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16 Agosto Ago 2017 1650 16 agosto 2017

Ghiacciai in agonia: entro il 2100 ne scomparirà il 70%

In Val D'Aosta i nevai si sono già ridotti del 60%, mentre sul Monte Bianco lo zero termico è sopra i 4 mila metri. Scomparso il ghiacciaio del Calderone sul Gran Sasso. E con le temperature record di quest'anno le previsioni non sono ottimistiche.

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Anche il 2017 si sta confermando un anno nero per il clima. Le temperature record, largamente in anticipo sulle medie del periodo, hanno lasciato il segno. Basta ricordare la siccità che ha colpito buona parte delle regioni italiane, con enormi danni all'agricoltura, e la crisi idrica di Roma. Ma i cambiamenti climatici hanno interessato anche un ecosistema delicato come quello dei ghiacciai.

NEVAI VALDAOSTANI RIDOTTI DEL 60%. Una spia di questo fenomeno è lo scioglimento dei nevai sulle Alpi valdostane: a metà luglio si è registrata una riduzione che solitamente caratterizza la fine di agosto. L'allarme è stato lanciato dal Centro funzionale della Regione che ha sottolineato come i nevai siano sotto il livello dello scorso anno con punte negative del 60%. In generale, secondo i dati riportati dal nuovo catasto dei ghiacciai redatto dal Comitato glaciologico, negli ultimi 50 anni la superficie dei ghiacciai italiani è calata del 30%.

ADDIO AL GHIACCIAIO EUROPEO PIU' A SUD. Il caldo e la siccità hanno fatto sparire il ghiacciaio del Calderone, sul Gran Sasso in Abruzzo, il più a sud d'Europa. L'allarme è stato lanciato dai gestori del Rifugio Franchetti sul loro profilo Facebook lo confermano le immagini postate dagli alpinisti sui social network. «Il Ghiacciaio non c'è più e la sorgente del rifugio da ieri è a secco, cosa mai successa in questi ultimi 30 anni» scrivono i gestori del rifugio, il più alto d'Abruzzo (2433 metri), sul versante teramano della montagna. Le foto degli alpinisti locali, scattate il 14 agosto e postate sui social, mostrano la conca del Calderone a secco, con solo tre minuscole chiazze di ghiaccio.

Massimo Frezzotti, glaciologo dell'Enea e presidente del Comitato glaciologico, non ha dubbi: «Lo stato di salute dei nostri ghiacciai, ma non solo i nostri, è pessimo. Negli ultimi 50 anni c'è stata una riduzione dei ghiacci del 35-45%», spiega a L43. «Bisogna anche tenere conto che negli ultimi due decenni il ritmo del ritiro è stato di circa un -1% all'anno». Secondo i dati del catasto la superficie globale del ghiaccio è passata da 527 km² (rilevati all'inizio degli Anni 60) a 370 km², con una perdita di 157 km² , un'area grande come il Lago di Como.

I numeri dei ghiacciai in Italia

  • 903: numero dei corpi glaciali per una superficie di 369 km²:
  • 6: numero delle regioni italiane interessate con ghiacciai. Una sola, l’Abruzzo, non alpina;
  • -30%: diminuzione dei ghiacci negli ultimi 50 anni. Da 527 km² agli attuali 370 km²;
  • 0,4 km²: dimensione media dei ghiacciai italiani;
  • 3: i soli ghiacciai con un area superiore ai 10 km² (i Forni, in Lombardia, il Miage, in Valle d’Aosta e il complesso Adamello-Mandrone, in Lombardia e Trentino)

I motivi di questa diminuzione sono molteplici e tutti di difficile soluzione. «Le cause sono sostanzialmente due», continua Frezzotti, «in primo luogo le precipitazioni che sono diminuite nell'anno in corso, soprattutto nei mesi invernali». Ciò non ha permesso il rinnovo dei nevai. L'altro elemento che ha inciso sul progressivo scioglimento dei ghiacci è dovuto all'allungamento dell'estate: «In questo momento, e in generale nel mese di agosto, possiamo trovare le stesse condizioni che negli anni scorsi si rilevavano in settembre».

ZERO TERMICO OLTRE I 4 MILA METRI. Indice del prolungamento dell'estate è anche il cambiamento dello zero termico. Questo indicatore rileva l'altitudine sotto la quale il ghiaccio fonde. «Attualmente sul Monte Bianco lo zero termico è a 4.300 metri, anche di notte», spiega il glaciologo. «Questo comporta che tutti i ghiacciai al di sotto di questa quota fondono anche durante le ore più fredde». Tenendo presente che le temperature della prima settimana di agosto potrebbero superare il record del 2003, anno nel quale lo zero termico è stato per quasi 90 giorni sopra i 4 mila metri, il 2017 rischia di "passare alla storia". E non in senso positivo.

Il progressivo ritirarsi dei ghiacci ha ricadute economiche sull'agricoltura e sul turismo. Ma il vero problema è legato al ciclo idrologico. «Sui giornali e nei tg è stata data la massima rilevanza all'abbassamento del lago di Bracciano», fa notare Frezzotti, «ma gli altri bacini non è che stiano meglio. Stanno scendendo moltissimo perché la falda idrica non è stata rigenerata durante l'inverno e a questo va aggiunta la forte evaporazione dovuta allee alte temperature». Allargando lo sguardo è poi inevitabile pensare che questa crisi sia una conseguenza del climate change.

ENTRO IL 2100, IL 70% DEI GHIACCIAI SPARIRÀ. Sicuramente «il cambiamento climatico ha giocato un ruolo chiave nel processo di scioglimento dei ghiacciai e nella trasformazione di tutti i sistemi idrologici», ribadisce Frezzotti. Il glaciologo non ha dubbi: l'attività dell'uomo ha fortemente alterato le condizioni climatiche e la strada da intraprendere è stretta tra un'inversione dei consumi e l'adattamento a un ambiente che oramai è cambiato. Non solo: anche «se interrompessimo all'istante le emissioni di gas nell'atmosfera ci sarebbe comunque una latenza che verrebbe riassorbita in almeno un paio di decenni». L'uomo ha infatti pompato nell'atmosfera grandi quantità di anidride carbonica in pochissimo tempo e questo si sta rivelando fatale per i ghiacciai. «Secondo i nostri modelli», conclude Frezzotti, «per la fine del secolo la riduzione dei ghiacciai sarà circa del 70% rispetto alle dimensioni rilevate negli Anni 80».

L'estensione del ghiaccio nel corso degli anni per ogni singolo ghiacciaio.
(cliccare in sulle frecce in alto per navigare tra i vari ghiacciai).

Per invertire la tendenza avrebbero dovuto giocare un ruolo chiave gli accordi di Parigi del 2015. Condizionale d'obbligo perché non solo gli Usa di Donald Trump si sono defilati in nome dello slogan America First, ma il tempo non gioca certo a favore del Pianeta. Come mette in guardia un appello lanciato sulla rivista Nature da più di 60 fra scienziati, politici, imprenditori ed economisti di tutto il mondo, guidati dalla ex segretaria della Convenzione Onu sul cambiamento climatico (Unfcc) Christiana Figueres, i Paesi firmatari hanno solo tre anni per riuscire a centrare gli obiettivi. Insomma l'"ultimatum" è fissato al 2020. Un periodo brevissimo per contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi dai livelli pre-industriali.

LE SEI MISURE SALVA CLIMA. I firmatari dell'appello hanno anche indicato sei misure da adottare immediatamente: arrivare al 30% di energia da fonti rinnovabili, approvare piani di decarbonizzazione entro il 2050 per Stati e città, arrivare al 15% di veicoli elettrici venduti, ridurre la deforestazione, dimezzare le emissioni industriali, destinare 1000 miliardi di dollari all'anno dal sistema finanziario per il clima. Una scommessa che non sarà facile vincere.

Articolo aggiornato il 16 agosto 2017 alle 16:50

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