettronico non è più necessario, tutto l’insieme si può biodegradare in componenti non tossiche.

TECNOLOGIA INDOSSABILE. Gli utilizzi possono essere diversi: dall’innesto nel corpo umano al rilascio in natura senza conseguenze per l’ambiente. Gli elettrodi, inoltre, sono trasparenti e possono essere applicati come una seconda pelle. Ciò apre le porte a una nuova categoria di dispositivi elettronici indossabili con i quali si potranno misurare diversi parametri biometrici. Il materiale è ancora un prototipo di laboratorio, ma i ricercatori credono che in futuro si potranno creare interfacce con il corpo umano. Ancora però la capacità elettrica di questi polimeri è decisamente inferiore a quella tradizionalmente basata sul silicio.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "2017, l'anno della rivolta contro Google e Facebook", in edicola, digitale e abbonamento dal 28 luglio al 3 agosto.

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Geplaatst door Pagina99 op donderdag 27 juli 2017
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