Campi Flegrei
22 Agosto Ago 2017 1235 22 agosto 2017

Supervulcano dei Campi Flegrei: quanto bisogna preoccuparsi?

Il sisma di Ischia fa ripensare al gigante dormiente. Che si agita dal 2005. E sarebbe prossimo all'eruzione. Le sue ceneri oscurerebbero il sole per anni. Abbassando la temperatura del pianeta. Cosa dice la scienza.

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Quando, la sera del 21 agosto 2017, l'isola di Ischia e la costa campana hanno avvertito un boato sordo provenire dal mare, seguito dal tremore repentino della terra, il pensiero di molti, passata la paura, è corso al "supervulcano" dei Campi Flegrei. Meno noto del Vesuvio, secondo gli esperti avrebbe un potenziale distruttivo esponenzialmente più grande, a tal punto che, se dovesse eruttare, le conseguenze sarebbero globali.

L'UOMO MODERNO RISPARMIATO. Non ci sono prove scientifiche che il terremoto che ha colpito l'isola di Ischia sia collegato al risveglio del vulcano. L'isola stessa è di origine vulcanica e ne ospita uno, e la maggior parte dei vulcanologi ritiene che si tratti di sistemi distinti, ma è pur vero che l'uomo moderno non ha nemmeno mai assistito all'eruzione di un supervulcano.

1. Tre vulcani in pochi chilometri: Vesuvio, Campi Flegrei e quello di Ischia

È sufficiente esaminare una cartina della costa campana per osservare la presenza di tre vulcani nel raggio di pochi chilomentri: il Vesuvio, i Campi Flegrei e il vulcano di Ischia che, con la sua caldera parzialmente inabissata posta nel cuore dell'isola, ha dato la forma attuale al monte Epomeo.

QUALCUNO DEI TRE SI È RISVEGLIATO? Non si può sostenere che il terremoto del 21 agosto sia collegato al risveglio di uno di questi tre vulcani, ma non lo si può nemmeno escludere. Però ciò che è possibile affermare è che, nonostante sia stato di bassa intensità (magnitudo 4), le scosse sono state potenti perché l'ipocentro, localizzato ad appena 5 chilometri di profondità, ha permesso loro di irradiarsi con effetti distruttivi lungo la superficie, mentre il terreno friabile dell'isola - di origine vulcanica, appunto - ne ha amplificato gli effetti.

ZONA PARTICOLARMENTE "VIVACE". Resta il fatto che la zona del mar Tirreno meridionale risulta particolarmente vivace per ciò che riguarda l'attività geologica, dunque il terremoto che ha colpito Ischia va inquadrato proprio come un tassello che contribuisce a comporre una situazione molto complessa, seguita da vicino dall'Istituto di Geofisica e Vulcanologia.

2. I precedenti: un terremoto nel 1883 a Casamicciola fece 2.313 vittime

A Napoli ricorre un detto che equivale al più diffuso «è stato un '48»: «qui succede Casamicciola». Si usa, appunto, per indicare un grande caos, un evento distruttivo. Questo perché i numerosi terremoti che hanno riguardato il paesino dell'isola di Ischia hanno segnato la memoria collettiva. Memoria che purtroppo non viene in soccorso quando si costruisce male e abusivamente, in zone con vincoli geologici, col risultato di amplificare la portata distruttiva delle scosse.

UCCISA LA FAMIGLIA DI BENEDETTO CROCE. L'isola stessa potrebbe esser vista come la sommità di un vulcano di circa un chilometro di altezza dalle profondità marine. Secondo gli esperti è stata l'attività vulcanica a plasmare Ischia e a innalzarla al di sopra del livello del mare, circa 150 mila anni fa. L'ultimo terremoto nel 1883: Casamicciola venne polverizzata e, tra le 2.313 vittime, anche i genitori e la sorella di Benedetto Croce.

Le immagini dei crolli a Casamicciola il 21 agosto 2017.

ANSA

3. Gli effetti di una super eruzione: sole oscurato per mesi se non per anni

Alle spalle dell'isola di Ischia si trova, impressionante, la caldera dei Campi Flegrei. Può essere intravista solo dal satellite perché, a differenza del Vesuvio, non ha dato origine al caratteristico cono vulcanico. Si stima che questo supervulcano occupi una superficie di oltre 100 chilometri, che arriva a lambire lo stesso Vesuvio (i due vulcani disterebbero appena una quindicina di chilometri).

COSÌ SCOMPARVE L'UOMO DI NEANDERTHAL. È considerato il più pericoloso d'Europa e, assieme a Yellowstone negli Stati Uniti e al Lago Toba in Indonesia è nella black list dei vulcanologi per la portata distruttiva. Se dovesse eruttare, gli effetti sarebbero mondiali, soprattutto quelli a lunga durata: alzerebbe un quantitativo tale di cenere da oscurare il sole per mesi se non per anni, contribuendo a una abbassamento della temperatura del pianeta. Secondo alcuni studiosi, la scomparsa dei Neanderthal dipenderebbe proprio da una passata eruzione dei Campi Flegrei.

L'eruzione del supervulcano avrebbe contribuito all'estinzione dell'uomo di Neanderthal.

4. Yellowstone e Campi Flegrei: i sorvegliati speciali della nostra era

Sono due su tre i supervulcani che starebbero dando segnali di irrequietezza. Il primo è Yellowstone. I vulcanologi hanno calcolato che si desti ogni 600 mila anni e l'ultima eruzione risalirebbe proprio a 600 mila anni fa (l'homo sapiens non era ancora apparso sul pianeta, così come l'isola di Ischia). L'altro è, per nostra sfortuna, i Campi Flegrei, caduto in un sonno profondo dopo l'ultima, grande eruzione risalente a 40 mila anni fa (eruzione dell’Ignimbrite campana) interrotto un'unica volta, 25 mila anni dopo, da una eruzione di minor portata.

CENERI CHE ARRIVARONO PURE IN GROENLANDIA. Ma è appunto il cosiddetto precedente dell'Ignimbrite campana a preoccupare perché si stima che, in quell'occasione, la potenza fu tale da spargere materiale vulcanico in un raggio di 250 chilometri cubi. Le sue ceneri coprirono l'intera Europa, rivestirono la Campania della spessa coltre di tufi che oggi ben conosciamo e arrivarono persino in Groenlandia.

La caldera di Yellowstone.

5. La previsione del modello matematico: il risveglio del gigante è vicino

Secondo una ricerca pubblicata il 15 maggio 2017 sulla rivista scientifica Nature Communications, sarebbero presenti tutti i segnali per affermare, senza cadere nell'allarmismo, che il supervulcano dei Campi Flegrei sia prossimo all'eruzione.

FASE CRITICA E SOLLEVAMENTO DEL SUOLO. La ricerca, condotta dall'Osservatorio vesuviano dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Napoli e dalla University College di Londra, non fissa alcuna data, ma si limita ad avvertire che la «fase critica» nella quale è entrato il supervulcano potrebbe portare a un significativo aumento di fenomeni sismici e di sollevamento del suolo.

CONDIZIONI SIMILI ALL'EVENTO DEL 1538. Secondo il modello matematico elaborato, i terremoti che dagli Anni 50 riguardano la zona di Pozzuoli, culminati con l'evacuazione di massa del 1983, ricalcherebbero le condizioni che precedettero l'eruzione del 1538. Allora non ci fu una super eruzione perché il magma che si era accumulato trovò un punto in cui emergere e sfiatò plasmando quello che infatti oggi è chiamato Monte Nuovo.

6. Dal 2005 nuovi segni di irrequietezza: innalzato il livello di guardia nel 2012

L'attività, dopo essersi placata negli Anni 80, ha ripreso vigore nell'ultimo periodo. Gli esperti stimano che nel sottosuolo si stia colmando un bacino lavico dell'estensione di 4 chilometri, a una profondità di soli 3. Il magma starebbe risalendo da un'altra camera più profonda, posta a 8 chilometri. Nel 2012 la Protezione civile ha innalzato il livello di guardia da verde a giallo.

IL RIGONFIAMENTO SI VEDE A OCCHIO NUDO. Lo stato di attività dell'area è monitorato attraverso l'osservazione di parametri geofisici e geochimici. E le notizie non sono incoraggianti: il volume delle fumarole di Pisciarelli è cresciuto di circa 10 volte negli ultimi 10 anni, i gas si sono riscaldati di 4-5 gradi e, nella zona di Pozzuoli, il terreno si starebbe gonfiando, con aumenti di volume ormai visibili a occhio nudo visto che toccano i 25 centimetri. Tutti segni che nel sottosuolo qualcosa si muove e ribolle.

Le fumarole di Pisciarelli.

7. L'importanza della prevenzione: 3 milioni di residenti nella "zona rossa"

Nessuno può dire quando il supervulcano dei Campi Flegrei erutterà. E nessuno può immaginare la portata del fenomeno, dato che l'ultima volta che accadde eravamo ancora in piena Preistoria. L'unico dato certo è che non sta più dormendo e tornerà a esplodere.

PROCEDURE PERÒ ANCORA IGNORATE. Possiamo sfruttare dunque il tempo a disposizione nel modo più utile: mettendo a punto piani di evacuazione, educando le popolazioni interessate e demolendo ogni abuso edilizio che potrebbe trasformarsi in una trappola mortale capace di fare vittime e di rallentare le operazioni di soccorso. Tutte attività che continuano a essere ignorate in una zona altamente popolata (solo nei dintorni della caldera vivono 360 mila persone, mentre sono oltre 3 milioni i residenti nella “zona rossa”) e fittamente costruita come quella che si estende dai Campi Flegrei a Napoli.

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